Per la Corte dei Conti UE le misure di ristrutturazione finanziate dall’RRF hanno consentito di ottenere solo modesti risparmi energetici. Il problema? Sono stati preferiti progetti facili a interventi in grado di raggiungere la maggiore efficienza. Bacchettata per l’Italia: il superbonus è stata la misura meno efficace in termini di costi e la più costosa.

Modesti miglioramenti dell’efficienza energetica tramite i fondi UE per la ristrutturazioni edilizie
I 43 miliardi di euro stanziati dall’Unione europea tramite il Recovery and Resilience Facility (RRF) per migliorare l’efficienza energetica degli edifici residenziali e ridurre il consumo di energia, avrebbero potuto essere spesi meglio. Decisamente meglio. Questo il verdetto della Corte dei Conti UE che analizzando gli investimenti effettuati dai Ventisette ha individuato un enorme gap tra potenzialità e risultati raggiunti.
Basti pensare che la stragrande maggioranza dei fondi – l’83% – è servita a supportare ristrutturazioni edilizie di media profondità (medium renovation) anziché realmente profonde (deep renovation): progetti facili da realizzare e in grado di determinare riduzioni dell’energia primaria consumata solo tra il 30 e il 60%.
Il problema non sta solo nei minori risparmi conseguibili. Molti lavori della medium renovation rischiano di creare un “effetto di blocco”, con interventi parziali rendono tecnicamente o economicamente impossibile aggiungere in futuro ulteriori miglioramenti.
“I finanziamenti dell’UE per la ristrutturazione delle abitazioni private dovrebbero essere destinati ai progetti che hanno maiores potenzialità di tagliare il consumo di energia”, ha dichiarato Nikolaos Milionis, il Membro della Corte responsabile dell’audit. “Invece, abbiamo constatato che troppo spesso i fondi dell’RRF sono stati diretti a progetti per i quali potevano esser spesi più facilmente invece che a quelli che avrebbero garantito i migliori risultati”.
Uno degli scogli più grandi è tuttora rappresentato dal sistema di monitoraggio e verifica dei risultati. O più precisamente dai diversi sistemi. A livello comunitario, la maggior parte delle misure di ristrutturazione finanziate dall’UE si focalizza sulle realizzazioni, come ad esempio il numero di abitazioni riqualificate o l’estensione delle superfici ristrutturate. Pochissime misure si concentrano sui risultati effettivi, come la riduzione del consumo energetico: “su 111 misure di ristrutturazione esaminate, solo tre includevano obiettivi di risparmio energetico”, scrive la Corte dei Conti.
Non solo. In molti casi i risparmi si basano su calcoli teorici – spesso derivati da certificati energetici EPC che presentano numerose anomalie – che non tengono conto del “divario di prestazione” tra consumi stimati e consumi reali influenzati dal comportamento umano.
La relazione evidenzia anche come né la Commissione né gli Stati membri monitorino sistematicamente quanto costi risparmiare ogni kWh. Diventa così difficile individuare i casi di uso inefficiente dei fondi e adottare misure correttive durante l’attuazione dei progetti.
Il caso più eclatante? Il Superbonus italiano. La parte finanziata con l’RRF in realtà è stata minima rispetto all’esborso dello Stato, ma offre un interessante spunto di riflessione. Soprattutto considerando che il Belpaese ha assorbito la quota maggiore, pari al 43% del totale, delle risorse dedicate alle ristrutturazioni edilizie di media profondità.
Secondo la valutazione della Corte il Superbonus del 110% si è rivelato la misura meno efficace in termini di costi e la più costosa, richiedendo quasi 10 euro per risparmiare 1 kWh (quasi quattro volte il costo stimato inizialmente nei modelli nazionali). “Riteniamo che questo livello di sostegno non sia in linea con i principi di sana gestione finanziaria e che incida negativamente sul rapporto costi-efficacia della misura”, si legge nella relazione. C’è tuttavia un dato positivo: “Questa misura è stata adottata da mezzo milione di beneficiari, il che significa che l’Italia ha un numero sufficiente di progetti completati per raggiungere il suo obiettivo finale”. Un altro grande problema, infatti, è che molti investimenti sono in ritardo rispetto alla scadenza tassativa del 2026 per il raggiungimento degli obiettivi.
L’esempio positivo arriva invece dalla Lituania, identificata come il paese con la migliore efficacia in termini di costi (€/kWh risparmiato) tra quelli esaminati. Merito principalmente della scelta strategica di concentrare i finanziamenti sulla ristrutturazione di interi condomini anziché di singole abitazioni.












