Gli effetti del lockdown sulla qualità dell’aria sono già finiti

Rapporto IQAir sull’inquinamento atmosferico globale. I PM2.5 condannano India e Asia meridionale. Su 40 paesi europei il Belpaese è il 10° peggiore

Qualità dell’aria 2020: il lockdown non ha diminuito le polveri sottili
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L’Italia non brilla per qualità dell’aria. Le peggiori Gaggiano e Ceglie Messapica

(Rinnovabili.it) – I miglioramenti della qualità dell’aria causati dal lockdown nel 2020 sono stati senza precedenti in molte parti del mondo. Ma hanno anche avuto vita molto breve. E le restrizioni imposte dalla pandemia ai trasporti e a molti settori produttivi non hanno impedito che i valori di polveri sottili sforassero i limiti fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Sono solo 24 i paesi che sono riusciti a restare sotto la soglia di sicurezza fissata dall’Oms, sui 106 censiti da un nuovo rapporto preparato da IQAir insieme all’agenzia Onu. Per le Nazioni Unite, la concentrazione di PM2.5 non dovrebbe superare i 25 μg/m3 in un periodo di 24 ore, o 10 μg/m3 in media su un intero anno.

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In fondo alla classifica, i peggiori paesi per qualità dell’aria sono Bangladesh, Pakistan, India, Mongolia e Afghanistan. Qui le rilevazioni sull’inquinamento da polveri sottili fa registrare valori medi di PM2.5 che vanno dai 47 ai 77 μg/m3.

La cenerentola è l’India. Nel 2020, tutte le città indiane hanno visto miglioramenti della qualità dell’aria rispetto al 2018, mentre il 63% ha registrato miglioramenti rispetto al 2019. Tuttavia, l’India continua a occupare un posto di rilievo nella classifica delle città più inquinate, con 22 delle prime 30 città più inquinate a livello globale. New Delhi si conferma l’area urbana con il peggior inquinamento atmosferico al mondo. Meglio la Cina, con l’86% delle città che hanno visto dei miglioramenti. Anche se i livelli medi restano anche 3 volte superiori ai limiti considerati sicuri per la salute umana.

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E l’Europa? L’anno scorso la metà delle città europee ha sforato i parametri dell’Oms per i PM2.5, si legge nel rapporto. I livelli più elevati si trovano nell’Europa orientale e meridionale, con Bosnia Erzegovina, Macedonia e Bulgaria in testa.

L’Italia è a metà nella classifica delle nazioni peggiori, al 47° posto su 106. Meglio del Belpaese anche Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania. Per non parlare di Norvegia, Estonia, Finlandia e Svezia che presidiano le posizioni con la qualità dell’aria migliore. E tenendo conto solo dei paesi europei, l’Italia si piazza al 10° posto.

Uno zoom sullo Stivale e si vedono tendenze molto diversificate da città a città. Milano è peggiorata sui PM2.5, passando dai 23,3 ai 28,4 μg/m3. Anche Roma scala in classifica, anche se ha valori dimezzati rispetto a Milano. Torino invece migliora la performance e rientra tra le città promosse dall’Oms, con PM2.5 a 7,1 μg/m3 in calo rispetto alle rilevazioni precedenti. Le peggiori sono Gaggiano nel milanese e Ceglie Messapica nel brindisino, rispettivamente la 12° e 15° peggiore in tutta Europa.

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