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Il vento che rigenera l’Italia: anatomia dei parchi eolici di nuova generazione

Da semplici impianti ad ecosistemi integrati: l'eolico italiano cambia volto. Tra sostenibilità circolare, turismo lento e tutela della biodiversità, ecco come la nuova generazione delle wind farm punta ai target del 2030, guidata dalle strategie e dagli investimenti dei grandi protagonisti della transizione, a partire da Enel

Il vento che rigenera l'Italia: anatomia dei parchi eolici di nuova generazione
Parco eolico Partanna

Il nuovo eolico italiano, vicino all’ambiente e alle comunità senza rinunciare all’efficienza

Dalla prima turbina eolica in Italia – un aerogeneratore sperimentale realizzato nell’Alta Nurra, in Sardegna – ad oggi sono passati ben 37 anni. Un lungo periodo di tempo in cui l’energia del vento non ha mai smesso di avanzare. 

Ora, con una capacità totale installata di 13.957 MW e una produzione annuale di oltre 21mila GWh, le pale nazionali rappresentano un tassello essenziale per l’indipendenza energetica italiana. E uno degli elementi più importanti per traghettare il Paese verso gli obiettivi rinnovabili 2030 fissati nel PNIEC, il Piano nazionale energia e clima. 

Tuttavia, in questi 37 anni il settore non è solo cresciuto in numero di impianti o potenza in esercizio. Grazie all’innovazione e alle economie di scala, l’energia eolica è diventata significativamente più economica, più intelligente e più circolare. Ha via via ridefinito il rapporto con il paesaggio e le comunità locali, divenendo in alcuni casi anche meta turistica, simbolo di un rapporto tra uomo, natura e tecnologia in continua evoluzione. 

Per tracciare i confini del nuovo eolico basta guardare le mosse dei grandi player di settore. Tra questi Enel, che negli ultimi anni ha rafforzato in modo significativo la propria presenza nel settore delle rinnovabili, puntando proprio sul vento come una delle componenti essenziali del suo mix energetico. A fine dello scorso anno l’energia eolica rappresentava il 26% della capacità installata rinnovabile complessiva del Gruppo e oggi rimane uno degli asset di riferimento anche per i nuovi target 2028. La crescita è sostenuta da investimenti selettivi, ma anche da una strategia industriale che premia efficienza, sostenibilità e integrazione con il territorio. 

Un approccio che trova conferma proprio nelle recenti operazioni sul mercato domestico, dove il Gruppo ha da poco perfezionato l’accordo con WEB Ariano S.r.l. per l’acquisizione del 100% di Campo Eolico Ariano – CEA S.r.l., titolare di un impianto operativo in Campania da 84 MW. Al tempo stesso, la spinta sull’eolico continua a valicare anche i confini nazionali per proiettarsi su scala globale: in Sudafrica, infatti, la società ha di recente completato l’impianto di Impofu (336 MW), situato nella provincia dell’Eastern Cape, che figura tra i più grandi progetti eolici privati mai realizzati nel Paese.

La via dell’innovazione: ecodesign, riciclo e repowering

Uno dei valori che inquadra l’evoluzione del settore eolico è sicuramente l’innovazione tecnologica che continua ad avanzare, ma con direttrici diverse dal passato. Oggi l’imperativo non è installare turbine sempre più grandi, ma puntare sull’efficienza ripensando l’intero ciclo di vita degli impianti: dalla fase di cantiere fino allo smaltimento a fine vita. 

In questi anni sono state lanciate a livello europeo diverse iniziative che coinvolgono centri di ricerca, università e imprese italiane su un obiettivo comune: migliorare le prestazioni e l’affidabilità delle turbine, estendendo la vita utile degli impianti. Sotto il cappello di programmi come l’Horizon Europe o il FESR, l’Unione europea sta cofinanziando ricerche su nuovi materiali per pale più leggere e aerodinamiche, gemelli digitali per valutare l’impatto delle dinamiche meteorologiche, sensori intelligenti in grado di intercettare anche i micro-stress indotti dalle collisioni delle particelle.

