Le tecnologie più moderne - i generatori a biomassa da 4 e 5 stelle - rappresentano il 12% del parco installato complessivo ma contribuiscono solo al 4% circo delle emissioni e garantiscono un risparmio diretto sulla spesa energetica

Pubblicato il nuovo Rapporto Statistico AIEL
Il meteo attuale potrebbe non essere l’ideale per favorire le riflessioni sulla stagione dei riscaldamenti. Tuttavia con un inverno che si prospetta teso sul fronte energetico – qualunque sia la velocità di riapertura dello Stretto di Hormuz – è necessario prendere le giuste precauzioni. Spingendo al massimo sull’efficienza energetica.
Una posizione fortemente condivisa anche da AIEL (Associazione Italiana Energia dal Legno) che nel suo nuovo Rapporto Statistico analizza lo stato attuale e le prospettive future del riscaldamento a biomassa legnosa in Italia.
Oltre 7 milioni di impianti da sostituire
Il documento manda un messaggio chiaro: oggi esistono nel Belpaese circa 8,8 milioni di generatori a biomasse (il dato è a consuntivo del 2024), per lo più impianti domestici di piccola taglia. Una risorsa importante per uno Stato che oggi fa i conti con gli shock energetici generati dai prezzi del gas. Tuttavia il 79% del parco installato è composto da apparecchi obsoleti, classificati a 2 stelle o addirittura fuori classificazione. Un volume importante che è responsabile di oltre il 91% delle emissioni totali di particolato fine (PM10) del settore.
La buona notizia? La tecnologia dei generatori a cippato e pellet si è già evoluta ad un livello tale da superare i problemi di particolato.
Nel dettaglio i dati di AIEL mostrano come il livello inquinante non dipenda tanto dal numero complessivo di stufe o caldaie attive, quanto proprio dalla loro qualità. Ad esempio, tra il 2017 e il 2024, le emissioni di PM10 si sono ridotte del 21% grazie alla progressiva (seppur lenta) sostituzione dei vecchi generatori con modelli più efficienti, nonostante il numero totale di impianti sia rimasto sostanzialmente stabile. Per gli autori la vera sfida per la qualità dell’aria è quindi accelerare il turnover tecnologico, ovvero la sostituzione dei generatori “dalle 3 stelle in giù”, che continuano a determinare quasi interamente l’impatto ambientale del comparto.
Il parco italiano dei generatori a biomassa
Nel 2024 il parco degli impianti di riscaldamento a biomassa appariva così suddiviso:
- Generatori a 2 stelle (e non classificati): sono circa 7.022.147 in Italia e sono responsabili del 91,2% delle emissioni totali di PM10 del settore (circa 55.229 tonnellate).
- Generatori a 3 stelle, rappresentano un livello tecnologico intermedio ma ancora critico: a livello nazionale si contano 786.059 unità che pesano per il 4,7% del PM10 totale (2.831 tonnellate).
- Generatori a 4 stelle: garantiscono prestazioni nettamente migliori. Nel 2024 i 936.580 impianti di questa categoria hanno emesso una quota di PM10 del 3,7% rispetto al totale (2.223 tonnellate).
- Generatori a 5 stelle: rappresentano l’eccellenza tecnologica attuale con i minimi livelli emissivi. L’impatto ambientale delle 139.081 unità attive è quasi nullo, contribuendo solo allo 0,4% delle emissioni di PM10 (243 tonnellate).
“Le tecnologie più recenti hanno livelli emissivi molto più bassi e prestazioni energetiche nettamente superiori”, sottolinea Marco Bussone, presidente di AIEL. “Per questo la priorità delle politiche pubbliche deve essere accelerare la sostituzione degli apparecchi obsoleti”.
Il risparmio energetico
Non si tratta ovviamente solo di inquinamento. Non è un mistero che pellet, legna e cippato siano in ogni caso più economici dei combustibili fossili. Tuttavia le tecnologie a 4 e 5 stelle garantiscono un rendimento energetico superiore, il che si traduce in una minore quantità di combustibile necessaria per riscaldare lo stesso ambiente, generando un risparmio diretto sulla spesa per la biomassa.
Per l’investimento iniziale, ricorda l’Associazione, vengono incontro contributi regionali e nazionali (come il Conto Termico), che permettono agli utenti di ammortizzare significativamente il costo per la sostituzione dei vecchi impianti con modelli più efficienti. E cosa ancora più importante: un impianto moderno e correttamente manutenuto permette di ottimizzare la spesa indipendentemente dal tipo di biomassa scelta. Anche una corretta gestione e manutenzione del generatore può portare “benefici economici” tangibili, preservando le prestazioni dell’apparecchio nel tempo ed evitandone il degrado precoce.
Le proiezioni al 2030
Mantenendo l’attuale ritmo di rinnovo del parco, entro il 2030 si potrebbe ottenere un’ulteriore riduzione delle emissioni di particolato di circa il 18% rispetto ai livelli del 2024. Tuttavia, avverte AIEL, questa traiettoria non è scontata, perché l’evoluzione delle politiche e del mercato nel biennio 2024-2025 potrebbe determinare un rallentamento del turnover e quindi compromettere parte del potenziale di riduzione.
“L’analisi degli scenari contenuta nel Rapporto restituisce un messaggio chiaro – prosegue il presidente Bussone – inasprire ulteriormente i requisiti emissivi per i nuovi impianti non è la strada giusta, poiché incide su una quota ancora minoritaria del parco installato. I risultati più significativi si ottengono invece accelerando il turnover tecnologico degli impianti esistenti, intervenendo in particolare sulla sostituzione delle tecnologie più obsolete, in particolare a 2 e 3 stelle. È su questa parte di parco che si concentra la quasi totalità delle emissioni”.











