Il coleottero insegna come ridurre le emissioni degli ossidi di azoto

La tecnologia, sviluppata dalla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Lund, ricorre alla biomimesi per realizzare un efficace sistema di abbattimento delle emissioni nei gas di scarico

 

ossidi di azoto
Credits: CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2172993

(Rinnovabili.it) – Madre Natura offre la sua sapienza alla lotta contro lo smog. Arriva, infatti, dallo studio degli insetti la nuova tecnologia per l’abbattimento degli ossidi di azoto (NOx). Succede in Svezia dove un gruppo di ingegneri dell’Università di Lund ha creato un sistema di riduzione degli inquinanti ispirato al cosiddetto scarabeo bombardiere.

Questo coleottero deve il nome al suo particolare meccanismo difensivo. Quando si sente minacciato spruzza verso il nemico un liquido caldo e tossico. Centinaia di gocce millimetriche espulse al secondo dalle ghiandole addominali e in grado di accecare o uccidere piccoli avversari.

In una collaborazione multidisciplinare con Swedish Biomimetics 3000 e l’Agenzia svedese per l’energia, i ricercatori della Lund hanno deciso di replicare questo meccanismo spray naturale e di integrarlo nella tradizionale tecnologia per l’abbattimento degli NOx.

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Oggi per rimuovere gli ossidi di azoto si ricorre alla riduzione catalitica selettiva (SCR) che prevede l’iniezione di urea e la conversione dell’ossido nitrico in azoto e vapore acqueo. Il problema è che il sistema riesce a ridurre solo una parte degli NOx, poiché richiede alte temperature. Il team ha replicato il meccanismo del coleottero per creare un nuovo iniettore grado di ridurre radicalmente le emissioni e lavorare a temperature notevolmente inferiori. L’innovazione si è dimostrata capace di abbassare anche la permeazione dell’ammoniaca. “Come il coleottero bombardiere, otteniamo uno spray con tante piccole gocce calde che vengono iniettate ad alta velocità, rispetto al sistema odierno”, spiega il ricercatore Peter Larsson. “Ciò facilita la miscelazione con i gas di scarico e si distribuisce meglio sulla superficie del catalizzatore”.

Non capita spesso che la ricerca in biomimetica, cioè il tentativo di emulare modelli biologici, porti a prodotti finiti. Ma in questo caso lo studio ha colto nel segno e Faurecia, uno dei principali fornitori dell’industria automobilistica, ne ha già acquistato i frutti. “È davvero divertente – afferma il professore Per Tunestål, della Facoltà di Ingegneria – che la ricerca presso LTH porti a un prodotto che viene lanciato a livello internazionale”.

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