La filiera ha il potenziale di sostituire 9 miliardi di metri cubi di metano, pari al 43% del gas usato per il riscaldamento e al 15% del metano totale importato.

Energia dal legno strumento più rapido per ridurre la dipendenza dal gas estero
Abbiamo intervistato Marco Bussone, il Presidente di AIEL, Associazione Italiana Energie Agroforestali, che rappresenta quasi 500 imprese italiane attive nella filiera legno-energia. Bussone ha delineato una strategia chiara per il quadriennio 2026-2029, indicando le biomasse legnose non come una soluzione marginale, ma come un pilastro per la sicurezza energetica nazionale. Il Presidente di AIEL, infatti, vede l’energia dal legno come lo strumento più rapido per ridurre la dipendenza dal gas estero.
Bussone, qual è la visione di AIEL per il settore delle biomasse legnose nel periodo 2026-2029?
“Parto dall’incontro che abbiamo avuto il 31 marzo con il Ministro Picchetto e con alcuni dirigenti del Ministero dello Sviluppo Economico e del Made in Italy. Al Ministro, abbiamo ribadito: nella fase che stiamo vivendo di grande complessità per quanto riguarda i costi energetici, non bisogna scegliere qualcosa piuttosto che altro. Bisogna invece essere capaci di avere una visione integrata. In tale visione non può non entrare un settore che in Italia conta 14.000 imprese e 72.000 posti di lavoro per 5 miliardi di euro di fatturato. Quello che abbiamo nei settori delle filiere bosco ed energia è di grande portata e serve al sistema territoriale italiano per rispondere efficacemente alla crisi energetica.
La crisi energetica riguarda target diversi con necessità diverse. In tutti i target, dai Comuni alle imprese, il sistema delle filiere che nascono dalle foreste e che arrivano fino al camino, è fondamentale. Ho ricordato al Ministro che non possiamo prescindere da un sistema che per i prossimi 100 anni offrirà una risposta che arriva direttamente dal territorio, senza andare a cercare altre opportunità più complicate. Il sistema va sostenuto dalla politica con una serie di iniziative. La filiera permette di avere una risposta non solo alla crisi energetica, ma anche ai problemi ecologici e demografici“.
Tornando alla crisi energetica, la guerra in Iran ha messo ancora più in risalto quanto sia urgente investire nella decarbonizzazione. In concreto, il settore come può contribuire?
“Come scriveva Alexander Langer, la grande transizione ecologica si fa se è desiderabile. Si fa se non esclude ma include tutte le opportunità. La desiderabilità delle transizioni non è un fattore residuale, è centrale. Non possiamo affrontare la decarbonizzazione se pensiamo che venga fatta solo da alcuni. Il sistema biomassa forestale è fondamentale perché non aumenta i costi in base a fattori che sono esterni al Paese. Noi controlliamo gran parte dei fattori che determinano gli andamenti economici di questo settore e possiamo avere delle forme di garanzie e di incentivo che poi è la politica a dover individuare.
L’assorbimento di CO2 garantito da foreste gestite significa già decarbonizzare. Riduzione della dipendenza dai combustibili fossili provenienti dall’estero è già decarbonizzazione. Taglio dei consumi per un turnover tecnologico negli impianti delle nostre case, anche questo è decarbonizzazione. Con il nostro sistema facciamo decarbonizzazione a partire dalla gestione forestale attiva fino poi a intervenire sui sistemi tecnologici e nelle emissioni. Le biomasse legnose soddisfano già il 66% dei consumi termici residenziali. Significa che oltre un quarto delle famiglie italiane si scalda a legna e pellet. Inoltre, la filiera ha il potenziale di sostituire 9 miliardi di metri cubi di metano, pari al 43% del gas usato per il riscaldamento e al 15% del metano totale importato“.
Qual è lo stato di salute della filiera nazionale dei biocombustibili legnosi?
“Intanto, è un sistema che ha avuto una spinta molto forte negli ultimi anni, tutti potrebbero pensare dagli incentivi ma questi sono solo un aspetto. La spinta molto forte è arrivata con il Testo Unico in materia di Foreste e Filiere Forestali. Poi ci sono stati una serie di interventi. PNRR e fondi di coesione europea hanno permesso in molte Regioni di avere degli incentivi importanti, sia a fondo perduto sia con altre modalità, per gli impianti tecnologici, quindi caldaie e apparecchi domestici con geometrie variabili.
