Covid-19, riduzione delle emissioni: è una goccia nell’oceano

L’emergenza sanitaria e le conseguenti misure adottate dal governo italiano per contenere l’epidemia hanno parallelamente portato ad una riduzione delle emissioni. Secondo il report di Italy for Climate, questo calo potrebbe tuttavia essere solo di breve termine

Foto di marcinjozwiak da Pixabay

La riduzione delle emissioni registrata in Italia a seguito delle misure prese per contenere l’epidemia sarà di breve durata. La lotta al climate change richiede uno sforzo costante e duraturo

(Rinnovabili.it) – Le misure restrittive applicate dal Governo hanno portato come “effetto collaterale” ad una rapida diminuzione di gas serra e smog. Ma il calo di queste settimane d’emergenza potrebbe tuttavia essere poco rilevante per quanto riguarda il bilancio generale del nostro Paese. Ad evidenziarlo è il Report  “10 key trend sul clima –  i dati 2019 in anteprima per l’Italia” pubblicato da Italy for Climate, secondo cui, essendo stato il 2019 “un anno con più ombre che luci nella lotta ai cambiamenti climatici” i positivi risvolti dei drammatici eventi di questi ultimi giorni altro non sono che una goccia nell’oceano. 

“Secondo le stime di Carbon Brief, in Cina, il principale Paese emettitore e primo responsabile dell’aumento delle emissioni globali di gas serra degli ultimi due decenni, in queste settimane le emissioni si sarebbero ridotte di circa un quarto. Una dinamica  – spiega Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile – simile potrebbe ripetersi anche in Italia, ma i dati aggiornati fino al dicembre del 2019 elaborati da Italy for Climate ci mostrano emissioni praticamente stazionarie da circa sei anni. Questo significa che non è in corso un reale processo di riduzione delle emissioni serra. La storia ci insegna che in assenza di tale processo e di interventi tempestivi per indirizzare la ripresa, dopo una crisi economica grave e un calo significativo delle emissioni queste potrebbero tornare a crescere come e forse anche più di prima. Come ci dimostrano i dati dell’ultima grande crisi finanziaria: nel 2009 un calo del PIL globale di circa l’1,7% si è tradotto in un calo delle emissioni dell’1,2%, ma già l’anno successivo con un PIL a +4,3% le emissioni sono rimbalzate a +5,8%”.

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La riduzione delle emissioni di CO2 registrata in questi giorni si scontrerebbe infatti con i tutt’altro che positivi numeri riferiti, in generale, all’andamento italiano sul piano delle politiche ambientali e dei conseguenti risultati. Nel 2019, ricorda Italy for Climate, si conferma un aumento delle temperature più alto che nel resto del mondo, gli eventi estremi connessi ai cambiamenti climatici sono stati oltre 1.600 (erano meno di 150 poco più di 10 anni fa), la riduzione delle emissioni è stata inferiore all’1% rispetto all’anno precedente e, come se non bastasse, l’Italia ha perso la storica leadership sulle fonti rinnovabili per la generazione elettrica in favore della Germania.

Inoltre, va evidenziato, in linea con quanto recentemente dichiarato dal segretario generale dell’ONU Antonio Guterres, oltre a condizione “temporanea”, la riduzione delle emissioni da Coronavirus rischierebbe anche di distrarci da un’azione costante contro il climate change. Due sfide, quella dell’epidemia e quella dei cambiamenti climatici, che, per quanto urgenti, rimangono comunque molto diverse: “La prima è una malattia che tutti prevediamo essere temporanea, con un impatto altrettanto temporaneo“, ha detto il segretario generale dell’ONU, “la seconda un fenomeno che che rimarrà con noi per decenni e richiede un’azione costante.

Anche per questo, si rende necessaria oltre alla cooperazione tra i singo lipaesi anche l’adozione – e l’attuazione – di più stringenti politiche ambientali. Attraverso il report di cui sopra, l’iniziativa della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile fornisce pertanto 10 “trend” utili ad inquadrare le performance sul clima dell’Italia. Dagli eventi meteorologici estremi connessi al cambiamento climatico al mancato sorpasso delle auto elettriche sui veicoli diesel, fino, appunto, alla minima riduzione delle emissioni di gas serra registrata, i numeri sono tutt’atro che buoni. Tuttavia, accanto alle “ombre”, vi sono anche alcune “luci”: tra le eccezioni positive, il report evidenzia per esempio l’abbassamento del costo della generazione rinnovabile, per la prima sceso al di sotto del prezzo medio di mercato. 

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Di seguito, i 10 trend così come riportati da Italy for Climate

  1. Negli ultimi quarant’anni in Italia la temperatura media è già aumentata di 1,6°C ,più della media mondiale che è di circa 1°C, e l’ultimo decennio è stato il più caldo di sempre
  2. Nel 2019 in Italia gli eventi estremi connessi alla crisi climatica sono stati oltre 1.600, oltre dieci volte quelli registrati nel 2008. Solo nel 2019 sono aumentati del 60% e l’Italia si conferma uno dei Paesi europei più esposti ai rischi della crisi climatica.
  3. Nel 2019 le emissioni di gas serra in Italia si sono attestate a circa 423 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (MtCO2eq), tra 0,5 e 1% in meno rispetto all’anno precedente. Si tratta di una riduzione modesta non in linea con i target 2030. Il taglio delle emissioni è passato da oltre 17 MtCO2eq/anno nel 2005-2014 a poco più di mezzo milione di tonnellate dal 2014 a oggi.
  4. Il Governo ha annunciato di voler rivedere il target sul taglio delle emissioni di gas serra dimezzandole entro il 2030: nel prossimo decennio dovremmo quindi tagliarne in media quasi 15 MtCO2/anno.
  5. Negli ultimi anni i consumi energetici sono cresciuti come o più del PIL e questo trend viene confermato anche nel 2019: nel 2014 servivano 91,2 tonnellate equivalenti di petrolio (tep) per produrre un milione di euro di PIL, nel 2019 sono necessari più di 93 tep.
  6. La crescita della produzione elettrica da energie rinnovabili negli ultimi 6 anni in Italia è stata molto bassa, appena il 3% contro il 24% della media europea. Nel 2019 l’Italia ha perso la storica leadership in favore della Germania, che ha raggiunto il 41,5% di produzione elettrica da rinnovabili contro il 40,5% dell’Italia.
  7. Nelle aste per l’accesso ai meccanismi di incentivazione aperte nel settembre 2019, alcuni impianti eolici sono arrivati ad offrire un prezzo di 4,9 €cent per kilowattora: per la prima volta nella storia nel 2019 il costo della generazione rinnovabile è sceso al di sotto del prezzo medio di mercato, pari a 5,2 €cent/kWh.
  8. Negli ultimi due anni il prezzo delle emissioni di carbonio del sistema europeo dell’ETS (Emission Trading System) è passato da meno di 10 a oltre 25 € per tonnellata di CO2 emessa. Anche grazie a questa nuova dinamica la produzione elettrica da carbone, sempre meno conveniente, in Italia è scesa dai 49 miliardi di kWh del 2012 a circa 20 stimati nel 2019.
  9. Grazie alla crescita delle rinnovabili (fino al 2014), al miglioramento dell’efficienza delle centrali termoelettriche e alla riduzione del carbone (dal 2012) le emissioni di CO2 per produrre un kilowattora in Italia si sono dimezzate in trent’anni, scendendo per la prima volta nel 2019 sotto i 290 gCO2/kWh.
  10. Il calo di vendite delle auto diesel iniziato nel 2017 in Italia non si è tradotto in una crescita significativa dei veicoli con alimentazione alternativa, ma ha portato allo storico sorpasso delle auto a benzina che, proprio nel 2019, sono diventate le più vendute in Italia. Con il risultato di invertire un trend tradizionalmente positivo facendo aumentare le emissioni medie delle nuove auto immatricolate in Italia, passate da 112 a 119 gCO2/km in appena due anni.

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