Secondo un nuovo studio di T&E, i progetti di ampliamento di venti tra i più grandi scali europei superano fino a tre volte il budget di emissioni compatibile con l’obiettivo di contenere l’aumento delle temperature medie entro 1,7 °C

Trasporto aereo, 20 città ingrandiscono gli aeroporti. E le emissioni?
Aeroporti europei sempre più grandi, cresce il numero di passeggeri, ma aumentano anche le emissioni. In dieci Paesi europei si prevede l’ingrandimento degli scali in almeno 20 città, che sarebbe incompatibile con la riduzione delle emissioni di carbonio.
Questo è quanto denuncia uno studio di T&E secondo cui, con l’ampliamento degli scali, la quota di carbonio consentita dalla normativa Ue verrebbe superata da 2 a 3 volte. Regno Unito, Irlanda Francia, Germania, Olanda, Belgio, Spagna, Portogallo, Austria e Svizzera – non c’è l’Italia – aumenteranno la grandezza degli aeroporti, sforando (sostiene il dossier) il budget di emissioni compatibile con l’obiettivo di contenere l’aumento delle temperature medie entro 1,7 °C per il 2033. Anzi, si prevede che già entro il 2026 non si rispetterà il contenimento di 1,5 °C.
Rischio sforamento
L’aviazione commerciale è uno dei settori più complessi a cui applicare la transizione. Gli studi sull’elettrificazione degli aerei sono molto indietro, e il ricorso al SAF, il carburante più sostenibile è limitato per via degli alti costi di produzione, tra l’altro esigua rispetto alle reali necessità del mercato.
In città importanti per il traffico internazionale, come Londra, Parigi, Madrid, Bruxelles e Francoforte sono in corso ampliamenti aeroportuali, richiesti dalle compagnie aeree che fanno sponda con i singoli governi al fine di intensificare i flussi commerciali e di passeggeri. L’analisi di T&E intende dimostrare che ogni aeroporto è destinato a superare il proprio carbon budget, anche se adotterà aeromobili più efficienti e userà il SAF.
Aeroporto dopo aeroporto
T&E assegna la maglia nera al Portogallo, ritenuto il peggiore nella classifica europea con uno sforamento di 2,8 volte i budget di emissioni considerando i piani attuali di espansione aeroportuale di Lisbona e Porto. Le due città portoghesi – che insieme rappresentano circa l’80% delle emissioni del settore del trasporto aereo del Paese – dovrebbero ridurre le emissioni del 12% ogni anno, d’ora in poi, per rimanere entro i limiti climatici nazionali. Solamente l’ampliamento in costruzione dell’hub di Lisbona “costa” 18 milioni di tonnellate di CO₂ in più, che equivalgono alle emissioni dell’intera economia portoghese in un periodo di appena sei mesi. A seguire la capitale irlandese, Dublino con un fattore di 2,6 volte.
Spagna, crescita vertiginosa
Non va meglio nella vicina Spagna, dove le emissioni crescono più velocemente che nel resto d’Europa, eppure il Paese sta cercando di ampliare contemporaneamente 12 dei suoi aeroporti più trafficati, tra cui Madrid, Barcellona, Palma e Malaga. Questi quattro aeroporti rappresentavano i due terzi (66%) delle emissioni in partenza dalla Spagna nel 2025. Il loro ampliamento aggiungerà 35 Mt di CO₂, pari alle emissioni annuali del Portogallo. La sola espansione di Madrid aggiungerà 23 Mt di emissioni di CO₂ nell’arco di 25 anni.
Paesi europei virtuosi
Non tutti stanno seguendo il cattivo esempio di Spagna e Portogallo. Anche in Europa ci sono Paesi virtuosi: Regno Unito e Francia hanno dimostrato che bilanci emissivi nazionali e processo di decarbonizzazione, per il settore aereo, sono possibili; anche i Paesi Bassi hanno definito limiti emissivi vincolanti a livello dei singoli aeroporti. Questi tre esempi ci dicono che le ragioni economiche a favore dell’espansione degli aeroporti non sono più fondate, nel senso che in gran parte dell’Europa occidentale la rete di trasporti e aeroporti è già satura o matura, rendendo l’impatto economico di un’ulteriore espansione minimo se confrontato con i costi e i danni ambientali.
Esenzioni fiscali trasporto aereo
Nel frattempo, le esenzioni fiscali concesse al settore del trasporto aereo ne stanno accelerando la crescita: carburante non tassato, biglietti esenti da IVA e voli che sono coperti solo marginalmente dai mercati europei delle emissioni di carbonio.
