Serve rapidità su tecnologie per la cattura della CO2, scendono in campo le Nazioni Unite

Il nuovo rapporto dell’Unece – la commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite – rinnova l’allarme per il Pianeta sui cambiamenti climatici. “È necessaria una forte volontà politica per rendere l’energia accessibile, pulita, affidabile, sostenibile e moderna per tutti entro il 2030”

cattura della CO2
via depositphotos.com

di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – Per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica è necessaria la massima “rapidità” nell’impiego della tecnologia per la cattura e lo stoccaggio della CO2. A chiederlo per la prima volta scendono in campo le Nazioni Unite con un nuovo rapporto dell’Unece – la commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite che ha il compito di facilitare l’integrazione e la cooperazione tra i Paesi membri e promuove lo sviluppo sostenibile e la prosperità economica – in cui viene rinnovato l’allarme per il Pianeta sui cambiamenti climatici: il tempo sta per scadere per portare a termine l’accordo di Parigi e l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. 

Le Nazioni Unite si impegnano sull’uso di tecnologie e non soltanto di sistemi naturali di assorbimento come foreste e mare. Il processo consiste nella cattura del carbonio derivante dalle emissioni in atmosfera prodotte dalle energie fossili e dalle filiere industriali, stoccandolo poi nel sottosuolo o riutilizzandolo.

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“È necessaria una forte volontà politica per rendere l’energia accessibile, pulita, affidabile, sostenibile e moderna per tutti entro il 2030 – afferma la Segretaria esecutiva dell’Unece, Olga Algayerova – mentre ci prepariamo per il dialogo di alto livello sull’energia convocato dal Segretario generale delle Nazioni Unite nell’ambito dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a settembre, per fare del 2021 l’anno della vera azione sull’energia”.

In particolare si fa riferimento alla cattura alla fonte delle emissioni, soprattutto da industrie, come quelle dell’acciaio, quelle per la produzione di idrogeno da combustibili fossili, gli impianti per l’incenerimento di rifiuti o e la termovalorizzazione; con la possibilità di immagazzinare e poi utilizzare in processi chimici o biologici la CO2. L’implementazione su larga scala di questa tecnologia consentirebbe di portare avanti la decarbonizzazione del settore energetico e alle industrie di abbattere le emissioni nel medio periodo. Ma, avverte il rapporto, la quantità di CO2 da rimuovere per raggiungere la neutralità climatica è molto più ampia di quanto le attuali tecnologie possono contribuire a fare. E’ per questo che diventa necessario investire, oltre naturalmente a potenziare, tutelandola, la capacità dei cosìdetti serbatoi naturali di carbonio come foreste, zone umide, permafrost e oceani. 

A fare da apripista in questo settore – viene spiegato – sono la Scandinavia, gli Stati Uniti e il Regno Unito; anche grazie a progetti pilota e all’adozione dei necessari quadri normativi di riferimento. 

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Secondo il rapporto sarà necessaria “una vasta capacità di stoccaggio geologico. Attualmente siti idonei sono stati identificati nel Nord America e nell’Europa occidentale, in particolare nel Regno Unito, nei Paesi Bassi e in Norvegia”. Il nodo dei costi viene affrontato anche in termini di velocità; nel senso che per gli esperti soltanto in Europa la distribuzione della cattura, stoccaggio e riuso della CO2 di qui al 2050 potrebbe ammontare a 320 miliardi di euro, e per le infrastrutture di trasporto potrebbero essere necessari altri 50 miliardi. E’ per questo che la velocità con cui sarà possibile ridurre i costi favorirà l’implementazione su larga scala. A questo dovrebbe rispondere la condivisione delle migliori pratiche sia per l’implementazione della tecnologia che per l’impalcatura normativa e politica.

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