Un'ondata di calore oceanica di dimensioni mostruose potrebbe alimentare un super El Niño.
Niño Godzilla, fenomeno del 2026: perché fa paura agli scienziati
La probabilità che entro il mese di luglio si verifichi un evento forte di El Niño è superiore all’80% e per questo motivo il 2026 potrebbe rivelarsi uno degli anni più caldi mai registrati. Contemporaneamente, dalla fine del 2025, un’ondata di calore marino eccezionalmente estesa si sta formando nel Pacifico settentrionale. Il riscaldamento estremo riguarda, però, tutto il Pacifico. A ragione di questo, gli scienziati sono sempre più preoccupati che l’acqua più calda possa alimentare quello che sta iniziando a essere chiamato un super El Niño o un El Niño Godzilla, fenomeno che potrebbe potenzialmente prolungare le ondate di calore marino ben oltre il 2027. Se così fosse, gli effetti per la pesca e gli ecosistemi sarebbero sconvolgenti.
Un’analisi pubblicata da The Bulletin of the Atomic Scientists, associazione che si dedica all’informazione sulle minacce alla sopravvivenza dell’umanità, spiega come la formazione di un’ondata di calore oceanica di dimensioni mostruose potrebbe alimentare un super El Niño.
Le ondate di calore marino sono periodi di tempo in cui le acque oceaniche si riscaldano in maniera insolita per settimane, mesi o addirittura anni rispetto alle condizioni considerate normali per una regione. Si sviluppano in prossimità della superficie dell’oceano ma possono arrivare a interessare le acque anche più in profondità. Tali fenomeni stanno diventando più frequenti e intensi a causa dei cambiamenti climatici.
Potrebbe esserci un Blob 3.0?
Le ondate di calore marino sono eventi estremi si verificano in tutto il mondo ma alcuni dei fenomeni più vasti e persistenti hanno riguardato l’Oceano Pacifico. Tra questi ci sono il cosiddetto “Blob 1.0”, verificatosi nel Pacifico nord-orientale tra il 2013 e il 2015, e il “Blob 2.0”, avvenuto nel 2019 e 2020. Tra il 2015 e il 2016 gran parte della regione del Pacifico tropicale stava registrando temperature della superficie marina molto alte a causa di un forte evento di El Niño.
Ciò provocò lo sbiancamento diffuso e la morte delle barriere coralline. Al suo picco, nel 2015, il Blob si estendeva per quasi 4 milioni di chilometri quadrati di oceano, coprendo una regione che andava dall’Alaska alla California.
Entrambi gli eventi Blob hanno modificato gli ecosistemi marini della costa occidentale del Nord America, causato fioriture di alghe nocive, danneggiato la pesca e contribuito a una delle più gravi perdite di uccelli marini mai registrate prima.
I fenomeni di El Niño possono essere considerati come una sorta di ondata di calore marino che si verifica ciclicamente nel Pacifico di solito ogni 2-7 anni. Quando la media trimestrale delle temperature della superficie marina all’equatore supera la norma di oltre 0,5 °C, allora si parla di un evento El Niño. Numerose ricerche indicano che i cambiamenti climatici antropogenici stanno incrementando la frequenza, l’intensità di questi eventi.
Come ha spiegato l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, le acque insolitamente calde nel Pacifico tropicale stanno alimentando le condizioni di El Niño. La probabilità che un evento El Niño inizi quest’anno è salita a oltre l’80% per il periodo compreso tra maggio e giugno e a oltre il 90% per la fine del 2026. Adesso, però, molti scienziati si stanno concentrando su un’altra area del Pacifico. Un’altra ondata di calore sta interessando l’oceano dalla Papua Nuova Guinea fino alla costa californiana, dove negli ultimi mesi le temperature hanno superato la norma di 2-3 °C.
Durante il “Blob” del 2013-2015, il secondo anno di riscaldamento estremo ha coinciso con lo sviluppo di uno degli eventi di El Niño più forti mai avvenuti, suggerendo che le interazioni con le ondate di calore marino su larga scala possano rafforzare e prolungare il fenomeno di El Niño in tutto il Pacifico.
Le caratteristiche del 2026, per gli scienziati, sono gravi perché l‘attuale ondata di calore marino copre già un’area persino più vasta rispetto a quella del “Blob 1.0“. Contemporaneamente, all’equatore stanno emergendo le condizioni di El Niño. Insieme, questi modelli di riscaldamento sovrapposti alimentano il timore che il caldo possa persistere o addirittura intensificarsi nel Pacifico ben oltre il 2027.