Carburante non tassato: A differenza della benzina o del diesel che includono accise molto elevate, il cherosene per gli aerei di linea è storicamente esente da imposte carburante nella maggior parte dei voli internazionali.
Biglietti esenti da IVA: In molti contesti europei sui biglietti aerei internazionali non si applica l’IVA (o è fortemente ridotta rispetto ad altri beni e servizi), rendendo il prezzo finale artificialmente più basso per i passeggeri.
Copertura marginale del mercato del carbonio (EU ETS): L’Unione Europea ha un sistema di scambio delle emissioni per far pagare alle industrie le proprie emissioni di CO2. Tuttavia, il settore dell’aviazione beneficia o ha beneficiato di quote di emissione gratuite e regole meno severe rispetto ad altri settori industriali.
| Aeroporto | Emissioni 2025 (Mt CO2) | Budget di Carbonio (Mt CO2) | Fattore di Superamento | Anno di Esaurimento del Budget | Riduzione Annuale Necessaria (%) |
|---|---|---|---|---|---|
| Porto | 1.0 | 8 | 2.8 | 2034 | 12% |
| Lisbona | 3.7 | 31 | 2.8 | 2034 | 12% |
| Dublino | 3.0 | 27 | 2.6 | 2034 | 11% |
| Madrid | 8.2 | 73 | 2.4 | 2035 | 11% |
| Málaga | 1.7 | 15 | 2.4 | 2034 | 11% |
| Londra Gatwick | 4.0 | 42 | 2.4 | 2036 | 9% |
| Londra Stansted | 2.1 | 22 | 2.4 | 2036 | 9% |
| Barcellona | 4.1 | 36 | 2.3 | 2035 | 11% |
| Charleroi | 0.6 | 6 | 2.3 | 2035 | 10% |
| Ginevra | 1.4 | 13 | 2.3 | 2035 | 10% |
| Zurigo | 4.4 | 44 | 2.3 | 2035 | 10% |
| Bruxelles | 3.2 | 32 | 2.3 | 2035 | 10% |
| Vienna | 2.8 | 29 | 2.3 | 2036 | 9% |
| Londra Heathrow | 18.7 | 194 | 2.3 | 2037 | 9.5% |
| Palma di Maiorca | 1.5 | 14 | 2.2 | 2035 | 11% |
| Parigi-Charles de Gaulle | 12.6 | 133 | 2.2 | 2036 | 9% |
| Nizza | 0.9 | 10 | 2.2 | 2036 | 9% |
| Francoforte | 12.3 | 147 | 2.0 | 2037 | 8% |
| Monaco | 4.7 | 56 | 2.0 | 2037 | 8% |
| Amsterdam | 10.7 | 123 | 1.9 | 2037 | 9% |
Espansioni aeroporti: la critica di T&E
«L’aumento del volume di traffico aereo che si avrà costruendo nuove piste e ampliando i terminal annullerà qualsiasi beneficio derivante da carburanti più puliti o motori più efficienti», ha affermato Andrea Boraschi, direttore dell’ufficio italiano di T&E. «Dopo il caldo torrido, gli incendi e la siccità di quest’estate, i governi si trovano di fronte a una scelta netta: possono aggravare la situazione, approvando espansioni aeroportuali dannose per il clima, oppure agire con decisione e fermarle subito».
L’opinione
Sembra un controsenso. Perché le politiche dell’Ue stanno combattendo con rigidi paletti normativi le emissioni che alterano il clima e poi si avallano progetti pubblici e/o privati che riguardano il settore aereo? Eppure lo studio di T&E affonda il dito in una piaga poco nota. Se industria, agricoltura e cittadini devono fare sacrifici per ridurre le emissioni derivati da metodi produttivi, dalle colture, consumi e stili di vita, lo stesso deve essere richiesto anche all’aviazione commerciale, il cui servizio è fondamentale per connettere il mondo. Ma il mondo è già ben interconnesso dalle linee aeree. Forse più che aeroporti più grandi, servono servizi migliori, tecnologie che riducano l’inquinamento o idrocarburi meno nocivi.
Che i singoli governi di Paesi europei approvino l’ampliamento degli scali aeroportuali va in aperta contraddizione con i target ambientali imposti dall’Ue ed espone gli Stati a un rischio concreto di contenzioso legale. Insomma, la transizione sta generando caos anche nei cieli.












