Mal’aria di città 2021: 35 città fuorilegge per polveri sottili

Roma e Milano soffocano per inquinamento, anche a causa del biossido di azoto. Le auto sul banco degli imputati, i diesel causano un aumento della mortalità. Preoccupa il confronto con i parametri dell’Oms, più stringenti di quelli europei, che porta a 60 le città oltre il limite consentito. “Il Paese è indietro sulle azioni da mettere in campo per ridurre l’inquinamento atmosferico”, per questo non vanno sprecate “le risorse economiche in arrivo dall’Europa

Mal'aria di città 2021
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di Tommaso Tetro

Nel 2020 smog oltre limiti soglia consentita per salute

(Rinnovabili.it) – Nel 2020 sono stati 35 i capoluoghi di provincia fuorilegge per polveri sottili (Pm10) con Torino maglia nera per 98 giorni di sforamento dei limiti quotidiani, seguita da Venezia (88) e Padova (84). Al centro sud il primato va ad Avellino (78) e Frosinone (77). E’ questa la fotografia scattata dal nuovo rapporto ‘Mal’aria di città 2021’ di Legambiente; con l’occasione è stata anche lanciata una petizione on-line che comprende alcune delle principali richieste per avere città più vivibili e pulite, e una mobilitazione social con cui si chiede a tutte le persone pubblicare un selfie in primo piano con una mascherina bianca, sulla quale scrivere il claim #noallosmog.

Nell’anno appena passato “a Roma e Milano è stato superato quello che sarà il nuovo valore medio annuale suggerito dall’Oms per il biossido di azoto (NO2), ossia 20 microgrammi per metro cubo”. In particolare, a Roma lo scorso anno il valore medio di NO2 è stato di 34 microgrammi per metro cubo, mentre a Milano di 39.

Secondo Legambiente “le auto sono la fonte principale di inquinamento in città e che le emissioni fuorilegge delle vetture diesel continuano a causare un aumento della mortalità”; cosa che è emersa anche da un recente studio che “si inquadra nella più ampia iniziativa transfrontaliera sull’inquinamento del traffico urbano Clean Air For Health”, dove viene stimato “per la prima volta in assoluto la quota di inquinamento a Milano imputabile alle emissioni delle auto diesel che superano, nell’uso reale, i limiti fissati nelle prove di laboratorio alla commercializzazione”.

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Nello specifico nel capoluogo della Lombardia sono i veicoli diesel Euro4 e Euro5 a provocare la maggior parte dell’inquinamento da NO2: circa il 30% nel corso del 2018. Un buono motivo che consente a Legambiente di chiede subito, come era stato previsto nell’accordo tra governo e regioni della pianura padana, il blocco della circolazione dei diesel Euro4 e della auto a benzina Euro1 e al 2025 l’estensione del blocco totale anche all’Euro5 diesel.

A preoccupare – viene spiegato – è “anche il confronto con i parametri dell’Oms, più stringenti di quelli europei” con l’obiettivo, in questo modo, di poter ridurre l’inquinamento dell’aria del 15% nelle città; diventano 60 le città fuorilegge con il primato che va sempre a Torino seguita da Milano, Padova e Rovigo, Avellino e Frosinone.

Nonostante la pandemia in Italia “l’emergenza smog non si arresta e si cronicizza sempre di più – rileva Legambiente – il Paese è indietro sulle azioni da mettere in campo per ridurre l’inquinamento atmosferico. Basta deroghe servono misure più coraggiose e concrete a partire da mobilità sostenibile e uso dello spazio pubblico per avere più clean city, città pulite e più vivibili”. Per questo non vanno sprecate “le risorse economiche in arrivo dall’Europa”. 

Mal’aria di città 2021 ha preso in considerazione 96 capoluoghi di provincia. Nella top ten delle città più inquinate ci sono anche Rovigo (83 giorni), Treviso (80), Milano (79), Avellino e Cremona (78) Frosinone (77), Modena e Vicenza (75). Secondo i parametri dell’Oms, a Torino seguono Milano, Padova, Rovigo, Venezia, Treviso, Cremona, Lodi, Vicenza, Modena, Verona e scendendo lungo la Penisola Avellino, Frosinone, Terni, Napoli, Roma, Genova e Ancona, Bari e Catania.

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Ogni anno in Italia – viene osservato – stando ai dati dell’Agenzia europea dell’Ambiente (Eea), sono oltre 50mila le morti premature dovute all’esposizione eccessiva ad inquinanti atmosferici con spese di diverse decine di miliardi all’anno, stimate tra i 47 e i 142 miliardi di euro, tra quelle sanitarie e quelle per le giornate di lavoro perse. 

E’ per questo che l’associazione critica “la mancanza di ambizione dei Piani nazionali e regionali e degli accordi di programma” degli ultimi anni per abbattere l’inquinamento; piani che sono stati “puntualmente elusi e aggirati localmente pur di non dover prendere decisioni impopolari”. Le iniziative più urgenti dovrebbero riguardare la mobilità sostenibile e l’uso dello spazio pubblico e della strada che vanno integrati a misure nel settore del riscaldamento e dell’agricoltura per portare benefici immediati e duraturi.

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