L'impatto immediato più pesante di una eventuale chiusura totale della via d'acqua riguarderebbe le esportazioni di greggio saudita che partono dal porto di Yanbu.
L’annuncio del blocco navale degli Houthi sull’Arabia Saudita e il prezzo del petrolio
Il blocco navale degli Houthi sull’Arabia Saudita potrebbe innescare un nuovo incremento dei prezzi del greggio. Se i ribelli Houthi dello Yemen sostenuti dall’Iran riuscissero concretamente a chiudere lo Stretto di Bab el-Mandeb, causerebbero un’altra interruzione delle forniture di prodotti petroliferi e carburante, aumentando gli effetti della crisi energetica sull’economia globale.
Lo scambio continuo di attacchi nella regione sta alimentando i timori di ulteriori interruzioni delle forniture energetiche globali. Gli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, hanno aperto un nuovo fronte di guerra annunciando un blocco navale nei confronti dell’Arabia Saudita e minacciando di colpire le navi che trasportano petrolio saudita nello Stretto di Bab el-Mandeb.
Il 22 luglio i futures del greggio Brent sono aumentati del 2,0%, il massimo dall’11 giugno. Anche il greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) è salito del 2%, il livello più alto dal 12 giugno. Il giorno prima il petrolio aveva toccato il livello massimo in cinque settimane, sulla scia degli attacchi delle forze statunitensi contro obiettivi iraniani e di quelli dell’Iran contro obiettivi statunitensi in Bahrain, Kuwait e Giordania.
In precedenza la possibile ripresa dei colloqui di pace tra l’Iran e gli Stati Uniti avevano esercitato una pressione al ribasso sui prezzi. Quest’anno i futures sul petrolio sono arrivati al massimo a 126 dollari, anche grazie al calo della domanda cinese, rimanendo comunque al di sotto del record storico di 147 dollari registrato nel 2008. L’Iran ha tutto l’interesse di capitalizzare la propria forza negoziale sui prezzi del greggio, provando a influenzare i colloqui utilizzando la minaccia posta dagli Houthi.
Bab el-Mandeb, la porta d’accesso meridionale al Mar Rosso, è per il regno una rotta alternativa fondamentale allo Stretto di Hormuz. Non è ancora chiaro come gli Houthi potrebbero implementare il blocco marittimo e se questo annuncio possa segnalare un ritorno agli attacchi alla navigazione internazionale al largo delle coste yemenite. Gli Houthi hanno già arrecato danni al commercio globale, attaccando le navi nei pressi dello Stretto di Bab al-Mandeb nel 2023, dopo l’inizio degli attacchi israeliani su Gaza. Questi attacchi erano poi finiti con l’annuncio del cessate il fuoco a Gaza.
Bab el-Mandeb collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden ed è una rotta chiave per le spedizioni di greggio e carburante tra Medio Oriente, Europa e Asia. In seguito agli attacchi degli Houthi alle navi nel 2023, molte compagnie di navigazione hanno dovuto modificare la propria rotta circumnavigando l’Africa e causando in questo modo costi aggiuntivi e ritardi al commercio globale.
Si approfondiscono i rischi su entrambi i punti di passaggio regionali
Secondo il monitoraggio di Kpler, la navigazione continua sia nello Stretto di Hormuz che nel Bab el Mandeb, ma la fiducia operativa resta sotto pressione. Il traffico è calato drasticamente su entrambi i punti di passaggio il 21 luglio, con i transiti nello Stretto di Hormuz in calo del 31% su base giornaliera, ossia sono passate solo nove imbarcazioni, e nello Stretto di Bab el Mandeb in calo del 34%, dove sono passate 29 navi. Sarebbero quattro le inversioni a U confermate vicino al Golfo di Aden. Ciò suggerisce che gli operatori stiano diventando più cauti a seguito delle minacce Houthi.
Allo stesso tempo, ancora secondo Kpler, continuano gli attacchi marittimi confermati intorno allo Stretto di Hormuz, e ciò conferma i timori che l’incertezza in entrambi i punti di strozzatura regionali possa influenzare le decisioni sulle rotte, aumentare i costi di trasporto e sostenere premi di rischio geopolitico più elevati per i mercati energetici.
Come riporta Reuters, tre petroliere cariche di greggio saudita diretto in Cina e India avrebbero effettuato inversioni di rotta nel Mar Rosso nella giornata del 21 luglio, andando verso il Canale di Suez anziché dirigersi verso costa yemenita, proprio come conseguenza delle minacce degli Houthi.
Una nave cinese che trasporta automobili di Cosco Shipping sarebbe stata la prima nave tracciata a effettuare una inversione a U in risposta al blocco degli Houthi sull’Arabia Saudita. La notizia suggerisce che che neanche le navi cinesi potrebbero essere esenti dal nuovo embargo. Il Liu Jiang Kou stava navigando attraverso il Golfo di Aden verso il Mar Rosso quando avrebbe invertito rotta vicino a Gibuti, secondo i dati di tracciamento delle navi Lloyd’s List Intelligence.
Gli effetti sulle esportazioni di greggio saudita che partono dal porto di Yanbu
L’impatto immediato più pesante di una eventuale chiusura totale della via d’acqua riguarderebbe le esportazioni di greggio saudita che partono dal porto di Yanbu.
La soluzione al blocco di Hormuz è stata per l’Arabia Saudita potenziare la capacità dell’oleodotto Est-Ovest, noto anche come Petroline. Costruito negli anni Ottanta, questo oleodotto lungo 1.201 km parte dal giacimento petrolifero orientale di Abqaiq, attraversa verso Occidente l’intero Paese e arriva alla città di Yanbu, affacciata sul Mar Rosso. L’infrastruttura pompa quasi sette milioni di barili di petrolio al giorno. Da lì, le petroliere attraversano Bab al-Mandeb e si dirigono verso i principali mercati internazionali.
A giugno il volume totale di petrolio in transito attraverso Bab al-Mandeb è stato 7,4 milioni di barili al giorno, ossia quasi il 7% della produzione globale di petrolio, in base ai dati di Kpler. I numeri suggeriscono perciò un forte aumento rispetto ai 4,2 milioni di barili al giorno dello scorso anno.
Matt Smith, direttore della ricerca sulle materie prime presso Kpler, ha spiegato a Reuters che le raffinerie asiatiche che ricevono quei barili potrebbero subire ritardi di circa un mese, dal momento che le petroliere sarebbero costrette a navigare attorno al Capo di Buona Speranza.
Bronze ha previsto che oltre 3 milioni di barili al giorno di greggio saudita, attualmente spediti in Asia attraverso il Mar Rosso, potrebbero essere dirottati su rotte molto più lunghe. L’interruzione creerebbe colli di bottiglia logistici perché le VLCC (superpetroliere) a pieno carico non possono transitare per il Canale di Suez. Al contrario, la capacità dell’oleodotto egiziano SUMED, che collega il Mar Rosso e il Mar Mediterraneo, è fissa.













