Rinnovabili • Agrifood Forum 2026, dalla parte delle soluzioni Rinnovabili • Agrifood Forum 2026, dalla parte delle soluzioni

Agrifood Forum 2026, dalla parte delle soluzioni

Autoconsumo, efficienza energetica, tecnologie avanzate, pianificazione: ecco gli strumenti per rispondere alla crisi energetica, mantenere la competitività e preservare al tempo stesso la realizzazione di prodotti di qualità

Ripensare alla crisi energetica in un’ottica più ampia, in cui i vettori della transizione siano al tempo stesso barriera contro il caro bollette e vincolo di competitività. Questo il messaggio che emerge dal secondo panel di Agrifood Forum 2026, l’appuntamento annuale organizzato da Rinnovabili in collaborazione con Confagricoltura.

Il tema centrale di questa edizione non poteva che essere quello energetico-economico, viste le gravi ripercussioni che il conflitto mediorientale sta determinando sul settore agroalimentare nazionale. Un settore che da solo rappresenta circa il 15% del Prodotto Interno Lordo ma in cui i costi di produzione rappresentano un fattore critico. E fra questi, la spesa per l’energia – la voce che sta crescendo più rapidamente . risuona come un allarme. Ma soprattutto rende sempre più arduo riuscire a mantenere una buona competitività in un mondo così globalizzato, preservando al tempo stesso la capacità di realizzare prodotti di qualità.

Come conciliare questi aspetti? Per Marco Borgarello, Direttore Dipartimento RSE (Ricerca Sistema Energetico) “occorre fare un tentativo di cambiare la struttura” e “per rivedere, integrare e migliorare i temi dell’approvvigionamento energetico. C’è il tema dell’adozione delle nuove tecnologie nella produzione, ma soprattutto nella trasformazione dei prodotti, e anche di migliorare i processi stessi.[…] Tutto questo potrebbe essere tradotto nel concetto di transizione energetica”; ma deve essere una transizione “gestibile, praticabile e, soprattutto, guidata dalla consapevolezza che questo processo non può lasciare indietro nessuno. Nel settore agricolo non tutte le strutture e non tutte le imprese hanno le risorse o la consapevolezza dei problemi necessaria per stare al passo”.

Il ruolo della ricerca e l’indagine sulle filiere agricole

In quest’ambito RSE ha avviato un percorso di ricerca dedicato. “Abbiamo analizzato le sei principali filiere agricole: pomodoro, pasta, lattiero-caseario, oleario, vitivinicolo e ortofrutticolo e condotto un’indagine su più di 600 imprese per cercare di capire i flussi energetici, i potenziali di risparmio e le filiere strategiche”. Dai risultati emerge che il 60% delle imprese sta cominciando a investire in innovazione tecnologica, soprattutto nel settore dei macchinari e dei software di gestione. Numero che cambia ovviamente a seconda della specifica filiera. Ma anche l’uso delle rinnovabili è in forte crescita sebbene riguardi ancora solo il 25% delle imprese circa, e il vettore prevalente sia il fotovoltaico.

A spingere è soprattutto la necessità di ridurre la spesa energetica. “Un secondo motivo riguarda l’opportunità degli incentivi pubblici: laddove c’è l’incentivo, l’imprenditore più attento e sensibile decide di usufruirne. Infine, in determinate imprese sta crescendo la consapevolezza ambientale”.

Prevedibilità e pianificazione a lungo termine

La soluzione non consiste solo nel trovare un modo per pagare meno l’energia, ma nel creare un ecosistema che renda capaci di formulare una strategia a lungo termine. Questo il messaggio principale di Marco Brunatto, Head of Sales B2B di E.ON Italia. “È vero che l’energia deve costare poco per le aziende e tutte vogliono pagare il meno possibile, ma il vero problema è diventata la prevedibilità. Il fattore critico è l’essere in grado di anticipare i tempi.“ Per Brunatto le aziende che nei prossimi anni saranno maggiormente pronte e solide saranno quelle che oggi hanno saputo mettere a terra una pianificazione per essere proattive di fronte al cambiamento. In che modo? Ovviamente il primo passaggio è ragionare sulle commodity, orientandosi sull’offerta energetica più adatta. Il passaggio successivo si basa sul presupposto che non esista un singolo interruttore in grado di risolvere il problema; “la risposta va costruita con una serie di attività concrete, come gli interventi nel campo dell’efficienza energetica. […] L’installazione di pannelli fotovoltaici può sembrare scontata, ma è una soluzione semplice e tecnologicamente consolidata da alcuni decenni che dà risultati concreti”.

“Oggi vediamo che non si tratta soltanto di un tema di bollette, ma di una reale necessità di prevedibilità”, fa eco Luís Alvim, Managing Director di Client Solution, EDP Energia Italia. “In un contesto di prezzi alti e di forte volatilità, le aziende hanno bisogno di questa prevedibilità per gestire le proprie operazioni quotidiane […] Ma soprattutto hanno bisogno di valutare fin da ora il compromesso tra costi immediati e stabilità futura, adottando un approccio strutturato. Come raggiungere questo obiettivo? Innanzitutto con l’autoconsumo on-site. “Questo è importante perché, nella logica di crescita della penetrazione delle rinnovabili, anche i costi di rete andranno ad aumentare”.

