L’ape nera del Ponente Ligure nuovo presidio Slow Food

L’ape nera del Ponente ligure è il nuovo Presidio Slow Food. È il risultato di un’ibridazione naturale che dura da millenni: un’ape autoctona robusta e resistente ai patogeni che rischia di scomparire per colpa dell’uomo

ape nera
Foto di Mariya da Pixabay

di Isabella Ceccarini

(Rinnovabili.it) – L’ultimo Presidio Slow Food non è un alimento, ma un’ape che vive nel territorio della provincia di Imperia, in Liguria. È l’ape nera del Ponente ligure, risultato di un’ibridazione naturale che dura da millenni tra due sottospecie di api: l’ape bionda italiana (Apis mellifera ligustica) e l’ape nera francese (Apis mellifera mellifera). L’ape nera del Ponente ligure è molto robusta, riesce a volare anche in condizioni climatiche avverse, è in grado di sopravvivere nei tronchi degli alberi e perfino in anfratti rocciosi. Nel tempo si sono selezionati gli individui più forti che resistono agli attacchi di patogeni, specie aliene, inquinamento e cambiamento climatico

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Tuttavia, a partire dal secondo dopoguerra, l’introduzione di altre sottospecie ne ha causato l’erosione genetica, dato che la riproduzione delle api non avviene in ambiente controllato ma durante il volo nuziale: quindi, l’ape regina può essere fecondata dai fuchi di altre sottospecie. Quindi potrebbe scomparire per colpa dell’uomo. A questo si aggiunge l’invasione di un insetto vorace, la Vespa velutina o calabrone asiatico, che nutre le larve con le api cacciate in volo. Nello stesso tempo, però, l’ape nera del Ponente ligure riesce a resistere a un altro distruttore di api, l’acaro Varroa destructor, che è l’incubo degli apicoltori insieme ai pesticidi e al cambiamento climatico.

Selezionate dall’ambiente naturale

Qual è il loro segreto della loro resistenza agli agenti patogeni? Secondo l’apicoltore Fabrizio Zagni, tecnico apistico di Apiliguria e referente dei tre produttori del Presidio, «forse è un mix di diversi aspetti: l’ape, ambiente e il tipo di apicoltura. Tra i fattori che aiutano le api a sopravvivere c’è proprio l’essere autoctone, cioè originarie di questa zona. Per loro, conoscere il clima e l’ambiente è un vantaggio perché possono adattarsi più facilmente. È proprio l’ambiente, infatti, ad averle selezionate nel corso dei millenni: si sono evolute e adattate, hanno superato sfide enormi e crediamo che saranno ancora in grado di continuare a farlo, se solo gliene daremo la possibilità».

L’ape nera del Ponente ligure è allevata da piccole aziende apistiche che producono principalmente miele millefiori di macchia mediterranea, erica, castagno, propoli e polline. 

Senza le api, afferma la FAO, scomparirebbero molte piante, sia selvatiche che coltivate: 71 delle 100 specie di colture che forniscono il 90% del cibo di cui ci nutriamo viene impollinato dalle api. In occasione della Giornata mondiale delle api che ricorre il 20 maggio, Slow Food invita a raccogliere firme aderendo all’Iniziativa dei Cittadini Europei “Salviamo api e agricoltori”per chiedere all’Unione Europea di mettere al bando i pesticidi sintetici entro il 2035, di ripristinare la biodiversità e di sostenere gli agricoltori nella transizione.

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Questo nuovo Presidio Slow Food dell’ape nera del Ponente ligure è sostenuto da Davines.

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