La sostenibilità alimentare delle popolazioni indigene

Lo studio Indigenous Peoples’ Food System, Insights of sustainability and resilience from the front line of climate change ha esaminato la sostenibilità dei sistemi alimentari dei popoli indigeni e la loro resilienza davanti ai cambiamenti climatici

popoli indigeni
Foto di MARIA VICTORIA HEVIA ARANGO da Pixabay

(Rinnovabili.it) – Come ha dichiarato il direttore generale della FAO, QU Dongyu, «i popoli indigeni sono e sono sempre stati innovatori dinamici, imparano gli uni dagli altri e sviluppano un approccio sistemico, basato sull’osservazione. Dobbiamo lavorare con loro, per imparare e co-creare conoscenza per tutta l’umanità». Quasi 500 milioni di persone in più di 90 paesi si definiscono popoli indigeni, depositari di conoscenze tradizionali uniche che di cui dovremmo comprendere meglio la ricchezza e l’importanza per la sicurezza alimentare del Pianeta.

Sistemi che rischiano di scomparire

La FAO ha pubblicato con l’Alliance of Bioversity Internationale The International Center for Tropical Agriculture (CIAT) lo studio Indigenous Peoples’ Food System, Insights of sustainability and resilience from the front line of climate change. Lo studio identifica centinaia di specie vegetali e animali da cui dipendono le popolazioni indigene in tutto il mondo e analizza i sistemi alimentari di otto popoli indigeni tra i più sostenibili in termini di efficienza, assenza di sprechi, stagionalità e reciprocità: popoli con un alto livello di autosufficienza alimentare che non esaurisce le risorse naturali. Secondo gli autori, la sopravvivenza di questi sistemi alimentari – che sono sostenibili e preservano la biodiversità – è sempre più minacciata.

I sistemi agroalimentari dei popoli indigeni sono sopravvissuti per secoli, ma rischiano di scomparire nei prossimi anni per gli effetti del cambiamento climatico e dell’espansione delle attività industriali e commerciali. Per questo gli autori dello studio si appellano ai governi e alla comunità internazionale affinché stabiliscano politiche che proteggano i popoli indigeni e i loro sistemi alimentari.

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La ricostituzione degli ecosistemi

Gli indigeni combinano vari sistemi: caccia, raccolta, pesca, pastorizia e coltivazione in movimento. Il nomadismo, infatti, ha una stretta relazione con la resilienza dei sistemi agroalimentari perché consente agli ecosistemi di ricostituirsi per continuare a fornire cibi nutrienti e diversificati. «Le popolazioni indigene adattano il consumo di cibo alla stagionalità e ai cicli naturali osservati negli ecosistemi circostanti, mentre la maggior parte delle altre società fa esattamente l’opposto. Generazione dopo generazione la costante osservazione dell’ambiente ha portato a comprendere le relazioni tra gli elementi dell’ecosistema e a garantire la protezione della biodiversità», ha spiegato Anne Nuorgam, presidente del Forum permanente delle Nazioni Unite sulle questioni indigene.

Studi recenti hanno dimostrato che in diverse aree abitate da popolazioni indigene è stata raggiunta la fame zero. Anche nell’emergenza Covid-19 le popolazioni indigene hanno soddisfatto le loro esigenze alimentari meglio di altre comunità. Questo potrebbe cambiare le regole del gioco? Tanti sono i fattori da considerare, a cominciare dalla popolazione mondiale che continua ad aumentare, e forse i sistemi seguiti dagli indigeni non sono applicabili su larga scala. Per questo è importante che la conoscenza degli indigeni si confronti con la conoscenza scientifica per individuare la strada migliore per trasformare i nostri sistemi agroalimentari in modo sostenibile.

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