Le soluzioni alla siccità in Italia? Per il WWF non passano dal creare più invasi

L’associazione ambientalista boccia l’ipotesi, avanzata dal titolare del MiTE e appoggiata da più parti, di moltiplicare gli invasi per assicurarsi capacità di stoccaggio della risorsa idrica. La priorità dovrebbe essere rinaturalizzare fiumi, sponde e zone umide. E promuovere una gestione unitaria restituendo il loro ruolo alle Autorità di Bacino a scapito delle regioni

Soluzioni alla siccità: per il WWF, creare più invasi è inutile e dannoso
Campi secchi a causa della siccità tra Milano,Pavia e Novara, marzo 2022. Credit: European Union, Copernicus Sentinel-2 imagery

Il governo sta lavorando a un decreto per individuare soluzioni alla siccità

(Rinnovabili.it) – Invasi ovunque? No grazie. Servono invece soluzioni basate sulla natura per aiutare gli ecosistemi a trattenere acqua. Rigenerare fiumi, fasce ripariali e zone umide. Agire contro l’impermeabilizzazione dei suoli e il loro consumo per aiutare le falde a ricaricarsi. Ma anche combattere gli sprechi d’acqua e rivedere le concessioni idriche (dando priorità agli usi idropotabili, all’agricoltura e all’ambiente). E ridare centralità alle Autorità di Bacino “perché ci sia una regia unica che programmi gli usi dell’acqua in base alla reale situazione della risorsa e alle priorità, in un’ottica di adattamento ai cambiamenti climatici”. Oltre ad abbattere le emissioni rapidamente, unico modo per provare a tenere il riscaldamento globale sotto gli 1,5°C e evitare l’impatto peggiore del cambiamento climatico. Sono queste le priorità indicate oggi dal WWF per trovare soluzioni alla siccità che sta prosciugando l’Italia.

Moltiplicare gli invasi? Non è tra le migliori soluzioni alla siccità

Niente rete di invasi per aumentare la capacità di stoccaggio della risorsa idrica, quindi. “Nonostante gli allarmi continui del mondo scientifico non abbiamo imparato a rispettare i sistemi naturali che la conservano, la trattengono e la rendono disponibile per l’uso umano, aiutandoci ad adattarci a cambiamenti che ormai fanno parte della nostra quotidianità”, accusa l’associazione del panda. Che in un rapporto sull’acqua in Italia, pubblicato a marzo, toglieva esplicitamente dall’orizzonte soluzioni alla siccità come “la promozione di tanti e nuovi invasi che rischiano solo di alterare ulteriormente il ciclo idrologico e peggiorare la situazione, bollate come rimedi “di breve respiro”.

La parola d’ordine, invece, è rinaturalizzazione. Ripristinare i corsi d’acqua sempre più canalizzati e cementificati, incluse le aree di esondazione e le fasce riparie “che creano quella vitale “spugna” che favorisce la ritenzione delle acque e la ricarica delle falde durante le piene, rilasciandola progressivamente durante i periodi di siccità e contribuendo ad attenuare gli effetti straordinari dei cambiamenti climatici”.

Le altre priorità secondo il WWF

Se la quantità totale di acqua disponibile si riduce, poi, “diventa cruciale, per favorire l’adattamento ai cambiamenti climatici, rivedere la distribuzione dell’acqua per i vari utilizzi (civile, agricolo, industriale, ricreativo, etc)”, argomenta il WWF. Sparando a zero contro usi “che non ci possiamo permettere”, come la neve artificiale sulle piste da sci.

E poi migliorare la pianificazione e la gestione – oggi troppo frazionata – della risorsa idrica. Una delle migliori soluzioni alla siccità, per l’associazione, è dare alle Autorità di bacino distrettuali il ruolo di gestione unitaria che spetta loro in base alla Direttiva quadro acque (2000/60/CE). “Da anni questi enti sono marginalizzati e le Regioni controllano direttamente la gestione del rischio idrogeologico, gran parte delle concessioni d’uso e le politiche agricole, senza coordinarsi tra di loro e perdendo una indispensabile visione a livello di bacino idrografico”, accusa il WWF.

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