Finanza sostenibile: il Consiglio Ue rallenta l’iter per una legislazione comunitaria

La posizione del Consiglio Ue sulla tassonomia per definire quali siano gl’investimenti “green” lascia aperta la porta al nucleare e alle fonti fossili oltre a rimandare l’entrata in vigore di un sistema comunitario alla fine del 2022

finanza sostenibile
Credit: Council of Europe

 

Individuati 6 principi di finanza sostenibile cui dovranno sottostare le attività economiche “green”

(Rinnovabili.it) – Il Consiglio europeo ha stabilito di rinviare al 2022 l’introduzione di un sistema unificato per stabilire quali attività economiche possano definirsi sostenibili; oltre al rinvio, la posizione assunta dal Consiglio Ue non escluderebbe la possibilità di classificare come “finanza sostenibile” anche attività connesse con tecnologie energetiche poco sicure, come il nucleare, o persino inquinanti, come alcuni impianti alimentati da fonti fossili.

La definizione di quali investimenti potrebbero essere definiti come sostenibili faceva parte di una proposta legislativa presentata lo scorso anno dalla Commissione europea. La proposta prevedeva la redazione di una tassonomia (una serie di criteri e procedure per decidere cosa renda “green” un investimento) che avrebbe dovuto entrare in vigore nel 2020.

 

Al Consiglio Ue veniva chiesto di stabilire in questa fase gli obiettivi generali della tassonomia, mentre la Commissione europea, in un momento successivo, ne avrebbe delineato standard tecnici e soglie per l’attuazione.

Secondo una stima della Commissione europea, la transizione energetica verso un’economia a basse emissioni di carbonio dovrebbe costare circa 180 miliardi di euro in più rispetto all’attuale budget Ue ogni anno fino al 2030. Uno sforzo economico insostenibile per le sole finanze pubbliche dell’Unione: di qui la necessità di strutturare un sistema di riferimento comunitario per attirare gl’investitori privati.

Oltre ad attrarre capitali, la tassonomia dell’Ue punta a ridurre il fenomeno del “greenwashing”, ossia la pratica di commercializzare prodotti finanziari come “verdi” o “sostenibili”, quando in realtà non soddisfano standard ambientali di base.

 

La proposta del Consiglio individua e definisce 6 obiettivi ambientali dell’UE: la mitigazione dei cambiamenti climatici; l’adattamento ai cambiamenti climatici; l’uso sostenibile e la protezione delle acque e delle risorse marine; la transizione a un’economia circolare, compresi la prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti; la prevenzione e il controllo dell’inquinamento; la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi.

Per essere considerate ecosostenibili, le attività economiche dovrebbero soddisfare i seguenti requisiti: contribuire in modo sostanziale al raggiungimento di almeno uno dei 6 obiettivi ambientali; non arrecare un danno significativo a nessuno degli obiettivi ambientali; essere svolte nel rispetto delle garanzie minime di salvaguardia sul piano sociale e della governance; essere conformi ai criteri di vaglio tecnico.

 

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A far discutere è la mancata esclusione dalla definizione di finanza sostenibile di alcune tecnologie, il nucleare su tutte, considerate pericolose e poco redditizie. In un comunicato congiunto, i Governi di Austria e Germania, tra i principali promotori di un bando del nucleare, spiegano: “Temiamo fortemente che il quadro proposto lascerebbe la porta aperta alla deviazione delle risorse finanziarie dalle attività ambientalmente sostenibili e verso tecnologie che non possono essere considerate sicure o sostenibili”.

 

La posizione del Consiglio, inoltre, concede maggiori poteri decisionali ai singoli Governi degli Stati membri che potranno decidere in autonomia quali investimenti considerare “green” e quali no. Una scelta che va nella direzione opposta rispetto a quanto indicato lo scorso anno dalla stessa Commissione Ue che puntava a conferire un ruolo primario a tecnici ed esperti indipendenti nello stabilire quali attività potessero definirsi finanziariamente sostenibili.

Anche la scelta delle tempistiche è stato oggetto di forti critiche: “Questo ritardo è ingiustificato. Non abbiamo 3 anni da perdere – ha commentato il leader del Partito dei Verdi del Parlamento europeo, Sven Giegold – Abbiamo lavorato già anni a questa proposta”.

 

Il timore è che la combinazione di una posizione di compromesso che non esclude alcune delle tecnologie considerate insicure o inquinanti e i lunghi tempi di applicazione della tassonomia possano congelare il mercato sostenibile in Europa e far perdere all’Ue la chance di guadagnarsi una posizione di ledership mondiale nella transizione energetica.

La palla ora passa al Parlamento europeo, dove diversi gruppi sostengono l’esclusione degl’investimenti per il nucleare e le fossili dal novero della finanza sostenibile, che dovrà decidere se approvare e con quali modifiche il testo varato dal Consiglio.

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1 commento

  1. per il nucleare e il fossile non se ne parla….FORSE per il fossile a patto che si attivino iniziative di compensazione tali da portare il bilancio della co2 in pareggio anno dopo anno.

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