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Perché la crisi energetica 2026 non ha fatto decollare il solare europeo?

Le ultime previsioni di settore immaginano una crescita rallentata che porterà la nuova capacità solare UE del 2026 in flessione rispetto al 2025

Perché la crisi energetica 2026 non ha fatto decollare il solare europeo?
Foto di Joshua Santos

La prima settimana di settembre tutti i più grandi mercati europei hanno registrato un giorno da record per la produzione fotovoltaica rispetto alla media giornaliera del mese. Il Portogallo ha raggiunto il suo picco il 2 settembre con 31 GWh, la Spagna il 3 settembre con 267 GWh, Francia e Italia si sono fatte notare entrambe il 4 settembre, rispettivamente con 155 GWh e 143 GWh, mentre la Germania ha dato il meglio di sé il 6 settembre con 389 GWh.

In realtà quasi tutta l’estate 2026 è da considerare eccezionale per il solare europeo. La fonte ha fornito più del 20% dell’elettricità dell’UE a maggio, giugno e luglio, raggiungendo la quota del 25% a giugno, mese in cui è diventato la principale fonte di generazione elettrica dell’Unione.

Eppure questi numeri non raccontano tutta la storia. Di fronte a una generazione che fa faville, aiutando il sistema a soddisfare la crescente domanda di raffrescamento, la nuova capacità mostra di aver perso slancio.

Per ora il trend dell’installato appare stabile e la differenza con il 2025 marginale. Per intenderci, tra gennaio e giugno 2026 sono stati aggiunti almeno 33,8 GW di nuovi impianti solari nell’Unione Europea, appena l’1,9% in più rispetto ai 33,2 GW connessi nel primo semestre del 2025.

Ma con un elemento non indifferente da inserire nel conto: i primi sei mesi di quest’anno sono stati caratterizzati da un nuovo shock energetico, frutto del conflitto in Medio Oriente. E per gli analisti di SolarPower Europe, il caro energia generato dalla guerra e le preoccupazioni sulla sicurezza energetica sono stati il principale motore del mercato solare nel primo semestre; la spinta che ha permesso di ottenere risultati più alti rispetto alle iniziali e pessimistiche previsioni.

L’elevata volatilità dei costi energetici ha da un lato indirizzato famiglie e consumatori, in particolare in mercati maturi come la Germania, verso l’autoconsumo solare e i sistemi da balcone, e dall’altro favorito nuovi accordi a lungo termine (PPA) di tipo aziendale per ridurre le bollette e proteggersi da futuri rincari. Con il trend attuale entro la fine di dicembre l’UE dovrebbe riuscire ad installare 68,1 GW di nuova capacità fotovoltaica (Scenario Medio).

Impossibile però non notare come rispetto alla prima crisi energetica del decennio, la reazione del mercato sia stata molto più contenuta. Se dal 2021 al 2022 il segmento aveva registrato una crescita del 47% in termini di nuova capacità, oggi appare probabile che nel passaggio dal 2025 al 2026 vi sia la prima flessione: un meno 2,1%.

Il motivo dietro questa diversa risposta alla crisi è da cercare in un mix di concause, politiche nazionali in primis. La maggior parte degli Stati membri non ha accompagnato lo shock dei prezzi con nuovi e sostanziosi programmi di incentivi, come era successo invece nel 2022. Al contrario, diversi governi hanno preferito misure fiscali di breve termine per calmierare i prezzi dei carburanti. “Le prospettive per il 2026 sono sostanzialmente migliorate, ma permangono rischi strutturali”, scrive SolarPower Europe. “Il sostegno politico continua a indebolirsi in diversi Stati membri e l’incertezza normativa è in aumento”.

Come ricorda l’associazione, la maggior parte degli Stati membri si sta muovendo in ritirata sul supporto, soprattutto al segmento domestico. La Francia ha ulteriormente ridotto gli incentivi per il solare sui tetti. Nella Repubblica Ceca, le modifiche al nuovo Programma di Risparmio Verde, tra cui la rimodulazione delle sovvenzioni a fondo perduto per le famiglie, hanno pesato notevolmente sulla domanda residenziale. La Germania sta attualmente discutendo riforme che ridurrebbero gli incentivi per i nuovi impianti fotovoltaici sui tetti a partire dal 2027.

Non solo: i vincoli di rete si stanno facendo sempre più pronunciati. “L’aumento dei tagli di produzione , il calo dei prezzi di cattura del solare (capture prices), i periodi a prezzo negativo e i picchi di prezzo serali dimostrano che le reti, i sistemi di accumulo e le altre soluzioni di flessibilità non si stanno sviluppando abbastanza velocemente da tenere il passo con la diffusione del fotovoltaico”.

Parte delle speranze sono ora sulla National Escape Clause concessa da Bruxelles alle spese energetiche, che permetterebbe agli Stati che dovessero richiederla, una limitata flessibilità di bilancio per misure volte ad accelerare la transizione. E di conseguenza anche il fotovoltaico europeo.

Difficile, però, immaginare che possa bastare in mancanza di interventi strutturali.

Commenta Walburga Hemetsberger, CEO di SolarPower Europe: “La lezione dell’estate non potrebbe essere più chiara: quando i prezzi dei combustibili fossili aumentano, quando arrivano le ondate di calore, quando l’Europa ha bisogno di energia economica e prodotta internamente, il solare è la soluzione. Eppure, invece di rafforzare le condizioni per un’ulteriore crescita del solare, molti governi stanno riducendo il sostegno e aumentando l’incertezza. L’Europa non dovrebbe aver bisogno di una crisi energetica per promuovere il solare, e certamente non dovrebbe indebolire le condizioni per gli investimenti nel solare nel bel mezzo di una crisi”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili, le rassegne regionali e le newsletter tecniche. Oggi, tra le altre cose, si occupa della copertura quotidiana delle novità normative sulle fonti rinnovabili, delle politiche energetiche nazionali, europee ed asiatiche, e dei grandi temi connessi all'innovazione e al mercato. Segue da vicino i brevetti e le ricerche scientifiche sulle tecnologie, con un focus su sistemi di accumulo, fotovoltaico, eolico e geotermia. Ha pubblicato articoli legati all'hi-tech e alle rinnovabili su Repubblica.it. Dal 2025 è Vice Direttrice della testata.