In che modo il conflitto ha influenzato la transizione energetica.

Sei mesi di guerra USA all’Iran, un bilancio
Il 28 agosto la guerra USA all’Iran è entrata nel settimo mese. Il conflitto in Medio Oriente intrapreso da Stati Uniti e Israele ha avuto effetti talvolta sorprendenti sui mercati energetici globali, influenzando in molteplici modi la politica interna degli Stati. In sei mesi di guerra è emersa e poi si è via via consolidata la convinzione che le ostilità e i problemi di trasferimento dei rifornimenti stiano promuovendo le tecnologie pulite in diverse aree del mondo, sebbene in altre si sia registrato un aumento del consumo di carbone.
Guerra USA all’Iran: momento d’oro per le rinnovabili
In primo luogo, in base a un recente rapporto della società di ricerca BloombergNEF, le esportazioni cinesi di apparecchiature per l’energia pulita hanno visto aumenti rilevanti e appare sempre più evidente che tale incremento sia da interpretare come una conseguenza del conflitto. La Cina è il maggior produttore mondiale di moduli solari, veicoli elettrici e batterie. Se, inizialmente, l’aumento delle esportazioni cinesi aveva beneficiato della modifica a un importante sussidio all’esportazione, adesso la tendenza sembra essersi stabilizzata. La Cina, infatti, ha registrato cinque mesi consecutivi di esportazioni record.
Come già avvenuto per la crisi energetica del Sudafrica del 2022 e per l’eliminazione dei sussidi in Nigeria nel 2023, la guerra USA all’Iran ha stimolato la domanda di energia solare, spiega ancora il rapporto. Le importazioni africane di apparecchiature solari cinesi sono cresciute del 37% nel primo semestre del 2026 rispetto al primo semestre dell’anno prima, facendo registrare l’aumento più alto al mondo per il periodo considerato. Mentre in passato il boom della domanda era circoscritto e riguardava singoli Paesi, la crescita attuale sembra interessare l’intero continente, dal Sudafrica alla Nigeria, dalla Repubblica Democratica del Congo all’Egitto e al Marocco. Governi e cittadini hanno reagito provando a limitare l’esposizione agli shock dei prezzi del carburante e appaiono sempre più orientati verso l’energia solare come alternativa pulita ed economica.
La Cina ha attutito l’impatto della crisi energetica ponendo la sicurezza nazionale al centro delle proprie politiche. L’aumento delle scorte strategiche e dell’estrazione interna di gas ha ridotto la dipendenza dalle importazioni, stabilizzando i mercati globali. Inoltre, la rapida espansione delle rinnovabili, affiancata al carbone, ha permesso un’elevata autosufficienza nella produzione elettrica.
In Brasile e Australia sono esplose le vendite di veicoli elettrici e la Thailandia, grande acquirente di GNL, si è data obiettivi a lungo termine più ambiziosi per le rinnovabili. Nelle Filippine c’è stata invece un’impennata nelle installazioni di impianti solari sui tetti.
Forniture e scorte globali di petrolio ancora sotto pressione
Nonostante le previsioni sugli effetti del blocco dello Stretto di Hormuz, i prezzi del petrolio non sono arrivati a 200 dollari al barile e neanche a 150. Questo sarebbe avvenuto per via di alcuni fattori di mitigazione, come il taglio ai consumi da parte di alcuni Paesi dipendenti dalle importazioni, o per via del fatto che Stati Uniti e altri Paesi abbiano attinto alle riserve strategiche e abbiamo aumentato la produzione interna. Inoltre, e non è un fattore secondario, la Cina, il maggiore importatore di petrolio al mondo, ha ridotto gli acquisti, avendo potuto contare su grandi riserve accumulate prima del conflitto.
Sebbene il mercato stia ancora cercando un nuovo equilibrio, l’incertezza della guerra in Medio Oriente e i danni alle raffinerie avvenuti anche in Russia mantengono elevati i costi dei carburanti lavorati come benzina e diesel.
Stretto di Hormuz sempre meno centrale
Lo Stretto di Hormuz continuerà a essere una via di transito fondamentale ma la rilevanza della via d’acqua per il mercato del petrolio e del gas diminuirà sempre di più. Il blocco dei trasferimenti ha spinto infatti gli investimenti in progetti di oleodotti alternativi. Ad esempio, gli Emirati Arabi Uniti hanno accelerato la costruzione di un oleodotto che consentirà al Paese di raddoppiare la capacità di esportazione attraverso il porto di Fujairah, evitando appunto Hormuz. Anche l’Iraq ha dato priorità ai piani per aggirare Hormuz, ma nessuno di questi progetti sarebbe al riparo dagli attacchi iraniani.
Sei mesi dopo, la guerra è in una fragile fase di stallo. Le navi attraversano Hormuz, ma sono meno rispetto a prima del conflitto e seguono rotte diverse. Secondo l’ultimo rapporto dell’AIE, il blocco dello Stretto dovrebbe causare un taglio della produzione globale di 4,3 milioni di barili al giorno quest’anno. Le riserve strategiche si stanno esaurendo rapidamente e i margini di raffinazione per diesel, benzina e carburante per aviazione sono ai minimi. La domanda globale è stimata in calo di 1,6 milioni di barili al giorno.
Anche il ricorso sempre più massiccio ai droni e il loro utilizzo contro le infrastrutture energetiche in Medio Oriente e in Russia stanno influenzando il mercato energetico, rappresentando una grave minaccia per la sicurezza energetica.
In che modo il conflitto ha influenzato la transizione energetica in Europa
L’Europa è apparsa più preparata ad affrontare gli shock dei prezzi del gas rispetto a quando nel 2022 la Russia ha invaso l’Ucraina. Le fonti rinnovabili forniscono ora il 35% dell’energia nei cinque principali mercati elettrici europei, rispetto al 24% del 2021. Ciò ha permesso di attenuare l’impatto sui prezzi dell’elettricità.
In Europa la politica ha pensato più a proteggere i consumatori dall’aumento dei costi piuttosto che ad accelerare la transizione energetica. Tali decisioni comportano il rischio indebolire gli incentivi a tagliare la domanda di combustibili fossili gravando ancora di più sulle finanze pubbliche. Solo la Germania fa eccezione, avendo aumentato i volumi delle aste per l’eolico onshore di 12 gigawatt in risposta alla guerra. Le previsioni di BNEF indicano che i mercati manterranno o rafforzeranno le proprie ambizioni sulle rinnovabili per migliorare la resilienza economica.












