Carbon border tax: acciaio e cemento tentano il doppio gioco

La consultazione pubblica sulla carbon border tax riguarda la possibilità di sostituire con l’imposta alla frontiera le misure di sostegno esistenti per il settore del cemento e dell’acciaio.

Le imprese europee di acciaio e cemento cercano di essere “risarcite due volte” con la carbon border tax

(Rinnovabili.it) – Le società europee del cemento e dell’acciaio sono state accusate da un gruppo di investitori di fare pressioni sull’Unione Europea in merito al mercato del carbonio. Nello specifico, secondo gli investitori, le società starebbero cercando di essere risarcite due volte per le loro emissioni. Il modo? Utilizzare la carbon border tax.

Da quanto riporta Reuters, che ha revisionato le risposte della consultazione pubblica in merito alla carbon border tax, il settore del cemento e dell’acciaio sta spingendo affinché l’UE introduca la nuova tassa sul carbonio alla frontiera, mantenendo allo stesso tempo il sistema esistente dei crediti di carbonio.

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Infatti, la consultazione sulla carbon border tax riguarda anche la possibilità di sostituire con l’imposta alla frontiera le misure di sostegno esistenti. Attualmente, l’UE fornisce all’industria una quota di crediti di carbonio gratuiti nell’ambito del suo sistema di scambio di quote di emissioni (ETS). In questo modo, consente alle imprese di produrre gratuitamente un determinato importo di emissioni.

La carbon border tax è uno dei pilastri fondanti del Green Deal. Il suo scopo è proteggere le imprese che sostengono dei costi per raggiungere l’obiettivo della riduzione delle emissioni, salvaguardandole dalla concorrenza straniera. Il timore è che altre aziende meno rigorose ed extra-UE potrebbero spingere le imprese UE a trasferirsi oltre i confini del blocco. Ciò rischierebbe di causare le cosiddette “rilocalizzazioni delle emissioni di carbonio”.

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Secondo gli investitori, però, le società del cemento e dell’acciaio stanno di fatto cercando di ottenere un doppio beneficio. Nelle risposte esaminate da Reuters, infatti, alcuni gruppi tra cui CEMBUREAU, EUROFER e European Aluminium hanno affermato che la carbon border tax dovrebbe integrare, non sostituire, i crediti gratuiti di carbonio.

La questione riguarda l’implementazione di un meccanismo di adeguamento delle frontiere, di cui la carbon border tax è lo strumento principale, che prevede non solo un prelievo sulle importazioni di beni esteri (rispetto alle emissioni generate dalla loro produzione), ma anche uno sconto sulle esportazioni per i beni europei (per le emissioni che non sono state generate).

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Il gruppo di 2340 investitori, che contesta la posizione del settore del cemento e dell’acciaio, è composto prevalentemente da fondi pensione e assicurazioni per un valore totale di 30 mila miliardi di euro. “Non siamo d’accordo sul fatto che sia necessario disporre sia di assegnazioni gratuite, sia di un meccanismo di adeguamento delle frontiere. Questo è quando ha dichiarato a Reuters Bruce Duguid, responsabile di EOS, il braccio aziendale del gestore patrimoniale britannico Hermes.

Tuttavia, secondo ThyssenKrupp, “è essenziale rafforzare l’assegnazione gratuita di quote di emissioni nell’ambito dell’EU ETS fino al 2030, applicando parametri di riferimento realistici e senza alcuna riduzione aggiuntiva delle dotazioni. L’European Aluminium ha affermato che le protezioni esistenti dovrebbero rimanere intatte perché una tassa di frontiera non potrebbe affrontare completamente i costi del settore rispetto alle emissioni, che sono sostenuti principalmente dalle grandi quantità di elettricità necessarie per produrre alluminio.

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