Condannati i responsabili del peggior disastro ambientale dell’oceano Indiano

Il tribunale delle Mauritius ha condannato a 20 mesi di carcere il capitano e il primo ufficiale del cargo che si è incagliato sulla barriera corallina dell’isola, nei pressi di un santuario marino, sversando in mare almeno 1.000 t di olio combustibile e diesel

Disastro ambientale alle Mauritius: 20 mesi al capitano della nave
By imo.un – https://www.flickr.com/photos/62937028@N02/50237761237/, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=93781176

Il disastro ambientale della Mv Wakashio avvenne il 25 luglio 2020

(Rinnovabili.it) – Hanno incagliato la nave cargo Mv Wakashio sulla barriera corallina delle Mauritius, scatenando un’onda nera che ha devastato l’ecosistema locale. Almeno 1.000 tonnellate di combustibili, tra petrolio e diesel, si sono riversati su uno dei reef più fragili dell’oceano Indiano raggiungendo un’estensione di 27 km2, ben visibile anche dalle immagini satellitari. Ieri un tribunale dell’arcipelago ha condannato a 20 mesi di carcere per disastro ambientale il capitano della nave, l’indiano Sunil Kumar Nandeshwar, e il primo ufficiale di bordo, il cingalese Hitihanillage Subhoda Janendra Tilakaratna.

Il disastro ambientale era avvenuto il 25 luglio del 2020. La nave cargo era partita da Singapore e stava facendo rotta verso il Brasile. Dopo una serie di manovre errate, si è arenata nei pressi di Pointe d’Esny, a sud-est dell’isola. E ha iniziato a sversare in mare il suo carico, 3.800 t di olio combustibile (Very Low Sulfur Fuel Oil) e 200 tonnellate di diesel. Il disastro ambientale, hanno ammesso gli imputati di fronte alla Corte, dipende anche dal fatto che i due avevano partecipato a una festa a bordo e avevano bevuto alcolici. Il tribunale li ha riconosciuti colpevoli di aver “messo in pericolo la navigazione sicura” e di non aver “svolto come avrebbero dovuto i loro doveri di navigazione”. Dei 20 mesi comminati, i due ne hanno già scontati 16.

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Pointe d’Esny è un santuario marino dove trovano rifugio diverse specie in pericolo, ed è anche un’area dove si trovano zone umide protette a livello internazionale. La marea nera ha devastato irrimediabilmente questi ecosistemi. Quanto pesante sia il disastro ambientale, però, è difficile dirlo. A oggi, infatti, il governo delle Mauritius non ha condotto alcuna valutazione precisa dell’impatto. Da stime non ufficiali, almeno 300 metri di barriera corallina sono stati direttamente interessati dal disastro ambientale.

Non solo. Secondo Greenpeace, l’esecutivo avrebbe anche fatto delle scelte discutibili – tra cui quella di far affondare la parte anteriore della nave in un’area critica per la riproduzione delle balene e dei delfini, invece di portarla a riva e riciclarla. E non avrebbe garantito la trasparenza necessaria, ad esempio trattenendo informazioni importanti sulla qualità del carburante rilasciato in mare.

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Il 26 dicembre, il ministro della Pesca delle Mauritius, Sudheer Maudhoo, ha fatto sapere che gli assicuratori della nave hanno accettato di risarcire circa 1.000 pescatori locali. Ciascuno avrebbe ricevuto circa 112.000 rupie mauriziane, poco meno di 2.300 euro.

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