Alvim punta i riflettori anche su formule contrattuali ad hoc come l’as-a-service, ovvero senza investimenti diretti da parte dell’azienda, che forniscono prevedibilità sia sulla commodity sia sui costi di rete. “In questo modo una quota di energia, che può variare tra il 10% e il 30% del fabbisogno, viene isolata dalla volatilità del settore”. Ma si parla anche di stoccaggio energetico e di PPA offsite. “La chiave del successo futuro non sarà semplicemente scegliere il costo più basso o assicurarsi la flessibilità, ma risiederà nella capacità di originare, gestire e ottimizzare la combinazione di diverse fontes energetiche assicurando così la resilienza per il futuro”.

Innovazione tecnologica e monitoraggio dei dati sul territorio

Giovanni Di Mambro, CEO & co-fondatore di Elaisian, ha portato invece l’esperienza del mondo tech e delle nuove tecnologie basate sui dati. “Siamo partiti affrontando il cambiamento climatico e supportando le aziende agricole attraverso il monitoraggio dei dati climatici, per responder alle problematiche giornaliere: dall’utilizzo dell’acqua fino alla lotta contro i patogeni presenti sul campo”. Oggi con le nuove necessità di monitoraggio richieste per gli impianti agrivoltaici, il legame con l’energia si è rafforzato, così come quello con il territorio.

“Lavorare direttamente sul territorio è la chiave: oggi disponiamo di una rete di 100 studi agronomici in tutta Italia, il che ci permette un livello di penetrazione e di affidabilità molto alto sia con le aziende agricole sia con l’Ordine degli Agronomi. Al momento seguiamo una ventina di impianti nel centro-sud, soprattutto in Sicilia, Sardegna, Campania e Puglia, supportando sia aziende agricole sia aziende energetiche che hanno partecipato ai bandi negli ultimi due anni. La componente tecnologica e di sensoristica, unita al know-how puramente agricolo, è fondamentale. L’opportunità di installare sensori non deve essere vista come un mero obbligo richiesto dalla normativa o dal bando: è importante raccogliere dati di qualità e avere una piattaforma che garantisca un supporto agronomico costante.”

Se le rinnovabili hanno un ruolo di primo piano nella ricetta anticrisi, è anche vero che la strada non è completamente spianata, come ricorda Carlo Drazen Toic, Co-Founder e COO di SOL-R Global Infrastructure. Toic ha posto l’accento sui colli di bottiglia del settore, a cominciare dall’eccessivo aumento del valore dei terreni destinati a impianti. “I decreti sulle aree idonee, i cambiamenti del regime fiscale dei diritti di superficie e una corsa frenetica da parte dei soggetti originatori – che spesso avanzano agli agricoltori promesse di diritti di superficie eccessivi o di valori fuori mercato – hanno portato a un surriscaldamento del mercato. Da un lato è naturale che un proprietario terriero cerchi di massimizzare il ritorno sulla sua proprietà; dall’altro, la sottoscrizione di diritti di superficie o di preliminari di acquisto troppo onerosi fa sì che alla fine si abbiano tanti progetti autorizzati ma privi di investitori. Infatti, in Italia ci sono circa 2 o 3 gigawatt di progetti autorizzati che sono fermi in cerca di acquirenti.” In questo contesto SOL-R Global Infrastructure, tende una mano agli agricoltori rilevando la proprietà del terreno ma garantendo ai coltivatori la permanenza delle colture su quello stesso terreno.

Il potere dell’efficienza energetica

Dalla produzione di energia all’utilizzo intelligente della stessa. Gianpiero Leggieri, Industry Segment Specialist Food & Beverage Market di ABB, ha posto i riflettori sulla più grande risorsa per le aziende sia per sostenere la competitività che per difendersi dagli shock energetici: l’efficienza. In particolare quella dei motori elettrici che a livello industriale catalizzano su di sè ben il 70% del fabbisogno di settore.

In questo ambito le potenzialità sono sorprendentemente grandi. “Se tutti i motori oggi non efficienti venissero sostituiti con modelli efficienti, si potrebbe risparmiare una quota di energia pari al 10% del consumo di un intero paese come l’Italia”, spiega Leggieri. Un discorso che vale per il retrofit dei vecchi impianti dell’industria agroalimentare ma ancora di più per quelli nuovi. “Quando un produttore della filiera agri-food effettua un nuovo investimento, dovrebbe esigere che il suo impianto sia realizzato con motori ad alta efficienza. […] Deve esigere queste tecnologie sapendo che in un impianto realizzato con motori ad alta efficienza si ripaga in un solo anno e, in molti casi, si arriva addirittura a sei mesi”.

Quali sono le aree in cui intervenire? “Se penso alla filiera agri-food, la prima applicazione è la refrigerazione. Tutti gli impianti hanno bisogno del freddo e i relativi sistemi funzionano di solito 24 ore al giorno con motori di grossa potenza, dai 100 kW in su. Vi sono poi la movimentazione dei fluidi, la ventilazione e le macchine di processo, dove si può arrivare a motorizzazioni fino a 300 kW. Intervenire in questi ambiti non solo ha molto senso ma porta valore alle aziende”.

Rinnovabili •

About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili, le rassegne regionali e le newsletter tecniche. Oggi, tra le altre cose, si occupa della copertura quotidiana delle novità normative sulle fonti rinnovabili, delle politiche energetiche nazionali, europee ed asiatiche, e dei grandi temi connessi all'innovazione e al mercato. Segue da vicino i brevetti e le ricerche scientifiche sulle tecnologie, con un focus su sistemi di accumulo, fotovoltaico, eolico e geotermia. Ha pubblicato articoli legati all'hi-tech e alle rinnovabili su Repubblica.it. Dal 2025 è Vice Direttrice della testata.