Con il ritiro temporaneo di GE Vernova, il mercato europeo delle turbine offhsore è ora dominato quasi esclusivamente da Siemens Gamesa e Vestas, conferendo a queste aziende un enorme potere contrattuale

Il “duopolio” europeo Siemens Gamesa – Vestas
Siemens Gamesa e Vestas sono diventate le principali fornitrici di turbine eoliche offshore nel mercato europeo. Una posizione meritata, vista la storia di entrambe, ma che pone inevitabilmente delle riflessioni. Entrambe hanno saputo alzare la guardia in un momento non facile e oggi, con l’abbandono di GE Vernova, si trovano a gestire un enorme potere commerciale.
Ma come siamo arrivati a questo punto? E quali conseguenze può avere per la transizione energetica UE questa sorta di duopolio dell’offshore?
Dalla crisi eolica alla ripresa
Per rispondere è necessario risalire fino al 2023, anno di profonda crisi per la filiera eolica europea. Tra aumento dei prezzi dell’acciaio e di altre materie prime, colli di bottiglia della catena di approvvigionamento, aste UE mal progettate e l’aggressiva concorrenza degli OEM cinesi, i cinque produttori di aerogeneratori del Continente operavano in perdita.
La situazione era diventata così drammatica da spingere la Commissione europea a scendere in campo con un pacchetto di interventi ad hoc. L’obiettivo primario era in realtà traghettare l’Unione verso i 500 GW eolici al 2030, ma Bruxelles promosse fin da subito anche una serie di misure a tutela della filiera regionale come il monitoraggio di eventuali pratiche commerciali sleali nel mercato degli aerogeneratori, l’aumento dell’uso di appalti strategici e nuovi criteri per le aste statali al fine di ricompensare le apparecchiature a più alto valore aggiunto.
Di pari passo i big dell’eolico hanno “cambiato” strategia. Seppur ormai completamente spodestati dalla top 5 mondiale dei principali produttori di turbine eoliche (posizioni assegnate sulla base di volumi venduti), gli OEM europei hanno deciso di focalizzarsi su un numero più ristretto di mercati, sulla qualità tecnologica, su piattaforme collaudate e su strumenti intelligenti come la manutenzione predittiva per migliorare l’affidabilità operativa e le prestazioni degli asset. Il tutto senza giocare al ribasso nei prezzi.
Il risultato? Nell’ultimo anno sono riusciti a garantirsi margini di profitto più elevati. Una mossa che ha avuto effetti ancor più spiccati nel segmento offshore in Europa, dove Siemens Gamesa e Vestas hanno concentrato l’offerta.
Il vero punto di svolta si è raggiunto quest’anno, come spiega Vestas alla Reuters. “Lo scorso anno, nel primo trimestre, non avevamo ancora installato nemmeno una delle nostre nuove turbine offshore”, ha dichiarato Jakob Wegge Larsen, direttore finanziario di Vestas. “Stiamo installando e producendo turbine offshore a un livello significativamente più elevato rispetto all’anno scorso”.
Nel complesso, quindi considerando anche il segmento onshore, la società danese ha generato un fatturato di 3.966 milioni di euro nel primo trimestre 2026, in aumento del 14,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Gli ordini trimestrali per turbine eoliche sono ammontati a 4.504 MW, con un incremento del 44% rispetto al primo trimestre del 2025. “Il valore del portafoglio ordini per turbine eoliche al 31 marzo 2026 era pari a 36,3 miliardi di euro”, spiega l’azienda.

Il mercato delle turbine eoliche offshore oggi
In realtà le due aziende, assieme a GE Vernova, hanno sempre rappresentato i principali fornitori di aerogeneratori marini nei mercati occidentali.
Tuttavia la sospensione degli ordini di nuove turbine eoliche offshore da parte di GE Vernova, a seguito di una serie di problemi tecnici e operativi, ha avuto un effetto di ulteriore accentramento. Questo, unitamente alle attuali sfide logistiche, sta facendo lievitare i prezzi delle turbine.
Come spiega la società d’analisi Rystad Energy, non si tratta di un picco improvviso. I prezzi sono aumentati del 40-45% dal 2020 a oggi, superando l’incremento dei costi di produzione (20-25%). Con rincari più elevati, a livello dei componenti più complessi della turbina: navicella e pale.
Il cambiamento cruciale nel mercato dell’eolico offshore non riguarda solo l’entità dell’inflazione, ma il modo in cui i costi vengono distribuiti lungo l’intera catena del valore.
Lo scenario Rystad Energy
Secondo i modelli di analisi di Rystad Energy, un aumento del 30% in specifiche categorie di spesa (input) comporterebbe una crescita dei costi di produzione totali del 17% circa. Questo dato riflette quanto i diversi componenti siano esposti in modo variabile ai vari fattori di costo.
Le nuove taglie degli aerogeneratori offshore
Ovviamente gli incrementi riflettono anche il cambiamento avvenuto negli aerogeneratori. Negli ultimi anni si è passati da turbine di 9-10 MW a colossi marini da 14-15 MW grazie ad economie di scala, standardizzazione e affidabilità tecnologica. Basti pensare alla turbina SG 15-236 di Siemens Gamesa, sviluppata tramite la sua piattaforma offshore Direct Drive e portata sul mercato con “i giusti tempi” e un approccio profondamente collaborativo lungo tutta la catena del valore.
“Anziché lanciare rapidamente nuove turbine – sottolinea Steffen Frydendal Poulsen, Vicepresidente senior per la tecnologia dell’energia eolica presso Siemens Gamesa – ci concentriamo su rilasci controllati: miglioramenti continui basati sulle prestazioni sul campo e sulle esigenze dei clienti. I nostri stabilimenti operano come un’unica unità globale, utilizzando strumenti, processi e standard condivisi”.
Tuttavia potenze maggiori, dimensioni maggiori, costi maggiori.
Perchè serve nuova capacità produttiva?
“Le ambizioni europee nel settore offshore sono reali e la pipeline riflette un autentico impegno politico. Ma il mercato si è spostato in un territorio strutturalmente ristretto: domanda elevata, diversità limitata dei fornitori e crescente complessità delle turbine”, sottolinea Sander Baksjoberget, analista senior, Offshore Wind Research per Rystad Energy. “Questa combinazione conferisce ai produttori di apparecchiature originali (OEM) un reale potere di determinazione dei prezzi e la capacità di essere selettivi sui progetti da realizzare”.
Il punto critico? Il mercato si sta restringendo, influenzando l’equilibrio complessivo tra domanda e offerta. Per Baksjoberget se l’Europa non espanderà in modo significativo la propria capacità produttiva o non ripenserà al modo in cui vengono affrontati i vincoli di fornitura a livello di aste, non raggiungerà i suoi obiettivi post-2030 al ritmo o al costo richiesto dalla transizione energetica.