Nell’ambito del progetto DeremCo, ad esempio, Enel e altri 30 partner internazionali stanno sviluppando soluzioni di economia circolare per riutilizzare i materiali compositi delle pale eoliche dismesse, una delle componenti più complesse da riciclare. Attraverso tecniche avanzate di smontaggio e lavorazione, l’iniziativa punta a reinserire le fibre polimeriche nel mercato, guidata dalla domanda reale del settore, creando valore ad alto impatto industriale. 

Ma l’innovazione tecnologica non riguarda soltanto l’efficienza dei materiali; passa anche attraverso la ricerca di nuove forme di sostenibilità.

Il recente concorso internazionale WinDesign ha promosso una visione dell’innovazione energetica fondata sulla partecipazione globale e sull’integrazione con i territori. Rivolta a professionisti, studenti e realtà creative da tutto il mondo, la competizione ha raccolto centinaia di proposte orientate a unire sostenibilità, estetica e valore tecnologico. L’iniziativa si è conclusa con la selezione e la premiazione di sei progetti d’eccellenza, affiancata da un’esposizione al museo MAXXI di Roma dove una quarantina di prototipi hanno mostrato nuove modalità d’integrazione tra strutture eoliche, ambiente e comunità. Tra le soluzioni premiate spiccano basamenti trasformati in spazi pubblici verdi, turbine biomimetiche e ad asse verticale, sistemi aerostatici ad alta quota, strutture stampate in 3D e mimetismi cromatici pensati per ridurre l’impatto visivo sul paesaggio.

Accanto a questa ricerca progettuale e al recupero delle singole componenti, l’innovazione passa sempre più spesso dall’estensione del ciclo di vita e più precisamente dalla rigenerazione integrale degli impianti esistenti: il cosiddetto repowering. Letteralmente ripotenziamento. 

Questa strategia prevede la sostituzione delle vecchie turbine con aerogeneratori di nuova generazione negli stessi siti: un approccio che permette di moltiplicare la produzione di energia pulita, azzerando il consumo di nuovo suolo. Anzi spesso riducendo il numero di macchine in esercizio. Come nel caso dei parchi eolici di “Montarone” e “Montarone 2”, situati in Molise, tra i comuni di Vastogirardi e Agnone: grazie ad un profondo intervento di ammodernamento passeranno dall’avere 18 aerogeneratori a sole 4 unità, ma con una potenza del 60% più elevata. 

A livello nazionale, il repowering rappresenta una leva strategica fondamentale per l’energia del vento: attualmente coinvolge quasi la metà del parco impianti esistenti (circa 6 GW su 13,5 GW complessivi). E con un potenziamento medio del 124% stimato sui progetti in iter autorizzativo, potrebbe aggiungere più di 13 GW di nuova capacità e soddisfare il 60% dell’incremento di potenza eolica richiesto dal PNIEC.

Parchi eolici, una progettazione su misura per i territori

Uno dei grandi trend che caratterizzano i parchi eolici di nuova generazione è la capacità di valorizzare il territorio. Gli impianti nascono per essere naturalmente integrati con il paesaggio, per favorire la biodiversità, per generare filiere locali e persino per divenire un’attrazione culturale e turistica.

Coinvolgimento diretto delle comunità, condivisione del valore, crowdfunding e riduzione dei costi dell’energia per i consumatori vicini agli impianti sono sempre più spesso parte della pianificazione. Così come si stanno facendo spazio nuovi metodi di monitoraggio e analisi per comprendere gli spostamenti di uccelli e pipistrelli intorno alle turbine, contabilizzare il capitale naturale, valutare la sensibilità e stabilità a livello di specie e di habitat. 

