5 grandi emettitori regaleranno al 92% dei Paesi un futuro sempre più bollente

Quantificati i contributi dei cinque maggiori produttori di gas serra al mondo (Cina, Stati Uniti, UE-27, India e Russia) nella proiezione 2030 dell’aumento di temperatura

grandi emettitori
credits: M. H. da Pixabay

(Rinnovabili.it) – Quasi tutti i paesi della Terra potrebbero sperimentare, nel futuro a breve temine, aumenti di temperatura e “anni caldi”. Ma la responsabilità di questi estremi climatici non andrebbe divisa in parti uguali tra le nazioni terrestri. Lo sottolinea un nuovo studio dell’ETH di Zurigo e di Climate Analytics, quantificando le responsabilità dei grandi emettitori nell’innalzamento delle colonnine di mercurio nazionali.

I negoziati climatici internazionali richiedono che tutte le parti in gioco partecipino attivamente alla lotta contro il riscaldamento globale. Ognuno con un proprio piano di decarbonizzazione (NDC) definito autonomamente. Ma calcolando il risultato finale di questi impegni in maniera cumulata su scala globale. Tuttavia, sottolineano gli scienziati, “recenti studi hanno evidenziato l’importanza di attribuire la responsabilità del cambiamento climatico ai principali emettitori al fine di quantificare meglio i contributi dei singoli paesi al riscaldamento globale”. Un compito in cui si è cimentato il gruppo valutando per la prima volta il peso di Cina, Stati Uniti, UE-27, India e Russia all’aumento delle temperature terrestri fino al 2030.

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Gli scienziati hanno impiegato un suite di modellazione avanzata del sistema terrestre per tradurre le emissioni storiche e gli NDC attualmente promessi (a partire da settembre 2021) in cambiamenti climatici regionali previsti fino al 2030. L’attenzione è stata posta sui contributi dei primi cinque maggiori emettitori al riscaldamento globale su scala nazionale. Dal 1991 – anno in cui l’IPCC avvertì per la prima volta i governi dei climatici provocati dall’uomo – alla fine del decennio. Il risultato? Senza il contributo emissivo delle 5 potenze sopracitate, la percentuale di Nazioni destinate a sperimentare estremi di calore si dimezzerebbe. “Secondo gli impegni attuali, si prevede che le loro emissioni cumulate dal 1991al 2030 si tradurranno in un anno estremamente caldo ogni due entro il 2030 in un numero doppio di paesi (92%) rispetto ad uno scenario privo della loro influenza (46%)”.

“Penso che si tratti di un dato molto importante – spiega Lea Beusch, dell’Università ETH di Zurigo e autrice principale dello studio – perché generalmente parliamo di quantità astratte di emissioni, o di temperature mondiali che conosciamo, ma non possiamo sentire”. “Il nostro lavoro mostra che in un periodo di tempo relativamente breve, le emissioni di queste cinque economie avranno un forte impatto sul calore estremo sperimentato in tutto il mondo entro il 2030. Stiamo parlando di temperature medie annuali che si verificherebbero solo una volta ogni 100 anni in i tempi preindustriali e che oggi registriamo ogni due anni”, ha affermato Beusch,

“I nostri risultati rivelano che esiste un chiaro segnale di riscaldamento a livello nazionale attribuibile ai principali emettitori nelle proiezioni a breve termine. Il che rafforza la necessità e l’immediato beneficio di rapide riduzioni delle emissioni da parte di questi emettitori”, ha aggiunto il dott. Alexander Nauels di Climate Analytics, coautore dello studio. “In tal modo, i Paesi delle alte latitudini settentrionali potrebbero trarre il massimo profitto in termini di riscaldamento medio evitato e l’Africa tropicale in termini di minore frequenza di estremi caldi”. lo studio è stato pubblicato su Nature (testo in inglese).

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