Rinnovabili • Droni in agricoltura per ridurre consumo idrico ed impatto ambientale Rinnovabili • Droni in agricoltura per ridurre consumo idrico ed impatto ambientale

Droni in agricoltura per ridurre consumo idrico ed impatto ambientale

Al Food&Science Festival di Mantova, tre giorni per ascoltare e riflettere sul rapporto tra scienza e cibo

Google Aggiungi Rinnovabili tra i preferiti su Google
Droni in agricoltura per ridurre consumo idrico ed impatto ambientale
Immagine della redazione

Droni in agricoltura, il punto al Food&Science Festival di Mantova

Incrementare le produzioni ortofrutticole per unità di superficie, ottimizzare i margini economici e, contemporaneamente, abbattere l’impronta carbonica e spingere sul risparmio idrico. Le sfide sistemiche dell’agricoltura moderna assomigliano sempre più a un gioco d’incastri, aggravato da mutamenti climatici e normative europee che riducono l’impiego di agrofarmaci e fertilizzanti.

Un mix che mette coltivatori e coltivazioni sempre più in difficoltà. Una possibile soluzione proviene dalla tecnologia applicata all’agricoltura. “Uno sguardo dall’alto. Droni e tecnologie intelligenti per l’agricoltura di oggi” è stata una delle conferenze che ha animato il Food&Science Festival di Mantova, promosso da Confagricoltura Mantova, ideata da FRAME – Divagazioni scientifiche e organizzata da Mantova Agricola, che si è chiuso domenica 17 maggio, dove esperti del settore ed imprenditori si sono confrontati sulle potenzialità e sui limiti burocratici che circondano l’uso dei droni nei campi.

Meno chimica, più acqua risparmiata: i vantaggi dell’agricoltura di precisione

Dalle analisi multispettrali alla distribuzione mirata di insetti utili e biostimolanti, i droni comandati da remoto stanno trovando applicazione anche nel sistema agricolo italiano, per favorire la transizione ecologica e l’agricoltura 4.0. L’introduzione dei droni nei cieli agricoli risponde a un imperativo preciso: fare di più con meno. Infatti, all’approccio tradizionale basato su trattamenti omogenei a pieno campo si sta affiancando una gestione millimetrica.

Come evidenziato durante i panel, il drone non va inteso come un sostituto miracoloso da evocare solo durante le emergenze climatiche, bensì come un elemento da integrare stabilmente nelle tecnologie aziendali.

Vantaggi dell’uso del drone in agricoltura

Grazie all’utilizzo di sensori e telecamere a bordo, il drone riesce ad individuare rapidamente fallanze di semina o problemi di sviluppo. Mentre con le ottiche multispettrali, capaci di calcolare indici invisibili all’occhio umano, si raggiungono effetti importanti sullo stato di salute della pianta e del terreno.

L’adozione dei droni nell’agricoltura di precisione rappresenta una svolta ecologica fondamentale, capace di mitigare l’impatto ambientale delle pratiche tradizionali attraverso una diagnostica visiva e spettrale avanzata. L’integrazione di telecamere ad alta definizione RGB e l’analisi mirata degli indici vegetativi consentono un monitoraggio costante e non invasivo della salute delle colture, identificando tempestivamente stress idrici o carenze nutrizionali.

Droni in agricoltura: meno acqua, meno chimica

Questo flusso continuo di dati georeferenziati alimenta lo sviluppo dello Smart Cloud Farming, una gestione digitalizzata che permette di mappare i macronutrienti del suolo e calibrare l’irrigazione su base micro-locale. Sostituendo il controllo visivo a terra e l’uso preventivo di risorse, la tecnologia aerea ottimizza il consumo idrico e previene il sovradosaggio di input chimici, gettando le basi per una gestione agraria predittiva che protegge gli ecosistemi locali e riduce gli sprechi di risorse preziose.

Sul piano operativo, il passaggio dai pesanti mezzi terrestri, per lo più i trattori, ai vettori aerei elettrici, come i droni, si traduce nell’abbattimento delle emissioni di carburante e nell’azzeramento del compattamento idrogeologico del terreno, preservando la struttura del suolo e la biodiversità sotterranea. I droni agricoli ridefiniscono i concetti di concimazione e difesa fitosanitaria grazie alla distribuzione localizzata di concimi biologici, biostimolanti ed elementi naturali che agiscono solo dove la pianta ne ha reale necessità produttiva.

Azzeramento del compattamento del terreno e difesa biologica

A differenza dei pesanti trattori, il drone non esercita alcuna pressione idrogeologica sul terreno e questo si traduce in zero schiacciamento delle colture e nella possibilità di intervenire persino su terreni bagnati, fangosi o impervi.

Sul fronte della difesa biologica, il volo automatico guidato da mappe GPS consente il rilascio uniforme di capsule o insetti utili per il biocontrollo. Esempi virtuosi includono la distribuzione del Trichogramma per combattere la piralide del mais o del Phytoseiulus persimilis per il controllo degli acari nel pomodoro, riducendo in modo importante il ricorso ai fitofarmaci chimici.

La voce degli esperti al Food&Science Festival

“Le sfide sistemiche dell’agricoltura oggi impongono di fare margine gestendo costi rigidi e clima avverso,” ha spiegato Mauro Coatti, Head of Technical Support di Syngenta Italia, “Il drone è la tecnologia che aiuta a generare questo margine, ma va integrato nei processi. Pensiamo alla coltivazione del riso in Pianura Padana: poter intervenire dal cielo significa evitare il calpestamento e il danneggiamento delle piante“. Il vecchio elicottero, al contrario, finiva spesso per danneggiare le colture con lo spostamento d’aria generato dalla sua eccessiva potenza. Senza contare l’abbattimento totale delle emissioni inquinanti del drone rispetto ai mezzi endotermici terrestri.

“L’importante è la pianificazione del volo precedente all’attività. Viene distribuita in modo puntuale l’acqua per ettaro e, in base alla sostanza utilizzata, si calibra la quantità esatta per non superare la soglia di fitotossicità. Possiamo persino decidere la grandezza della goccia, variando da 500 a 50 micron a seconda che si utilizzi un fungicida o un erbicida, le parole dell’esperto Giuseppe Boieri, agrotecnico ed esperto in fertilizzanti speciali e agricoltura con droni, che ha aggiunto “la velocità ideale per un trattamento corretto oscilla tra i 25 e i 30 km/h a un’altezza media di 3 o 4,5 metri sopra la coltura“.

I campi di applicazione professionale, come ricordato anche dagli interventi di Luciano Conti, esperto in agrotecnica e utilizzo dei droni, superano i confini dell’agricoltura di precisione, abbracciando la termografia, i rilievi topografici, il monitoraggio del dissesto idrogeologico, fino al calcolo accurato dei danni per i rimborsi assicurativi. Una versatilità che spazia dai piccoli droni da serra fino ai giganti professionali in grado di trattare decine di ettari al giorno di mais, soia o pomodoro da industria.

Droni in agricoltura: il nodo normativo in Europa

Se la tecnologia corre e la sostenibilità ambientale è un’urgenza sempre più stringente, la legislazione europea e italiana rispondono ancora a rilento, rappresentando il vero collo di bottiglia per lo sviluppo del settore. Fino ad oggi, i droni sono stati equiparati a livello europeo ai normali aeromobili, subendo restrizioni severe nate per l’aviazione generale. In Italia, la normativa attuale consente l’uso dei droni per il monitoraggio visivo, la mappatura e la distribuzione di insetti utili. Tuttavia, la distribuzione di agrofarmaci per via aerea resta vietata, salvo rare e complesse deroghe regionali legate a emergenze fitosanitarie.

“Qualcosa, però, si sta muovendo. Nel 2024 sono state emanate le linee guida per la sperimentazione dei droni, un protocollo specifico che ha permesso a diverse Regioni di condurre test sul campo per dimostrare, dati alla mano, la maggiore sicurezza e la minore deriva dei trattamenti dal cielo rispetto alla distribuzione tradizionale con atomizzatore, ha sottolineato Mauro Coatti, aggiungendo che “la sfida dei prossimi mesi sarà quella di tradurre la crescente sensibilità delle istituzioni in riforme strutturali, liberando l’uso degli agrofarmaci d’avanguardia tramite drone dai vincoli dell’emergenza“.

Rinnovabili •

About Author / Paolo Travisi

Paolo Travisi ha iniziato il suo percorso da giornalista nel 2004, come redattore del network televisivo 7Gold, una palestra professionale incredibile in cui è diventato giornalista professionista, realizzando servizi tv, dalla cronaca alla cultura, e collaborando a programmi e talk condotti da professionisti quali Aldo Biscardi, Alessandro Milan, David Parenzo. In parallelo all'esperienza televisiva, ha iniziato a scrivere per Il Messaggero web, all'epoca guidato da Davide Desario (attuale direttore di Adn Kronos) e poi a scrivere di scienza, tecnologia e cultura anche per l'edizione cartacea. La passione per la scrittura e la scienza, lo ha portato a collaborare con la “storica” rubrica TuttoScienze de La Stampa, con interviste a scienziati italiani ed internazionali. Dalla scienza alla sostenibilità, con la collaborazione con Green&Blue di Repubblica. Per Rinnovabili scrive quotidianamente e con grande entusiasmo di mobilità elettrica, realizza test drive delle auto e video per le pagine social.