La prima causa delle crisi alimentari nel 2025 sono i conflitti. In cima a questa tragica classifica c’è Gaza, ma di tanti altri paesi nemmeno si parla. La fame non è una fatalità ma il risultato di azioni umane, evidenzia il “Global Report on Food Crises 2025” che lancia un allarme affinché crisi gravi non si trasformino in una catastrofe

La fame non è una fatalità ma il risultato di azioni umane
Parlare oggi di crisi alimentari evoca subito la situazione di Gaza, dove tutta la popolazione è in una situazione di insicurezza alimentare acuta, ovvero quella che mette le persone in pericolo imminente di vita.
Ma ad aggravare la situazione globale ci sono i tagli ai finanziamenti che rendono del tutto insufficiente la risposta umanitaria.
Le cause principali delle crisi alimentari
Oltre a Gaza, le crisi alimentari più gravi si registrano in Sudan, Sud Sudan, Yemen, Haiti e Mali. Molti altri paesi sono in situazioni di insicurezza alimentare acuta. Le cause sono diverse:
- shock climatici – eventi climatici estremi come siccità e inondazioni che distruggono i raccolti;
- shock economici – aumento dei prezzi delle materie prime, crisi economiche globali e interruzioni delle catene di approvvigionamento possono impedire l’accesso al cibo;
- conflitti – una delle cause principali di crisi alimentari perché si interrompono la produzione e la distribuzione di cibo.
Verrebbe da dire amaramente che si tratta dei soliti noti, ovvero di paesi in cui l’insicurezza alimentare è talmente cronica e irrisolvibile che le notizie sulle condizioni di vita delle popolazioni passano in un certo senso sotto silenzio.
Si parla di Gaza per le connessioni con la politica internazionale; agli altri paesi non spetta nemmeno l’onore delle cronache e le persone continuano a morire nell’indifferenza del mondo.
L’allarme del GRFC sulle crisi alimentari
Il Global Report on Food Crises (GRFC) 2025 September Update lancia un allarme preciso: da luglio Gaza è in carestia e più di mezzo milione di persone stanno soffrendo la fame, mentre in Sudan la carestia si è affacciata per la prima volta già nell’agosto 2024.
Quello che sollecita una riflessione è che in tutti questi casi le crisi alimentari sono causate dalle azioni umane: i conflitti, infatti, sono il principale motore dell’insicurezza alimentare acuta.
Gaza, Sud Sudan e Yemen hanno anche la più alta percentuale di persone che soffrono di catastrofica insicurezza alimentare (IPC Fase 5).
L’Integrated Food Security Phase Classification (IPC) è lo standard globale per misurare l’insicurezza alimentare: la Fase 5 è ovviamente la più grave.
Le famiglie che si trovano nell’IPC Fase 5 sperimentano la carestia, ovvero la totale mancanza di accesso al cibo e ad altri bisogni primari anche dopo che sono stati messi in atto tutti i possibili meccanismi di adattamento. Sono evidenti fame, morte, miseria e livelli estremamente critici di malnutrizione acuta.
Dove aumenta l’insicurezza alimentare
Il rapporto GRFC descrive l’evoluzione dell’insicurezza alimentare acuta (definita dall’IPC come privazione di cibo che minaccia vite e mezzi di sussistenza, indipendentemente dalle cause, dal contesto o dalla durata) nei paesi in crisi alimentare:
- I paesi o territori con le maggiori quote di alti livelli di insicurezza alimentare acuta sono rimasti in gran parte gli stessi tra il 2024 e l’agosto 2025. Gaza (100%), Sud Sudan (57%), Yemen (52%) e Sudan (51%), sono stati anche tra i più colpiti nel 2024, e continuano ad esserlo nel 2025, con Haiti (51%) che rimane anche nei cinque più gravemente colpiti.
- In termini di numero totale di persone che soffrono di alti livelli di insicurezza alimentare acuta, Nigeria (30,6 mln), Repubblica Democratica del Congo (27,7 mln) e Sudan (24,6 mln) rimangono tra i cinque più colpiti nel 2025. Tuttavia, il Bangladesh e l’Etiopia sono ora sostituiti da Yemen (18,1 mln) e Myanmar (16,7 mln) nei peggiori cinque. L’Etiopia è fuori dalla lista perché mancano i dati per il 2025.
- I dati sulle crisi nutrizionali per il 2025 sono disponibili per 24 paesi e territori. In particolare, 13 di questi hanno oltre 1 milione di bambini di età compresa tra 6 e 59 mesi che sono gravemente malnutriti (i numeri più alti in Nigeria, Repubblica Democratica del Congo e Afghanistan). Sudan, Gaza, Yemen e Sud Sudan stanno affrontando le più gravi crisi nutrizionali in termini di prevalenza.
- I tagli ai finanziamenti umanitari globali metteranno in discussione la risposta umanitaria. Per il 2025 si registra un calo del 17% dell’assistenza allo sviluppo ufficiale (APS) e una significativa riduzione dei finanziamenti per la sicurezza alimentare e i programmi nutrizionali. Ad esempio, il World Food Programme stima che raggiungerà quasi 16,7 milioni di persone in meno nel 2025 rispetto al 2024, con una diminuzione del 21%.
- Solo il 27% dei finanziamenti nutrizionali richiesti era stato garantito entro la metà del 2025. Di conseguenza, le proiezioni indicano che 2,3 milioni di bambini saranno lasciati senza trattamento per la malnutrizione acuta grave, causando potenzialmente ulteriori 369.000 morti infantili ogni anno.












