L’agricoltura acquaponica è una delle risposte più promettenti alla crisi ambientale che stiamo affrontando

Per una strana ironia della sorte, negli ultimi decenni i sistemi alimentari sono diventati contemporaneamente causa e vittima dei cambiamenti climatici. Se da un lato essi contribuiscono per oltre un terzo alle emissioni mondiali di gas a effetto serra, dall’altro subiscono essi stessi gravi conseguenze dovute alla scarsità delle risorse naturali e all’urbanizzazione. In risposta a questa crisi, sono molteplici le istituzioni che invitano a ripensare i sistemi di produzione alimentare in ottiche più sostenibili, gestiti con pratiche agricole resilienti. Un esempio è costituito dai cosiddetti sistemi di produzione agricola in ambiente controllato (Controlled Environment Agriculture – CEA), che include l’agricoltura verticale (al chiuso), l’idroponica e l’acquaponica.
La promessa di queste tecnologie è di beneficiare di condizioni ambientali stabili – quali luce, temperatura e umidità – che consentono l’ottimizzazione della resa e una maggiore efficienza delle risorse. In questo articolo voglio proporvi di avvicinarci all’agricoltura acquaponica, per conoscerne modalità e vantaggi, con un focus speciale dedicato alla sicurezza alimentare.
Coltivare in verticale: come funziona l’agricoltura acquaponica
L’agricoltura acquaponica è una delle risposte più promettenti alla crisi ambientale che stiamo affrontando. Si tratta essenzialmente di un sistema integrato che mette insieme l’acquacoltura – che possiamo definire brevemente come l’allevamento controllato di organismi acquatici come pesci, crostacei o molluschi – con l’idroponica, ovvero la coltivazione di piante in assenza di suolo, mediante nutrienti disciolti in acqua.
Il suo funzionamento segue un ciclo biogeochimico chiuso: dapprima, i rifiuti metabolici prodotti dagli animali acquatici (composti principalmente da ammoniaca) vengono convertiti in nitriti e nitrati da batteri che rendono tali composti adatti all’assimilazione da parte delle piante. A questo punto, le piante, nutrendosi di questi elementi, depurano l’acqua che può essere rimessa in circolo verso la parte di allevamento, chiudendo il ciclo idrico.
In questo modo, praticamente ogni componente supporta l’altro. È un tipo di approccio che consente risparmi significativi in termini idrici e riduce drasticamente la necessità di fertilizzanti e fitofarmaci, essendo il benessere del sistema dipendente dall’equilibrio ecologico interno, come bene è stato spiegato dalla Commissione Europea.
La versatilità della tecnologia acquaponica permette di adattarla sia a microimprese urbane così come a impianti industriali su larga scala, che si trovino in ambienti favorevoli ma anche in contesti climatici ostili. Tutto ciò, come già osservato, è reso possibile dal controllo automatizzato di parametri quali temperatura, pH, ossigenazione e salinità. Una variante particolarmente interessante è l’acquaponica biologica, che mira a far convergere i principi dell’agricoltura biologica con il ciclo integrato acquaponico.
Sebbene il Regolamento (UE) 2018/848 non preveda esplicitamente la certificazione per sistemi acquaponici, la Commissione Europea e i pareri della comunità scientifica segnalano che le pratiche che evitano input chimici, utilizzano mangimi naturali e gestiscono la microflora interna del sistema – esattamente come fa l’agricoltura acquaponica – possono essere coerenti con i principi del biologico. Tuttavia, attualmente uno dei vincoli più importanti consiste nel fatto che la normativa UE sul biologico richiede che la produzione vegetale avvenga su suolo o su substrati organici, escludendo di fatto i sistemi recircolanti verticali puri come quelli acquaponici.
La sicurezza alimentare nell’agricoltura acquaponica
Un paragrafo a parte lo merita senza ombra di dubbio la sicurezza alimentare nei sistemi acquaponici. Ora che ne abbiamo visto il funzionamento, sarebbe abbastanza intuitivo dedurre che la ricircolazione dell’acqua, l’assenza di contatto suolo e la possibilità di un controllo dettagliato dei parametri chimici e microbiologici riducano sensibilmente i rischi di contaminazione.
Ma non possiamo fermarci alla nostra deduzione. In un recente studio dal titolo “Microbiological hygiene and food safety assessment of urban aquaponic farming”, un team di ricercatori ha realizzato un’analisi longitudinale in un impianto commerciale urbano, durante due cicli di produzione focalizzati su basilico e le acque irrigue correlate. Nelle analisi microbiologiche condotte, non sono state rilevate Salmonella spp. né Listeria monocytogenes, e i livelli di E. coli e coliformi risultano entro limiti molto bassi, tali da non rappresentare rischi diretti per il consumatore. In altre parole, questo studio conferma che – se ben progettato, gestito e controllato – il sistema acquaponico può garantire elevati standard igienici tali da tutelare la sicurezza alimentare dei consumatori molto di più dei sistemi tradizionali.
A livello normativo, non esiste ad oggi una normativa comunitaria specifica dedicata all’acquaponica, ma il settore è soggetto all’applicazione combinata di vari Regolamenti, quali ad esempio:
- Il Regolamento (CE) 852/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari;
- il già menzionato Regolamento (UE) 2018/848 relativo alla produzione biologica;
- la Direttiva 2000/60/CE sulla gestione delle acque.
A livello operativo, i sistemi acquaponici devono essere trattati esattamente come qualsiasi altro stabilimento dove si producano alimenti destinati al consumo umano. Devono, per esempio, essere registrati presso le autorità competenti, adottare piani di autocontrollo secondo l’approccio HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points) e essere oggetto dei controlli ufficiali così come da disposizioni del Regolamento (UE) 2017/625.
In conclusione, alla luce degli studi scientifici e delle valutazioni ufficiali della Commissione Europea, l’acquaponica si propone non solo come tecnologia agricola innovativa, ma come paradigma agroecologico che integra competenze ingegneristiche, microbiologiche e gestionali in un sistema produttivo circolare e sostenibile, che ben risponde alle necessità contemporanee. La speranza è che, attraverso l’integrazione di sensori, sistemi di gestione automatizzata e protocolli biologici e di biosicurezza, si potrà ulteriormente elevare la sicurezza dei prodotti, rendendo questa forma di agricoltura avanzata un modello credibile per la produzione sostenibile di cibo sicuro in contesti urbani ed extraurbani.













