Aggiornata la lista degli animali in via di estinzione: c’è anche la farfalla monarca migratrice

L’aggiornamento della Lista Rossa delle specie in via di estinzione ha incluso la farfalla monarca migratrice e tutte le specie di storioni. Migliorata la situazione per le tigri.

farfalla monarca migratrice
via depositphotos.com

(Rinnovabili.it) – Danaus plexippus plexippus, è questo il nome scientifico della farfalla monarca migratrice, che è appena entrata nella Lista Rossa delle Specie Minacciate di Estinzione dell’IUCN. 

La lista comprende 147.517 specie di cui 41.459 a serio rischio di estinguersi: tra queste troviamo tutte le specie di storioni fino a ora sopravvissute, anche quelle migratorie dell’emisfero settentrionale del Pianeta. Responsabili le dighe e il bracconaggio. Rivalutati anche i numeri per la Panthera Tigris, la tigre. 

“L’aggiornamento della Lista Rossa di oggi evidenzia la fragilità delle meraviglie della natura, come lo spettacolo unico delle farfalle monarca che migrano attraverso migliaia di chilometri”, ha detto il dottor Bruno Oberle, direttore generale dell’IUCN. “Per preservare la ricca diversità della natura abbiamo bisogno di aree protette e conservate in modo equo ed efficace, oltre ad azioni decisive per affrontare il cambiamento climatico e ripristinare gli ecosistemi. A sua volta, la conservazione della biodiversità sostiene le comunità fornendo servizi essenziali come cibo, acqua e posti di lavoro sostenibili.”

La farfalla monarca migratrice è in via di estinzione

La Danaus plexippus plexippus è sottospecie della farfalla monarca, una specie nota per i viaggi lunghi che riesce a compiere ogni anno: attraversa infatti le Americhe arrivando a percorrere 4.000 chilometri. La specie viaggia d’inverno da Messico e California ai luoghi più caldi, dove avviene la nidificazione estiva, tra Stati Uniti e Canada. La popolazione autoctona, negli ultimi dieci anni, si è ridotta tra il 22% e il 72%. 

Il fattore di impatto maggiore sono i cambiamenti climatici, la cui minaccia è in rapida ascesa per l’aumento estremo di temperature, che spinge la specie a migrazioni premature, prima che le asclepiadi – le piante di cui si nutrono – siano pronte. Al pericolo concorrono anche la siccità, che ne limita la crescita e, aumentando la frequenza degli incendi, le mette in pericolo, così come gli eventi di maltempo estremi. Le altre pratiche che mettono a rischio la specie sono il disboscamento, legale o illegale che sia, e la deforestazione, che distruggono le aree tra Messico e California in cui le farfalle dimorano d’inverno, e l’agricoltura intensiva che utilizza pesticidi ed erbicidi che uccidono gli esemplari e le asclepiadi, piante ospite di cui si nutrono. 

A maggior rischio la popolazione occidentale, che dal 1980 ha perso il 99,9% delle farfalle monarca, passate da 10 milioni a 1.914 nel 2021: al momento non possiamo sapere se gli esemplari sopravvissuti saranno in grado di sopravvivere e saranno sufficienti a evitare l’estinzione. 

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“È difficile vedere farfalle monarca e la loro straordinaria migrazione barcollare sull’orlo del collasso, ma ci sono segni di speranza. Così tante persone e organizzazioni si sono unite per cercare di proteggere questa farfalla e i suoi habitat. Dalla semina di asclepiadi autoctone e la riduzione dell’uso di pesticidi per sostenere la protezione dei siti di svernamento e contribuire alla scienza della comunità, tutti noi abbiamo un ruolo da svolgere nel fare in modo che questo insetto iconico abbia un recupero completo,”, ha detto Anna Walker, membro dell’IUCN SSC Butterfly and Moth Specialist Group and Species Survival Officer presso la New Mexico Biopark Society, che ha guidato la valutazione farfalla monarca.

Non solo farfalla monarca: le altre specie che rischiano l’estinzione

A essere in pericolo non è solo la farfalla monarca, la rivalutazione dell’IUCN ha mostrato l’andamento di vita di altre specie. È stata innanzitutto confermata l’estinzione del pesce pagello cinese (Psephurus gladius).

In pericolo anche il 100% delle 26 specie restanti di storione: nel 2009 era in pericolo solo l’85%. Le ultime tre generazioni hanno subito un declino molto più veloce di quanto la scienza avesse preventivato, portando la specie dello storione Yangtze (Acipenser dabryanus) dallo status di Critically Endangered a quello di Extinct in the Wild. In questo momento 17 delle specie esistenti sono in pericolo di estinzione, tre sono già in via di estinzione e cinque sono segnalate come vulnerabili. 

A mettere in pericolo la specie il sovrasfruttamento di cui è stata oggetto da secoli per il consumo della carne e del caviale. Il bracconaggio è infatti la piaga principale per questa specie, nonostante sia formalmente protetta dal diritto internazionale, ma incidono anche altri fattori. Innanzitutto le dighe, che colpiscono tutte le specie in via di migrazione verso le zone di riproduzione, ma anche le temperature elevate dei fiumi a causa dei cambiamenti climatici. 

Una serie di pratiche come il ripristino degli ecosistemi di acqua dolce o la definizione di passaggi per le migrazioni dei pesci potrebbero mitigare la situazione e favorire il ripopolamento: è già successo per lo storione dell’Adriatico. 

Anche la tigre è stata oggetto di rivalutazione. In questo momento, in tutto il mondo, abbiamo in natura un numero di esemplari che va da 3.726 a 5.578: il 40% rispetto all’ultima valutazione effettuata nel 2015. Fondamentale è stato il miglioramento dei sistemi di monitoraggio, che ci ha rivelato l’esistenza di più esemplari di quanto stimato, ma il numero sembra essere comunque in aumento. Questo non vuol dire che la tigre sia uscita dalla Lista Rossa, ma che una serie di progetti come il Programma Integrato di Conservazione dell’Habitat della Tigre IUCN hanno avuto successo. A costituire il pericolo per questa specie le attività di bracconaggio e la caccia, oltre che la distruzione degli habitat da parte dell’uomo. Per proteggere il percorso di recupero di questa specie potrebbero essere fondamentali un’espansione e il collegamento delle aree protette, con un miglioramento della loro gestione in comunione con le comunità locali delle zone interessate. 

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