Camerun, l’acquacoltura garantisce la sicurezza alimentare

In Camerun allevare il pesce con l’acquacoltura ha migliorato la sicurezza alimentare. L’obiettivo del progetto della FAO è di fornire alle persone competenze e conoscenze che consentano loro di essere resilienti di fronte alle difficoltà economiche, sociali e ambientali che potrebbero verificarsi anche in futuro

acquacoltura
via depositphotos.com

(Rinnovabili.it) – Gli abitanti dei villaggi del Camerun devono fare i conti con le irruzioni degli insorti di Boko Haram che li costringono alla fuga, si impadroniscono delle loro terre e molto spesso li uccidono. Nelle fughe disperate in montagna o nelle zone interne alcuni contadini hanno trovato nell’acquacoltura la risorsa in grado di garantire loro la sussistenza e ricostruirsi una vita. Mentre la costa nord-occidentale del Camerun ha un’industria della pesca, nelle aree interne le attività più comuni sono le colture e l’allevamento; l’acquacoltura è sempre stata un’attività economica secondaria.

Dal 2019 oltre 3mila persone in Camerun, inclusi rifugiati e sfollati nella regione dell’estremo nord, hanno preso parte ai progetti della FAO finanziati dal CERF-Central Emergency Response Fund (un fondo umanitario istituito dall’ONU per rispondere alle emergenze) e da donatori irlandesi.

Leggi anche L’UE svela il pacchetto Fit for 55: tutte le novità su clima ed energia

La FAO ha collaborato con le istituzioni locali per attivare corsi di formazione per gli agricoltori e per i pastori, ha fornito loro le attrezzature necessarie, il mangime per i pesci e l’assistenza tecnica per l’acquacoltura.

La vita in Camerun è tutt’altro che facile: violenze, fame, povertà e shock climatici hanno provocato ondate migratorie interne. Più di 300mila sfollati si sono diretti nell’estremo nord del Paese, e si stima che all’inizio del 2021 circa 2,7 milioni di persone in Camerun soffrissero di insicurezza alimentare. La pandemia di Covid-19 ha fatto il resto.

Acquacoltura e sussistenza

Allevare il pesce con l’acquacoltura ha migliorato la sicurezza alimentare: dall’inizio del progetto, i piscicoltori hanno prodotto quasi 1700 kg di pesce fresco. L’obiettivo del progetto è di fornire alle persone competenze e conoscenze che consentano loro di essere resilienti di fronte alle difficoltà economiche, sociali e ambientali che potrebbero verificarsi anche in futuro.

La formazione e il supporto forniti dalla FAO permettono anche alle madri sole di garantire un reddito a se stesse e ai loro figli grazie all’acquacoltura. Queste sono state formate anche sulle tecniche di lavorazione del pesce, come l’essiccazione, al fine di ridurre al minimo le perdite di cibo.

Il progetto non ha promosso solo l’acquacoltura. Combinare l’acquacoltura e l’orticoltura ha messo gli agricoltori in grado di applicare tecniche innovative per utilizzare l’acqua dei loro acquari per irrigare le colture e ridurre al minimo l’uso di fertilizzanti chimici: con il sostegno della FAO, in Camerun sono stati realizzati più di 500 orti e 20 allevamenti ittici.

Leggi anche In Camerun sorgerà un grattacielo sostenibile a forma di baobab

L’acquacoltura è un importante tassello della lotta contro l’insicurezza alimentare e nutrizionale del Camerun poiché fornisce cibo e micronutrienti in una regione con un consumo di pesce molto al di sotto della media mondiale. A questo si aggiunge un ruolo economico e sociale da non trascurare, dato che l’acquacoltura fornisce posti di lavoro e mezzi di sussistenza a una parte della popolazione.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui