Agrifood Forum 2022: le nuove frontiere per un’alimentazione sostenibile

Insetti e recupero della dieta mediterranea: il secondo panel pomeridiano di Agrifood Forum 2022 è stato dedicato all’alimentazione sostenibile e al cibo del futuro

(Rinnovabili.it) – Tarme, grilli, chiocciole e molto altro: l’alimentazione sostenibile di domani si affaccia già oggi con una serie di piccole realtà che, in tutta Italia, stanno costruendo un nuovo senso comune. Sono intervenute ieri, nel corso dell’Agrifood Forum 2022, nel secondo panel pomeridiano dal titolo “Le nuove frontiere dell’alimentazione”, e si sono confrontate sul cibo di domani. Lo scenario attuale, infatti, non promette nulla di buono per le nostre abitudini alimentari: lo spettro della guerra in Ucraina e di una crisi dell’approvvigionamento di cibo incombe su una situazione già resa complessa dai cambiamenti climatici e dalla scarsità di risorse. Il tutto si accompagna a previsioni circa l’incremento demografico che contano, entro il 2050, fino a 10 miliardi di persone. Persone cui garantire un’alimentazione, rivoluzionando abitudini e offrendo loro cibo sano e nutriente ma anche sostenibile.

E la rivoluzione, ormai è chiaro, passerà anche da loro: gli insetti.

La nuova frontiera dell’alimentazione sostenibile sarà riportare gli insetti nelle nostre diete

Giovanna Parmigiani, della giunta nazionale di Confagricoltura, ha ricordato che l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha già dato il via libera alle farine prodotte dagli insetti, così come sono ben visti dalla FAO, identificati come una fonte sostenibile di proteine per la popolazione in crescita. “La crisi ucraina – ha commentato – ha messo in evidenza problemi già esistenti come quello dell’autosufficienza alimentare. Tutte le innovazioni sono preziosi alleati e hanno una strategia per affrontare la complessa situazione in cui siamo, oltre che un potenziale enorme per la crescita sostenibile del Paese”.

Del resto, come sfamare quasi il doppio dell’attuale popolazione incidendo di meno sull’ambiente? La necessità di un’alternativa sostenibile all’alimentazione tradizionale si fa sempre più impellente: “Occorre essere capaci di diversificare, trovare fonti alternative, con equilibrato e rispetto dell’attività agricola e zootecnica tradizionale, che fa produzione di alimenti ma anche presidio del territorio”.

Un’alimentazione basata sugli insetti desta, del resto, perplessità e diffidenza, specie in un Paese come il nostro, che con la dieta mediterranea fa dell’alimentazione non soltanto “un fatto nutrizionale ma una questione culturale”, ma “va tenuto presente che l’80% degli altri paesi consuma già proteine derivate dagli insetti, accessibili e sostenibili, valida alternativa a quelle derivanti da carne e pesce”. Proprio in questa direzione, ha raccontato Parmigiani, esiste già un regime di disciplinamento e regolamentazione del trattamento, commercializzazione e il consumo di questi prodotti, allo scopo di costruire un’alimentazione sostenibile. Già oggi 6.000 tonnellate di proteine sono derivate dagli insetti, le previsioni per il 2024 ritengono che si potrà arrivare a 710 milioni di dollari e 3 milioni di tonnellate di farina.

Confagricultura – ha raccontato Parmigiani – è attenta a questi allevamenti, e ha conferito l’annuale premio innovazione proprio a un’azienda che produce larve soldato, allevandole con i sottoprodotti dell’agricoltura e dell’agroindustria aziendale”. Alimentazione sostenibile, dunque, ma anche circolare: tra gli aspetti positivi sottolineati dalla relatrice, il fatto che gli insetti possono essere nutriti con gli scarti e hanno un elevato coefficiente di resa: con circa 2kg di alimentazione si riesce a produrre fino a 1kg di prodotti, avendo gli insetti una percentuale di edibilità che arriva all’80% del loro peso. Il loro allevamento, inoltre, richiede poca acqua, e godono di tassi elevati di sopravvivenza e riproduzione. 

L’alimentazione sostenibile parte dai grilli

Nel nostro Paese la direzione è già intrapresa da diverse piccole realtà. Alia Insect Farm è una start up innovativa che ha deciso di investire sui grilli. La costruzione di un quadro di alimentazione sostenibile, secondo la fondatrice Carlotta Totaro Fila, non può prescindere da quelli che, ha dichiarato, sono “l’alter ego terrestre dei gamberetti”.

“La cultura alimentare dei popoli – ha spiegato – è il risultato di abitudini alimentari che si tramandano da secoli. Da noi adesso proviamo disgusto, ma in passato anche alle nostre latitudini gli insetti erano ritenuti prelibatezza e utilizzati per come fonte di energia e forza per sostenere, ad esempio, i gladiatori durante l’impero romano”.

Le proprietà nutrizionali sono indubbie, sono un’ottima integrazione all’alimentazione perché forniscono carne proteica sostenibile. “100 grammi di polvere di grillo – ha spiegato Totaro Fila – possono contenere fino al 60% di proteine, ma contengono anche fibre, grassi buoni, minerali come ferro e calcio, e vitamine del gruppo B”. Allevare grilli del resto abbassa notevolmente l’impatto ambientale: non ci sono emissioni di gas serra, non c’è bisogno di troppo spazio, e la resa è maggiore di quella della carne ovina o bovina.

Torna anche il tema della circolarità: “del grillo – ha spiegato la startupper – non si butta via niente”. Gli stessi escrementi di questi insetti sono infatti tra i concimi naturali più efficienti e salutari per suoli e piante.

Rispetto al piano delle autorizzazioni, specifica, non esiste in Italia un piano di regolamentazione se non per la farina derivata dalle tarme. La normativa di riferimento è al momento quella europea sui novel food, che ha imposto per il consumo di questi animali – che prima del 1997 non era normato – la necessità di presentare un dossier scientifico di sicurezza che illustri come vengono allevati, processati e commercializzati. Si tratta di un processo molto lungo, che però secondo Totaro Fila “lascia il consumatore certo del fatto che un prodotto di questo tipo ha i più alti standard di igiene e sicurezza come l’altra alimentazione animale”.

Dal Molise rinasce la tradizione dell’allevamento di chiocciole

C’è chi invece ha deciso di rendere il passaggio più graduale, come Lorenzo Sallustio, cofondatore di MolHelix, una start up agricola in cui si allevano chiocciole. L’idea è nata insieme a Marco Di Cristofaro: i due erano ricercatori universitari e si occupavano di strategie di sviluppo sostenibile dei territori marginali, a partire dallo sviluppo e dall’innovazione in agricoltura.

Da agronomi, hanno deciso di dare gambe a quello di cui si occupavano, recuperando un terreno abbandonato in provincia di Campobasso, dal quale hanno deciso di far partire il percorso molisano verso un’alimentazione sostenibile. Tra gli scopi, “creare un flusso di ritorno dei rifiuti della grande distribuzione verso i territori marginali, con un sistema circolare di tipo territoriale, in cui la periferia che dà cibo e smaltisce i rifiuti del centro del polo urbano”. Non volevano infatti fare agricoltura convenzionale ma partire porre al centro delle proprie attività il tema della sostenibilità. Si sono interessati ai novel food, ma hanno scelto un approccio soft, “riscoprire prima qualcosa che c’era già, da secoli, dai romani, dando un tocco più accattivante, costruire una nuova narrazione”.

Hanno così ripreso l’idea di coltivare chiocciole, una vecchia tradizione e, nel dopoguerra, “fonte di proteine a bassissimo costo e facilmente reperibili in natura”, allo scopo di riscoprirne l’elevato valore nutritivo: le chiocciole sono infatti “ideali per problemi di colesterolo e glicemia, contengono meno del 2% di grassi insaturi, 12\13% di proteine, sono praticamente paragonabili alla sogliola ma più sostenibili”. Anche in questo caso si tratta di un cibo a elevato rendimento: per produrre 1 kg di chiocciole occorrono 50o litri d’acqua, mentre per produrre 1 kg di carne di manzo o vitello se ne consumano fino a 19.000.

L’approccio di MolHelix vuole essere circolare, anzi “elicoidale”. I due fondatori hanno infatti statuito un protocollo d’intesa con la gdo di Campobasso e recuperano settimanalmente gli scarti dei reparti ortofrutticoli; utilizzandoli per nutrire le chiocciole, trasformano i rifiuti in nuove proteine.

Sallustio parla però di approccio elicoidale perché dalle chiocciole, con una metodologia cruelty free, MolHelix estrae la bava, utilizzata per la realizzazione di prodotti cosmetici.

Al centro dell’azione della start up, però, resta il recupero sostenibile della tradizione, innanzitutto nell’alimentazione. Con l’allevamento hanno recuperato anche un agriturismo di famiglia, dove realizzano tour per raccontare all’utenza le proprie attività e “far riscoprire le chiocciole con menù completo dagli antipasti ai secondi tutto a base di chiocciola, anche per far vincere la ritrosia a mangiare l’alimento”.