Alcuni progetti sono in grado di distinguersi fin dalle fasi di cantiere con un’attenzione all’ambiente superiore. E’ il caso del parco di Partanna, nel trapanese, inaugurato da Enel nel 2021 in contrada Magaggiari con sei aerogeneratori da 2,4 MW ciascuno, per complessivi 14,4 MW. Capace di produrre circa 32 GWh all’anno, l’impianto incarna la moderna visione di un’ingegneria in totale armonia con il paesaggio. Dalla pianificazione fino all’allestimento del cantiere, ogni scelta del Gruppo è stata orientata alla massima tutela del territorio e alla riduzione dell’impatto ambientale, impiegando persino pannelli solari per l’alimentazione dei lavori e sistemi di recupero dell’acqua piovana.

Ma in Sicilia esisteva già un fulgido esempio di integrazione virtuosa nel territorio. Parliamo del parco eolico di Gangi, tappa fondamentale nella storia delle rinnovabili sull’isola. Attivo dal 2005 lungo il crinale del Monte Zimmara, nelle Madonie, l’impianto conta 32 turbine per una potenza totale di 27,2 MW. La sua realizzazione ha sfruttato esclusivamente la viabilità preesistente, consentendo alle attività agricole tradizionali dell’entroterra di proseguire senza alcuna interferenza e negli ultimi anni ha generato circa 54 GWh all’anno, una quantità in grado di alimentare circa 20.000 famiglie.

Il vento che rigenera l'Italia: anatomia dei parchi eolici di nuova generazione
Parco eolico Gangi

Tra gli esempi più recenti si contano invece i parchi eolici di Latiano e Serracapriola che Enel sta realizzando in Puglia. A regime dovrebbero aggiungere circa 90 MW di nuova capacità eolica, aiutando la regione a raggiungere il suo obiettivo di 7,3 GW di potenza rinnovabile aggiuntiva (rispetto al 2020).

Per entrambi la sostenibilità è stata un elemento chiave fin dalle prime fasi di pianificazione. Enel ha deciso di puntare sull’impiego di torri divise in segmenti per semplificare i trasporti pesanti, riducendo l’impatto della viabilità di cantiere e il traffico nei territori interessati. Gli aerogeneratori – turbine di ultima generazione – saranno dotati di profili alari ottimizzati per ridurre l’impatto sonoro, pale colorate a bande per la visibilità notturna e speciali dissuasori acustici per la protezione dei pipistrelli locali. E non mancherà un po’ di sperimentazione intelligente: l’Università del Sannio sta studiando un sistema per controllare a distanza la tenuta dei bulloni, con diretti benefici sulla fase operativa e di monitoraggio.

Il turismo eolico

Una volta in funzione i due impianti eolici pugliesi confluiranno ufficialmente nella Guida dei Parchi del Vento di Legambiente, la pubblicazione che da ormai 5 anni racconta come l’energia del vento possa divenire un mezzo per preservare il patrimonio naturale e culturale. Nell’edizione 2026 sono stati inseriti 34 parchi eolici, di cui sei di proprietà di Enel: installazioni che si fondono con percorsi immersi nel verde, sentieri di trekking e piste ciclabili, tracciati escursionistici, punti di osservazione dell’avifauna. Come il parco eolico ad alta quota di Baselice, in Campania, che incrocia il cammino di San Giovanni Eremita, borghi antichi e il Lago di Occhito, una zona umida di interesse naturalistico e meta per il birdwatching. 

Una “fusione” che apre le porte al cosiddetto turismo energetico, fenomeno che invita a scoprire i territori attraverso una nuova lente: quella di un itinerario sostenibile dove le pale eoliche non solo producono elettricità, ma diventano tappe suggestive di un viaggio tra paesaggio, natura e innovazione. Si tratta di un modello nato in Germania e in Austria, in località storicamente impegnate nella transizione energetica, che hanno saputo, grazie alla sinergia tra comunità, istituzioni locali e attori economici, valorizzare a livello turistico i siti di produzione da fonti rinnovabili.

Dimostrazione di come l’infrastruttura energetica, se pianificata considerando le specificità locali, possa trasformarsi in una componente integrata dello sviluppo locale.

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