Biogas agricolo a rischio? Il taglio del 20% annuo ai Prezzi Minimi Garantiti (PMG) per l’energia elettrica prodotta da impianti a biogas e biomassa di origine agricola sta allarmando gli agricoltori che hanno investito per efficientare gli impianti e adeguarsi alla normativa

Biogas agricolo e qualità dell’ambiente
Biogas agricolo sotto attacco? Il taglio del 20% annuo ai Prezzi Minimi Garantiti (PMG) per l’energia elettrica prodotta da impianti a biogas e biomassa di origine agricola sta generando grande inquietudine nel settore, con il rischio di vanificare gli imponenti sforzi fatti fino ad ora.
Infatti la revisione dei Prezzi Minimi Garantiti potrebbe minacciare la sostenibilità ambientale delle aziende agricole e distruggere un settore chiave per l’economia circolare e la decarbonizzazione.
La progressiva revisione, tra l’altro, potrebbe diminuire gradualmente fino alla completa eliminazione del PMG.
Cosa sono i Prezzi Minimi Garantiti
Il meccanismo dei Prezzi Minimi Garantiti era stato introdotto nel 2024; nel 2025 il Decreto PNRR Pratiche Ecologiche del 2025 ha finanziato l’efficientamento degli impianti di biogas agricolo garantendo un prezzo minimo per l’energia da biogas legato ai costi di gestione.
Pertanto, le aziende agricole hanno fatto investimenti ingenti per efficientare gli impianti e adeguarsi alla normativa.
Una riduzione dei PMG rischia di fermare gli investimenti e compromettere le filiere sostenibili fin qui costruite con successo.
In pratica, senza sostegni c’è il rischio che gli impianti diventino antieconomici, e magari chiudano, mettendo a rischio posti di lavoro. Inoltre, i disagi nella gestione dei rifiuti agricoli potrebbero avere impatti ambientali negativi.
Biogas agricolo, perché sì
Quali vantaggi presenta il biogas agricolo rispetto ad altre fonti di energia rinnovabile?
- è programmabile
- copre il 10% del fabbisogno di energia con fonti 100% italiane
- riduce le emissioni di gas serra dell’80%
- produce fertilizzanti naturali, quindi riduce il ricorso a quelli di sintesi
- trasforma i rifiuti in risorsa, quindi è una forma di economia circolare
- crea una parte di reddito che sostiene la zootecnia e la cerealicoltura.
Nei prossimi anni, una parte degli impianti potrà essere convertita alla produzione di biometano, ma occorre continuare a sostenere il biogas elettrico con un sistema che aiuti gli impianti a restare economicamente sostenibili e a investire.
I tagli ai Prezzi Minimi Garantiti mettono a rischio il settore
Per discutere di un tema così rilevante, Confagricoltura Cuneo e Piemonte ha organizzato l’evento “DL Bollette: a rischio il comparto biogas e biomasse di origine agricola” in collaborazione con il Consorzio Monviso Agroenergie (CMA).
«Il biogas elettrico non serve solo a produrre energia rinnovabile, ma è anche uno strumento fondamentale per aiutare l’agricoltura, proteggere l’ambiente e ridurre le emissioni inquinanti.
Grazie agli impianti di biogas, gli scarti agricoli e i reflui degli allevamenti vengono recuperati invece di diventare un problema.
Questo permette di: ridurre cattivi odori e inquinamento, tagliare le emissioni di gas serra (oltre l’80%), produrre fertilizzanti naturali, riducendo l’uso di prodotti chimici e creare un sistema di economia circolare, dove nulla viene sprecato», ha dichiarato Andrea Chiabrando, direttore tecnico del CMA.
Le richieste degli agricoltori al ministro Pichetto Fratin
«La progressiva riduzione del 20% annuo fino all’eliminazione dei Prezzi Minimi Garantiti per l’energia elettrica prodotta dagli impianti a biogas e a biomassa di origine agricola rischia di mettere in ginocchio il settore.
Negli anni, intorno a questi investimenti si sono strutturate filiere sostenibili in grado di generare economia circolare e di dare un contributo concreto alla decarbonizzazione.
Chiediamo, pertanto, che la norma venga rivista senza però generare impianti di “serie A” e altri di “serie B”: tutti quelli di potenza fino a 999 KW devono essere tutelati, compresi quelli nati seguendo il modello dell’aggregazione tra imprese.
C’è ancora molto da fare per raggiungere l’obiettivo fissato dal PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) di produrre, entro il 2030, il 63% di energia elettrica con fonti rinnovabili. Attualmente, infatti, siamo al 42% e non comprendiamo perché si decida di interrompere un modello virtuoso e programmabile, a differenza di altre energie alternative (tipo eolico e solare).
Servono, infine, regole certe per pianificare gli investimenti aziendali: anche la ventilata ipotesi di un rinvio dei tagli ai PMG ai prossimi anni non ci vedrebbe soddisfatti perché non garantirebbe prospettive al settore e rallenterebbe il percorso sulla sostenibilità avviato dalle aziende agricole e sempre più importante anche per l’accesso al credito secondo i parametri ESG».
Gli agricoltori per la sicurezza energetica e alimentare
«Due sono le sicurezze fondamentali per i cittadini: quella energetica e quella alimentare. Chi meglio degli agricoltori contribuisce in maniera significativa al raggiungimento di questi obiettivi?
Da una parte occorre investire in agricoltura per dare a tutti la disponibilità di cibo di qualità ad un giusto prezzo, dall’altra servono garanzie per continuare a produrre energia elettrica di origine agricola, considerando che oggi il contributo degli agricoltori all’approvvigionamento di energia elettrica in Italia è del 10%, con una fonte 100% italiana e in grado di migliorare la qualità dell’ambiente», ha affermato Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura.













