Il ministro turco dell’ambiente Murat Kurum annuncia: quella di Antalya sarà "la COP della elettrificazione". L’obiettivo è trovare un'intesa globale nel convertire il 35% dei consumi energetici globali all’elettricità entro il 2035

La COP31 in Turchia sarà la COP dell’elettrificazione
“In occasione della COP31 ad Antalya, promuoveremo il nostro obiettivo globale di elettrificazione […] per portare la quota di elettricità nei consumi finali globali di energia al 35% entro il 2035”. Con queste parole il ministro turco all’Ambiente e presidente designato della Conferenza delle Parti 2026 sui cambiamenti climatici, Murat Kurum, ha lanciato uno dei grandi temi del prossimo vertice mondiale in programma dal 9 al 20 novembre.
Un obiettivo, quello del “35 by 35”, già anticipato a giugno durante i colloqui di Bonn e ribadito in questi giorni in occasione della Climate Week di New York. “I progressi nell’elettrificazione di edifici, trasporti e industria, così come lo sviluppo di reti resilienti e strumenti finanziari, costituiranno componenti fondamentali dell’Agenda d’Azione della COP31”, ha affermato Kurum. “Attraverso i risultati della COP31 sull’elettrificazione, lavoreremo con i partner per rafforzare la cooperazione internazionale, condividere le conoscenze, supportare l’attuazione e verificare i progressi collettivi verso il nostro obiettivo globale”.
Che sia proprio l’uso del vettore elettrico il tema del nuovo summit climatico non dovrebbe sorprendere. E non solo perché l’Agenzia internazionale dell’Energia (IEA) ha ribattezzato questo momento storico come la nuova Age of Electricity, dominata dalla crescita dei veicoli elettrici, l’aria condizionata, i data center e l’intelligenza artificiale.
Il tasso di elettricazione globale oggi
Il conflitto medioorientale e il conseguente blocco dei flussi di petrolio e gas per lo stretto di Hormuz hanno rapidamente settato nuove priorità nelle politiche energetiche internazionali, offrendo una ragione in più per accelerare su questo vettore. Secondo le stime della stessa IEA, infatti, se i paesi importatori di combustibili aumentassero il tasso di elettrificazione delle proprie economie potrebbero fare a meno di 18 milioni di barili di petrolio al giorno, risparmiando oltre 400 miliardi di dollari nella spesa energetica totale.
Il problema è il punto di partenza, o più precisamente la velocità con cui tale tasso sta procedendo. A livello globale oggi circa il 23-24% dei consumi energetici è elettrificato. Sulla carta quindi un aumento di 11 punti percentuali in 10 anni non appare particolarmente sfidante. E come dimostrato dal recente Electrification Plan dell’Unione Europea, fare leva su questo settore è oggi divenuto fondamentale per una lunga serie di motivi: dall’indipendenza energetica alla buona riuscita della transizione, dalla lotta alle emissioni fino alla riduzione della bolletta nazionale e all’accelerazione della digitalizzazione.
Eppure appare evidente come non tutti i paesi o tutti i segmenti economici viaggino alla stessa velocità. Nel settore edile, ad esempio, il tasso di elettrificazione “è elevato e ha registrato una rapida crescita, passando da circa il 25% nel 2000 a quasi il 40% nel 2025” grazie alla crescita di elettrodomestici e condizionatori d’aria. A livello industriale, ha realmente ingranato solo a partire dal 2010 crescendo dal 22% al 27,5% per effetto del traino dei settori a bassa intensità energetica e della produzione manifatturiera avanzata.
“Nel segmento dei trasporti, l’elettricità ha storicamente svolto un ruolo limitato al di fuori del settore ferroviario”, aggiunge l’IEA, sottolineando però che la rapida diffusione dei veicoli elettrici su strada ha portato la quota di elettricità nel consumo energetico dei trasporti a salire dall’1% nel 2015 a quasi il 2% nel 2025. “Il basso livello di elettrificazione nei trasporti riflette il fatto che, nonostante la rapida crescita delle vendite, i veicoli elettrici rappresentano ancora una quota esigua dell’ampio parco veicoli circolante. Riflette inoltre la difficoltà di elettrificare il trasporto aereo e marittimo a lungo raggio”.

Se si guarda alle singole potenze economiche, il quadro cambia ancora. La Cina è il primo paese per tasso di elettrificazione, oggi al 32% (soprattutto grazie all’elettrificazione del 50% dei consumi edilizi), Nord America ed Europa si aggirano attorno al 23-24%.
Cosa serve allo scenario “35 by 35”?
Un possibile scenario “35 by 35”, come quello che la Turchia vuole inserire in agenda, darebbe una vigorosa spinta a livello globale e, come sottolineato dall’Agenzia internazionale delle energie rinnovabili (IRENA), sarebbe essenziale per non mancare il target di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 °C di aumento.
Tuttavia, per sostenere quella domanda elettrica aggiuntiva, la quota di rinnovabili nella generazione elettrica dovrebbe salire dal 30% del 2023 al 78% del 2035, a fronte di 18,4 TW di capacità FER e 2.530 GW di accumulo attivi entro la stessa data.
“Le energie rinnovabili possono ancora colmare il divario verso il 2030, ma l’efficienza energetica è in ritardo, la domanda di elettricità sta crescendo più velocemente del previsto e l’infrastruttura di rete non è riuscita a tenere il passo con la diffusione delle energie rinnovabili”, spiega Francesco La Camera, Direttore Generale dell’IRENA. “Di fronte ai segnali che anche l’espansione della capacità potrebbe rallentare, serve un bagno di realtà sulla nostra ambizione verso la soglia di 1,5 °C. La tabella di marcia aggiornata dell’IRENA lo chiarisce con forza: dobbiamo muoverci più velocemente, accelerare l’elettrificazione e costruire i sistemi necessari a sostenerla.”













