Serbia, tra ambizioni europee e inquinamento delle acque

Ogni anno Belgrado sversa nei suoi fiumi l’equivalente di 60mila piscine olimpioniche di reflui non trattati. Un problema che diventa spinoso nella cornice dei negoziati per l’ingresso in UE.

Le politiche ambientali serbe non risolvono l’annoso problema dell’inquinamento delle acque

(Rinnovabili.it) – Una raffica di annunci che non diventano mai realtà. Corredati da piani finanziari che non si traducono in risorse reali perché i soldi non ci sono. Con questo “ambientalismo creativo” la Serbia cerca di dimostrare, contro ogni apparenza, il suo impegno per ridurre l’inquinamento delle acque, in particolare del Danubio.

Negli ultimi anni la Serbia ha collezionato una serie certo non invidiabile di primati negativi sull’inquinamento. A inizio 2020, si è guadagnata il record di paese più inquinato d’Europa a causa della pessima qualità dell’aria. Basti pensare che solo la centrale termoelettrica Kostolac B emette ogni anno più anidride solforosa di tutti gli impianti dello stesso tipo presenti in Germania. Con reazioni, da parte della classe politica, che non sembrano andare nella direzione di un impegno maggiore per l’ambiente. Il presidente Aleksandar Vucic all’epoca commentò il fatto sostenendo che era una buona notizia perché indicava che il tenore di vita dei serbi si stava alzando.

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Ma il paese balcanico ha un enorme, e meno studiato, problema di inquinamento delle acque, relativo soprattutto alle acque del Danubio. La capitale serba è l’unica, in Europa, a sversare integralmente le sue acque reflue nel secondo fiume più lungo del continente senza alcun intervento di filtraggio. Circa 1/3 degli oltre 1,5 milioni di cittadini di Belgrado vive in un alloggio senza un collegamento alla rete fognaria. Vengono invece usate le fosse biologiche, il cui contenuto periodicamente viene prelevato da appositi camion e riversato nel Danubio. Come a Belgrado, così in buona parte del paese.

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Un dossier che diventa particolarmente spinoso nella cornice dei negoziati per l’ingresso della Serbia nell’Unione Europea. Il track record ambientale del paese, nel suo complesso, è un enorme ostacolo. E la qualità delle acque è un problema per cui la classe politica non trova adeguate risorse finanziarie da mobilitare. Vucic lo scorso gennaio aveva sbandierato un contratto appena firmato con l’azienda cinese China Machinery Engineering Corporation (CMEC) per la costruzione di un impianto di trattamento dei reflui. Annuncio che non è stato seguito dai fatti, visto che il governo non ha ancora stanziato i fondi previsti. Idem per altre “promesse allegre” del capo dello Stato serbo, come quella fatta a luglio di dotare 70 municipalità di rete fognaria e impianti di purificazione delle acque.

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