GLi incentivi, dunque, sono molto diversi fra Regioni, questa è una componente sulla quale dobbiamo lavorare per omogeneizzare gli strumenti disponibili. Queste importanti iniziative oggi devono diventare strutturali. Quando un Comune sceglie di abbandonare il metano e le altre fonti fossili, a favore della biomassa, sceglie di stabilizzare i consumi e i prezzi per i cittadini che fruiscono di quella rete, di quel riscaldamento, di quell’impianto. Il parco generatori a biomassa legnosa in Italia nel 2024 contava 8,8 milioni di generatori, di cui il 97% sono apparecchi domestici (stufe, inserti camino), il 3% sono caldaie.
L’abbassamento dell’IVA al 10% sul pellet è stata un’iniziativa rilevante, che però va resa strutturale. Anche questo abbiamo sottolineato durante l’incontro con il Ministro Picchetto. Gli abbiamo detto anche di insistere sul Conto Termico 3.0, sulle filiere energetiche. Gli operatori lungo la filiera chiedono non tanto soldi ma attenzione politica sul sistema“.
Parlando di misure per favorire l’accesso al riscaldamento anche per le fasce più vulnerabili della popolazione, quali potrebbero essere gli strumenti incisivi per sfruttare al meglio l’energia dal legno?
“Le fasce più deboli possono contare già sull’approvvigionamento di pellet, legna da ardere, cippato. La risposta è un combustibile che costa il 50-60% in meno e ha un’efficienza energetica migliore. Se poi guardiamo agli incentivi che permettono di acquistare apparecchi termici domestici o gli incentivi che aiutano la sostituzione degli impianti, allora quel materiale combustibile sta anche contribuendo a creare posti di lavoro. Nei territori ci sono le radici per un’economia nuova“.
Attraverso quali strumenti operativi l’associazione mira a contrastare la commercializzazione di prodotti non conformi?
“Gli strumenti già ci sono e possono essere potenziati. Oltre alla certificazione ENplus® per il pellet di qualità, esiste anche la certificazione BiomassPlus® sviluppata per certificare la qualità della legna da ardere e del cippato. In quei sistemi di certificazione non mettiamo soltanto un logo, mettiamo una filiera organizzata, che contrasta chi usa in modo illecito i sistemi forestali. Dunque, quei marchi garantiscono un prodotto di grande valore, la protezione del sistema ambientale e anche giustizia sociale, direi. Sulla benzina e sul petrolio non abbiamo le stesse garanzie. Non sappiamo quante persone sono state sfruttate, non pagate, mal pagate per quel prodotto“.
Energia dal legno: quali sono le principali tappe della roadmap operativa fino al 2029?
“Sono quattro i punti su cui stiamo insistendo. Il primo è questo: l’IVA al 10% per contrastare la povertà energetica. Secondo: Conto termico 3.0. Bisogna non solo sbloccarlo nei termini ma bisogna renderlo strutturale. Non può essere un aiuto una tantum, è una questione di visione per le imprese e per gli enti locali ed è decisivo per avanzare nelle tecnologie e nelle opportunità.
Terzo: il turnover tecnologico sugli impianti perché in Italia abbiamo una capacità manifatturiera importantissima, la migliore al mondo per caldaie e impianti domestici. Tuttavia, dovremmo anche dire che è ora di cambiare gli impianti nelle case e creare una nuova sensibilità ambientale e sociale. Il turnover tecnologico è da incentivare, con le Regioni in particolare.
Poi c’è un grande tema, i rifiuti. L’Italia è un Paese leader al mondo nella gestione dei residui di legno. Nel riuso del legno facciamo 3 volte i numeri che fa la Francia, in percentuale. Il materiale che noi tiriamo fuori dalle potature, dagli scarti deve essere utilizzato in maniera efficace anche in impianti che producono energia e deve avere una via preferenziale nel suo utilizzo. Dai nostri boschi non sempre tiri fuori il legno lamellare giusto per fare le case, la maggior parte di quello che tiriamo fuori finisce nella filiera energetica. Noi sappiamo che gran parte delle foreste italiane produce fortunatamente materiale da combustione energetico di grande qualità che va utilizzato ancora di più e ancora meglio“.













