La proposta di legge sui nuovi Ogm? Va ritirata e basta

La pdl a firma di 5 deputati 5 Stelle presentata in parlamento va ritirata perché ignora il principio di precauzione e va contro una sentenza della corte di Giustizia europea. La richiesta di 24 associazioni dell’agricoltura biologica, contadine, ambientaliste e della società civile, unite nel “Fronte Italia libera da OGM”

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I nuovi Ogm derivano dall’uso di New Breeding Techniques come mutagenesi e cisgenesi

(Rinnovabili.it) – La proposta di legge che apre alle tecniche di modificazione del genoma deve essere ritirata e il governo si deve impegnare a “individuare modalità efficaci per tracciare questi nuovi OGM perché “rimangono in una zona grigia e sono quindi ancora più insidiosi degli OGM tradizionali, se non si prendono le disposizioni necessarie per controllarli”. Lo chiedono 24 enti e associazioni dell’agricoltura biologica, contadine, ambientaliste e della società civile, unite nel “Fronte Italia libera da OGM”.

Il M5S ha presentato alla Camera nei giorni scorsi un disegno di legge che disciplina l’impiego di “tecniche di evoluzione assistita (TEA)”. Di che si tratta? “Non sono altro che le New Breeding Techniques (NBTs) ovvero i cosiddetti “nuovi OGM”, che la corte di Giustizia Europea, con una sentenza esecutiva del 2018, ha equiparato agli OGM tradizionali”, puntualizza la coalizione di associazioni.

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Il tribunale UE aveva stabilito che i nuovi OGM devono essere regolamentati secondo le norme in vigore (2001/18/CE), perché esentarli “comprometterebbe l’obiettivo della protezione” e “non rispetterebbe il principio di precauzione”. Da allora, però, Bruxelles ha cercato altre vie per sdoganare l’introduzione di colture modificate geneticamente attraverso tecniche più avanzate, basate su mutagenesi e cisgenesi e non sulla più tradizionale transgenesi.

La proposta pentastellata va nella stessa direzione e suggerisce una modifica del decreto legislativo 8 luglio 2003, n.224, con cui accelerare le procedure per l’emissione in pieno campo di varietà vegetali ottenute in laboratorio con tecniche di genome editing. E dare così il via alla sperimentazione. I proponenti sostengono che queste modificazioni, per quanto fatte in laboratorio, siano equiparabili a quelle che avvengono spontaneamente in natura.

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“La realtà però dimostra che l’editing del genoma – in modo diverso rispetto alle mutazioni che avvengono in natura – può generare molteplici cambiamenti del DNA con un unico intervento”, spiega il Fronte Italia Libera da OGM. “Di qui i preoccupanti effetti collaterali di queste biotecnologie: mutazioni off target, delezioni, riarrangiamenti e inserzioni non desiderate di DNA non sono l’eccezione, ma la regola del genome editing”.

Sono pericolosi, questi effetti collaterali? In realtà non lo sappiamo. Ed è proprio questo il problema, spiegano le associazioni. “Il problema, denunciato da più parti, è che gli effetti fuori bersaglio non vengono studiati né cercati con rigore scientifico per la fretta di brevettare i prodotti o i processi di creazione di questi nuovi OGM”. Una corsa dettata dalla volontà di espandere i profitti dell’agribusiness.

Con queste nuove tecniche, continuano, si perpetua “l’attuale paradigma fondato sull’agricoltura estrattiva e intensiva”, mentre la proposta di legge piombata in parlamento “arriva nella totale assenza di un confronto pubblico sul tema dei nuovi OGM con le organizzazioni contadine, le Associazioni dell’agricoltura biologica e ambientaliste, mentre ampio spazio viene concesso alle organizzazioni professionali agricole e alle associazioni sementiere, che chiedono di poter coltivare in campo gli OGM”.

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