Safegev, aumentare il consumo di verdura in Africa occidentale

Il World Vegetable Center ha lanciato il progetto SAFEVEG, finanziato da Unione Europea e Olanda, con l’obiettivo di introdurre la giusta quantità di verdura nella dieta delle popolazioni di Benin, Burkina Faso e Mali e di sviluppare politiche agricole sostenibili

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Il ministro dell’Agricoltura del Benin, Gaston Dossouhoui e la dott.ssa Francoise Assogba Komlan, Segretario generale del ministero, al lancio del progetto. Credits: Marcel Beria – World Vegetable Center

(Rinnovabili.it) – In Africa si mangia poca verdura. Per affrontare i problemi causati da questo deficit alimentare, il World Vegetable Center (WorldVeg) ha lanciato il progetto SAFEVEG basato sulla coltivazione in loco di verdure familiari ai consumatori dell’Africa occidentale.

Il Benin, che si trova in Africa occidentale, è un Paese che ha un buon sistema di irrigazione eppure il consumo di verdure della popolazione locale raggiunge a malapena i 40 kg pro capite all’anno, una quantità molto lontana da quella consigliata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) che è di 73 kg annuali a testa. Questa quantità permette di beneficiare dei nutrienti contenuti nelle verdure per una dieta sana ed equilibrata. La situazione rilevata nel Burkina Faso è ancora più grave: qui il consumo annuo a persona scende a 22 kg.

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Il progetto SAFEVEG è finanziato dall’Unione Europea e dal Ministero degli Affari Esteri olandese: l’obiettivo primario del progetto è sviluppare e diffondere pratiche agricole sostenibili sia in fase di coltivazione che successive alla raccolta, quello secondario è aumentare il consumo di verdura nelle aree urbane e periurbane in Benin, Burkina Faso e Mali.

Le sfide da affrontare nei tre Paesi per la riuscita del progetto sono impegnative:

  • cambiare il sistema alimentare locale affinché le diete abbiano la necessaria qualità nutrizionale;
  • rilanciare il settore agroalimentare e creare un comparto orticolo che oltre a migliorare la dieta diventi anche una fonte di reddito per la popolazione;
  • creare, in collaborazione con università ed enti nazionali e internazionali, nuove opportunità di ricerca per gli studenti e per gli specialisti che si occupano di agroalimentare per arrivare alla indispensabile trasformazione del sistema alimentare locale.

L’agricoltura urbana e periurbana è al centro dell’interesse di SAFEVEG, dal momento che in tutto il mondo sfama più di 700milioni di persone. SAFEVEG è un esempio concreto di quella cooperazione internazionale in campo agroalimentare che è stata sollecitata anche nel recente incontro dell’IFAD: il sostegno dell’Unione Europea e dell’Olanda a questo progetto quinquennale si traduce infatti in 11,8 milioni di euro.

Fame e malnutrizione affliggono molte popolazioni dell’Africa occidentale e, se non si interviene con azioni mirate, la situazione è destinata a peggiorare. Grazie a SAFEVEG si cerca di invertire la carenza nutrizionale in Benin, Burkina Faso e Mali stimolando la diffusione dell’orticoltura e introducendo regole precise per la sicurezza alimentare. Se il risultato sarà quello sperato si potranno creare posti di lavoro per giovani e donne, si migliorerà la dieta della popolazione e si genererà reddito in un’area dell’Africa particolarmente povera.

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