Biodiversità: serve più interconnessione tra le aree protette

Uno studio condotto dall’Università Queensland ha evidenziato l’importanza di una migliore localizzazione delle future aree protette del pianeta.

Solo 11% delle aree protette del pianeta è strutturalmente connesso

(Rinnovabili.it) Un nuovo studio dell’Università del Queensland mostra che il disboscamento causato da agricoltura, estrazione mineraria e urbanizzazione sta isolando e disconnettendo fra di loro le aree protette della Terra.

Michelle Ward, della School of Earth and Environmental Sciences, ha spiegato che le aree protette sono vitali per la protezione e la sopravvivenza di piante, animali ed ecosistemi. Tuttavia, ancora più importante è la loro interconnessione: quando un habitat sano e intatto collega queste aree tra loto, fungendo da corridoio, le specie possono migrare, sfuggire a pericoli come gli incendi e seguire i loro microclimi preferiti se c’è un rapido cambiamento climatico.

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“La nostra ricerca”, sottolinea la Ward, “mostra che il 40% del pianeta terrestre è intatto, ma solo il 9,7% della rete terrestre protetta può essere considerata strutturalmente connessa”. Lo studio dimostra quindi che, in media, solo l’11% dell’area protetta di ciascun paese e/o regione può essere considerato collegato, laddove, in base agli accordi internazionali, questa percentuale dovrebbe essere del 17%. In più, quel valore mediale è dato solo dalle buone pratiche e dai buoni risultati riscontrati nel 4,6% dei paesi, in cui le aree soggette a protezione sono più del 17% e la connettività tra le zone protette è superiore al 50%.

Il professor James Watson, della Wildlife Conservation Society, ha affermato che la ricerca ha evidenziato l’importanza di una migliore localizzazione delle future aree protette e la necessità di porre maggiormente l’accento sulla protezione e il ripristino degli habitat su larga scala: “Le aree protette stanno diventando sempre più l’unico strumento immaginabile  per salvaguardare gli ecosistemi, ma la maggior parte della natura vive oltre i loro confini, ha fatto notare il professor Watson.

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Questo vuol dire che abbiamo bisogno di obiettivi di conservazione nazionali e globali che si occupino della conservazione dell’intero paesaggio e di obiettivi che fermino la distruzione dell’habitat tra le aree soggette a protezione. Lo studio dell’Università del Queensland può fornire le informazioni essenziali per indirizzare le agende dei governi su queste future scelte.

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