Uno studio riscrive la classifica delle ondate di calore più intense di sempre

Il metodo di valutazione usato dal team dell’università di Bristol si basa sulla variabilità locale della temperatura, non sui valori assoluti. In questo modo si coglie meglio l’impatto potenziale sulla popolazione

Ondate di calore: Medio Oriente e Asia del sud invivibili dal 2050
Foto di Jan Vašek da Pixabay

Le ondate di calore fanno centinaia di morti ogni anno

(Rinnovabili.it) – L’estate del 2003 in Europa fu bollente. Un’onda di calore senza precedenti che infranse i record di temperatura in molti paesi (in Portogallo si toccarono i 49°C) e – si stima – fece poco meno di 40.000 morti, di cui quasi la metà in Italia. Ma per quanto poderosa, questa heat wave non è tra le ondate di calore più intense registrate a livello globale. Lo afferma un nuovo studio che ha ricalcolato intensità e impatto di questi fenomeni estremi.

Il lavoro non si basa sugli estremi di temperatura assoluti, ma sull’eccesso di calore rispetto alla variabilità della temperatura locale. Con questo modello, i primi tre eventi più caldi di sempre si sono verificati nel sud-est asiatico nell’aprile 1998 (raggiunti i 32,8°C, un’anomalia importante per il periodo), in Brasile nel novembre 1985 (con un picco di 36,5°C), e negli Stati Uniti meridionali nel luglio 1980, quando le temperature sono salite a 38,4°C.

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Anche l’ondata di calore che si è abbattuta l’estate scorsa sul Pacific North-West, tra stato di Washington e provincia canadese del British Columbia, è fuori dalla top 3. Anche se la temperatura era schizzata a 49,6°C in località come Lytton, quasi 5 gradi in più del record assoluto precedente.

“L’ondata di calore del Nord America occidentale sarà ricordata per la sua diffusa devastazione. Tuttavia, lo studio espone diversi estremi meteorologici maggiori negli ultimi decenni, alcuni dei quali sono passati in gran parte sotto il radar probabilmente a causa del loro verificarsi in paesi più svantaggiati”, spiega Vikki Thompson dell’università di Bristol e prima autrice dello studio.

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“È importante valutare la gravità delle ondate di calore in termini di variabilità della temperatura locale, perché sia gli esseri umani che l’ecosistema naturale si adattano a questo, quindi nelle regioni dove c’è meno variazione, un estremo assoluto più piccolo può avere effetti più dannosi”, continua Thompson.

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