Greenpeace avverte: “Attenzione ai mostri nell’armadio!”

Dalle analisi condotte sui vestiti prodotti da 12 note marche Greenpeace ha scoperto la presenza di sostanze tossiche nei vestiti per bambini

Greenpeace (Rinnovabili.it) – Solitamente i bambini hanno paura del buio, di guardare sotto il letto e di rimanere da soli, ma pensare che un giorno avrebbero dovuto fare attenzione ai mostri nell’armadio ci riporta alle scene del film d’animazione Monster & Co. Ma stavolta le vicende si sviluppano in maniera differente e a tentare di salvare i più piccoli ci prova Greenpeace, che ha analizzato le maggiori marche di vestiti e calzature per bambini scoprendo la presenza di pericolose sostanze tossiche.

Disney, Burberry e Adidas secondo lo studio redatto da Greenpeace Asia dal titolo “Piccoli mostri nell’armadio” ottenuto elencando i risultati di analisi condotte valutando i marchi proprosti da 12 note aziende tra cui anche tra cui anche American Apparel, C & A, GAP, H &M, LI-Ning, Nike, Primark, Puma, Uni-qlo.

Notando che la concentrazione di sostanze pericolose si avvicina molto a quanto riscontrato nei vestiti destinati agli adulti, con la differenza che i bambini sono più sensibili ai veleni.

 

“Un vero incubo per i genitori che desiderino comprare vestiti che non contengano sostanze chimiche pericolose” afferma Chiara Campione, responsabile del progetto The Fashion Duel di Greenpeace Italia.

“Questi piccoli mostri chimici li troviamo ovunque, dai vestiti di lusso a quelli più economici, e stanno contaminando i nostri fiumi da Roma a Pechino. Le alternative per fortuna ci sono e per questo l’industria dovrebbe smettere di usare i piccoli mostri, per il bene dei nostri bambini e delle future generazioni”.

PFOA, ftalati e nonilfenoli etossilati sono interferenti endocrini, sostanze che, una volta rilasciate nell’ambiente, possono avere potenzialmente effetti dannosi sul sistema riproduttivo, ormonale o immunitario.

“Grazie alla pressione dei genitori e dei consumatori in tutto il mondo, alcuni dei maggiori marchi hanno già aderito all’impegno Detox che abbiamo proposto loro, e molti di loro hanno già iniziato un percorso orientato alla trasparenza e all’eliminazione delle sostanze tossiche dalla loro filiera, ma non basta” spiega Campione ricordando l’importanza di una lista completa che metta in chiaro quali sostanze sono dannose e rendendo trasparenti le informazioni relative alle sostanze utilizzate dalla filiera.