L’alga spirulina: il batterio nutriente e sostenibile

L’azienda Sorelle Salera ha vinto gli Oscar Green Coldiretti nel 2020, nella categoria sostenibilità, ed è stata premiata anche da Legambiente.Le sue attività sono dedicate alla commercializzazione dell’alga spirulina.

Conosciuta già dall’antichità, è tornata in auge negli ultimi anni per chi ha voluto abbracciare un’alimentazione vegana, vegetariana o in ogni caso sostenibile. Questo tipo di alga, infatti, fornisce un importante apporto proteico vegetale.

In antichità era considerata un’alga per il suo forte potere di fotosintesi, è stata successivamente catalogata dalla comunità scientifica come un cianobatterio. Si tratta di un alimento utilizzato in integrazione alla dieta mediterranea per le importanti proprietà nutritive: “Il 60% di questa microalga – ha spiegato Enrico Maranesi, responsabile aziendale Sorelle Salera – è costituito di proteine subito disponibili per l’organismo”. Ma non solo, perché la spirulina è ricca di vitamine, sali minerali, potassio e un buon contenuto di ferro.

L’alga contiene inoltre ficocianina, un pigmento fotosintentico ad altissimo potere antiossidante: “l colore verde intenso – ha spiegato Maranesi – è dato dalla clorofilla di cui è molto ricca, che per il nostro organismo dà un forte aiuto e sollievo nei casi di problemi legati alla digestione e all’apparato digerente. Si tratta di un concentrato che dà molta energia ed è usato nei cambi di stagione o dagli sportivi che decidono di assumere integratori naturali”. L’alga spirulina viene commercializzata in diverse maniere: essiccata e polverizzata, ridotta a scaglie, filamenti o compresse, ma anche fresca o congelata.

Sorelle Salera è un’impresa votata alla sostenibilità a 360° e, per questo, ha ricevuto diversi riconoscimenti. “Tutto è nato dalla volontà di riutilizzare ciò che era già disponibile in azienda”, ha raccontato Maranesi. Gli stabilimenti hanno infatti un impianto a biogas, e non sapevano come trattare in maniera adeguata l’energia termica prodotta. “All’inizio spendevamo e consumavamo molto per raffreddare l’acqua”, ha spiegato, fino a che non hanno avuto l’idea: veicolare il calore prodotto in serre automatizzate, dove viene utilizzato proprio per riscaldare l’ambiente in cui le alghe vengono coltivate. In questo modo hanno trasformato una coltivazione stagionale in un’attività che fanno tutto l’anno, con una forte attenzione alla sostenibilità: ”anche la movimentazione dei macchinari elettrici – ha concluso – è assicurata da un parco di pannelli fotovoltaici”.

L’alimentazione del futuro e il recupero della tradizione: la dieta mediterranea

Il panel si è concluso con l’intervento di Sara Roversi, presidente di Future Food Institute, che si occupa di diffusione della cultura della dieta mediterranea.

Se si parla di alimentazione sostenibile, ha affermato, “la dieta mediterranea è lo stile di vita perfetto”. L’intervento di Roversi è avvenuto in diretta da Capaccio Paestum, comune campano ospite del primo Salone della dieta mediterranea, il primo festival nazionale che durerà per i prossimi sei mesi. Secondo Roversi “In Italia è banalizzata, ma è un patrimonio che ha al suo interno la celebrazione delle diversità e un modello di ecologia integrale con una dimensione politica, economica, progetti di sviluppo, filiera, lavoro, dimensione umana e tutto ciò che ha a che fare con la salute, anche sociale. Dove e con chi consumiamo il cibo? Quanto tempo dedichiamo alla cosa? Come sono cambiate le nostre cucine?”.

Lo scopo di Future Food Institute è riportare la dieta mediterranea tra le giovani generazioni, a partire dalle scuole, per affermare nuovi antichi modelli di alimentazione sostenibile. Le attività sono varie, dalla rigenerazione agli orti scolastici, ai progetti di educazione e divulgazione, per far riscoprire alle giovani generazioni questo prezioso patrimonio Unesco.

L’associazione realizza infatti anche campi di lavoro per coinvolgere i giovani in prima persona, insieme alla FAO, sia in Italia sia all’estero. L’obiettivo è mettere insieme diverse competenze e generazioni: “Bisogna lavorare insieme – ha spiegato Roversi – abbiamo dato il via al salone della dieta mediterranea cercando di far parlare mondi che fino a ieri non si erano parlati. L’Osservatorio del Ministero ci dice che il patrimonio della dieta mediterranea è stato abbandonato dai giovani, ma se non li si fa partecipare non si va da nessuna parte”.

Articolo precedenteUna pellicola gel low cost per produrre acqua nel deserto
Articolo successivoI pesticidi nel piatto crescono del 53% in 9 anni

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui