Il mix di estremi climatici marini che devasta gli ecosistemi

Alcune ondate di calore marino sono più devastanti di altre. La ragione, spiega uno studio pubblicato su Nature, è la sovrapposizione di più fenomeni estremi: temperatura, acidificazione, anossia

estremi climatici marini
Foto di Gabriel Kidegho da Pixabay

Lo studio del politecnico di Zurigo sull’evoluzione degli estremi climatici marini

(Rinnovabili.it) – Tra il 2013 e il 2015, Blob ha sterminato milioni di uccelli marini, pesci e altre forme di vita lungo la costa occidentale delle Americhe, dall’Alaska fino all’equatore. Blob è una possente ondata di calore marino, una specie di ‘bolla’ gigantesca di acqua calda che si è mossa verso nord stravolgendo gli ecosistemi al suo passaggio. Fenomeni come questo sono il risultato di una combinazione di estremi climatici marini, spiegano gli scienziati del politecnico di Zurigo. E la sovrapposizione di più eventi climatici estremi sta diventando più frequente.

Non è stata solo la temperatura a rendere così letale Blob, come accade per le ondate di calore marino tradizionali. In quel caso, si sono sommati altri fattori: un mix di temperatura, acidificazione degli oceani e minore concentrazione di ossigeno nell’acqua.

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Le ondate di calore associate ai cambiamenti climatici non si verificano soltanto nell’aria, ma anche sulla superficie degli oceani. L’aumento di temperatura di diversi gradi, localmente, può durare diversi giorni e mettere in ginocchio gli ecosistemi marini dell’area. La loro intensità dipende sia dalla temperatura dell’aria, che riscalda lo strato superficiale di acqua, sia dallo spessore di quest’ultimo. A causa dei cambiamenti climatici, in alcune zone del pianeta questo “schermo” naturale della colonna d’acqua sottostante si sta assottigliando, permettendo così a più calore di raggiungere profondità maggiori.

I ricercatori di Zurigo hanno analizzato sia l’evoluzione nel tempo di queste ondate di calore marino, sia come sono cambiati negli ultimi 150 anni altri estremi climatici marini. La tendenza è la stessa: tutti stanno diventando più frequenti. A livello globale, i giorni all’anno in cui la superficie dei mari è più calda è aumentata di 10 volte, passando da 4 giorni a 40. Gli estremi di acidità sono aumentati in modo quasi permanente, non localizzato, rispetto all’epoca pre-industriale. Le condizioni di anossia, invece, hanno visto un incremento di 5 volte.

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“Quando la vita marina è confrontata con più fattori di stress contemporaneamente, ha difficoltà ad acclimatarsi“, spiega Nicolas Gruber, uno degli autori dello studio. “Per una specie di pesce che vive già all’estremità superiore della sua gamma di temperatura ottimale, una carenza di ossigeno aggiunta può significare la morte”.

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