Produzione di petrolio: lo scontro USA-UE sul clima

Exxon e Chevron puntano il dito contro le rivali europee ritenendo i loro piani climatici sul lungo termine irrealistici. Ma gli investitori USA dichiarano di non avere alcuna garanzia su strategie coerenti contro il riscaldamento globale.

Exxon e Chevron contro le rivali europee: è scontro sulla produzione di petrolio

(Rinnovabili.it) – Exxon e Chevron, due fra le più grandi compagnie petrolifere statunitensi, hanno comunicato ai propri investitori di aver registrato un boom nella produzione di petrolio negli USA, sottolineando come il divario tra le principali compagnie petrolifere americane e le rivali europee si sia allargato non solo in termini di produzione, ma anche per quanto riguarda gli sforzi di transizione verso l’energia pulita.

La produzione mondiale di petrolio greggio e gas naturale è attualmente ai massimi storici, sostenuta soprattutto dalla crescita negli Stati Uniti e in Brasile. Per questa ragione, Exxon Mobil e Chevron hanno cercato di tranquillizzare i loro investitori puntando tutto sulla forte crescita di produzione, ma sottolineando il contrasto con i rivali europei anche in termini di impegni climatici. Molte società dell’eurozona, infatti, hanno recentemente svelato i loro piani per ridurre le emissioni, ma questi sono considerati poco realistici dalle controparti americane.

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Finora, in realtà, nessuna grande impresa europea sta investendo più del 10% della sua spesa totale per le energie rinnovabili, e tutte le compagnie petrolifere pianificano ancora investimenti nella produzione di combustibili fossili, sostenuti da previsioni di una domanda sempre più crescente. Come ha dichiarato Ben Ratner del Fondo per la Difesa Ambientale, “tutte queste aziende hanno modelli di business e previsioni molto simili e le differenze che stiamo vedendo ora riguardano in gran parte le loro dichiarazioni.

Soggette a crescenti pressioni da parte degli investitori e dell’opinione pubblica, infatti, le aziende europee di produzione di petrolio sono state più esplicite delle loro rivali americane per quanto riguarda i loro piani per ridurre le emissioni di carbonio. BP, Eni, Royal Dutch Shell, la norvegese Equinor e la spagnola Repsol hanno concordato di rimodellare la loro produzione di petrolio aumentando la spesa per le energie rinnovabili e dichiarando maggiori ambizioni per ridurre le emissioni di carbonio.

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Ma il CEO di Exxon, Darren Woods, di fronte alla richiesta di fissare obiettivi a lungo termine per le emissioni di carbonio come sta accadendo in Europa, ha dichiarato che la società non si sarebbe impegnata in una “gara di bellezza” con i suoi rivali. Allo stesso modo, il CEO di Chevron, Mike Wirth, ha esplicitamente messo in discussione la strategia degli europei: “Se c’è o meno una reale intenzione verso alcune di queste aspirazioni a lungo termine rimane una domanda”, ha dichiarato. Per Wirth, infatti, mentre le società europee hanno maggiori aspirazioni a lungo termine, Chevron si sarebbe posta una serie di obiettivi a breve termine che “sono molto tangibili qui e ora”, dichiarando riduzioni per il 2023.

Tuttavia, secondo gli azionisti, resta il fatto che Exxon e Chevron non stanno ancora fornendo agli investitori alcuna garanzia per delle strategie coerenti con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, continuando a rimanere indietro rispetto ai rivali europei. Infatti, nonostante i loro obiettivi a breve termine, entrambe le società hanno presentato questa settimana piani per aumentare drasticamente la produzione petrolifera nei bacini di scisto statunitensi. In più, Chevron non investe sulle energie rinnovabili come attività autonoma, ma solo per fornire energia alla sua produzione di petrolio.

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