I ribelli Houthi conquistano importanti località sulla costa del Mar Rosso.

I danni all’oleodotto saudita minacciano l’offerta globale di petrolio
L’attacco con droni all‘oleodotto Est-Ovest ha riacceso l’allarme per l’asse Arabia Saudita-petrolio e per le forniture mondiali di greggio. Con la rotta del Mar Rosso fuori servizio e lo Stretto di Hormuz già paralizzato dal conflitto, Riyad rischia di esaurire le scorte di esportazione in appena cinque-sette giorni.
I prezzi del petrolio sono saliti ancora lunedì 14 settembre a seguito dell’attacco che giovedì scorso ha messo fuori uso un oleodotto saudita che in questi mesi aveva permesso a Riyad di limitare in parte l’effetto della guerra in Iran e della chiusura dello Stretto di Hormuz. Il Brent il 14 settembre viene scambiato a 108 dollari al barile, in rialzo di oltre 3 dollari rispetto al prezzo di chiusura della scorsa settimana.
Perdite di petrolio fino al 4% dell’offerta globale
Secondo quanto dichiarato da acquirenti e operatori del settore petrolifero statale, l’Arabia Saudita esaurirà le scorte di petrolio destinate all’esportazione se in pochi giorni non sarà in grado di rimettere in funzione l’oleodotto diretto al Mar Rosso, danneggiato dall’attacco condotto con droni lanciati dall’Iraq. L’impossibilità di ripristinare le attività comporterà perdite stimate fino al 4% dell’offerta globale.
Le foto satellitari diffuse domenica sera hanno suggerito che potrebbero esserci stati gravi danni a una stazione di pompaggio sull’oleodotto saudita Est-Ovest, lungo 1.200 km.
Margine di sicurezza di cinque-sette giorni
I maggiori volumi di petrolio trasportati attraverso l’oleodotto diretto al Mar Rosso in questi mesi di tensioni avevano consentito all’Arabia Saudita di ammortizzare l’impatto della guerra e del blocco di Hormuz. Tuttavia, con l’oleodotto adesso fuori servizio, il porto di Yanbu, sulla costa occidentale, disporrebbe di scorte sufficienti a mantenere le esportazioni per soli cinque-sette giorni.
Gli attacchi, quindi, avrebbero causato la chiusura forzata dell’oleodotto, ma Riyad, fino a questo momento, non ha fornito dettagli precisi sull’entità dei guasti né su quanto tempo rimarrà fuori servizio.
Il Governo saudita ha spiegato che l’attacco sarebbe stato provocato da droni lanciati da miliziani di base in Iraq. Le fonti citate da Reuters hanno fornito stime discordanti: una ha affermato che la riparazione dei danni potrebbe richiedere fino a sei settimane; un’altra ha dichiarato invece che i guasti potrebbero essere riparati in tempi più brevi e che si potrebbe riprendere parzialmente l’attività di pompaggio anche con i lavori in corso.
«La reazione dei prezzi relativamente contenuta fa pensare che il mercato si aspetti ancora che nel breve le scorte saudite ammortizzino le esportazioni. Tuttavia, se l’interruzione dovesse estendersi oltre il margine di sicurezza di cinque-sette giorni, la situazione potrebbe cambiare rapidamente», ha dichiarato in una nota l’analista di Rystad Energy, Janiv Shah.
Sfumate le speranze di una svolta nei negoziati
Senza la ripresa delle operazioni dell’oleodotto saudita Est-Ovest, le scorte, dunque, rischiano di esaurirsi. Inoltre, le speranze di una svolta nei negoziati sono sfumate quando il Ministro degli Esteri dell’Oman, Sayyid Badr Albusaidi, domenica 13 settembre a tarda sera ha affermato che la riunione regionale prevista per lunedì era stata rinviata «nell’interesse del consenso». I funzionari iraniani avevano dichiarato che avrebbero partecipato a questo incontro con gli Stati arabi del Golfo per presentare insieme all’Oman un accordo sulla regolamentazione delle rotte marittime attraverso lo Stretto di Hormuz.
Houthi conquistano importanti località sulla costa del Mar Rosso
I ribelli Houthi sostenuti da Teheran stanno colpendo le infrastrutture petrolifere e il traffico marittimo saudita nell’ambito del blocco navale dichiarato a luglio. Gli Houthi in pochi giorni sono riusciti a guadagnare diverse importanti località sulla costa del Mar Rosso e anche, a quanto pare, alcune isole di rilevanza strategica affacciate sullo Stretto di Bab el Mandeb, dalle quali potrebbero avere il pieno controllo dei transiti. Questi avanzamenti li hanno portati a guadagnare posizioni e ad arrivare più vicino a l’importante base statunitense a Gibuti.
Il conflitto in Medio Oriente è entrato ormai nel settimo mese. Eppure, Trump aveva detto che la guerra si sarebbe conclusa in massimo quattro-sei settimane. Nicola Pedde, direttore dell’Institute for Global Studies, ha scritto al riguardo: «Il conflitto in Iran ha dimostrato con chiarezza come la spinta del confronto in direzione dell’asimmetricità sia pagante, convincendo gli Houthi della possibilità – e della necessità – di riportare la dimensione della minaccia verso la sicurezza marittima nel Mar Rosso e in direzione delle infrastrutture energetiche saudite. Con il medesimo scopo perseguito dall’Iran, costruito sulla volontà di determinare effetti tangibili nel contesto energetico, e quindi di conseguenza sul piano globale».
Crolla la produzione di petrolio dell’Arabia Saudita
Inoltre, l’offerta di petrolio saudita ad agosto era già piombata al livello più basso degli ultimi 30 anni a causa della riduzione dei flussi attraverso Hormuz e il Mar Rosso, come ha dichiarato l’Agenzia Internazionale dell’Energia. In base alle previsioni, l’offerta globale di petrolio per il 2026 diminuirà di quasi 6%, ha affermato sempre l’AIE. La settimana scorsa l’Arabia Saudita ha riferito all’OPEC che ad agosto la produzione statele di petrolio era crollata ad appena 6,2 milioni di barili al giorno. Prima della guerra arrivava a 10,9 milioni di barili al giorno.












