Pil e capitale naturale, inizia una nuova era per lo sviluppo sostenibile

L’Onu inaugura un ‘Pil verde’ che incorpora anche i ‘servizi ecosistemici’, cioè i costi e i benefici che derivano dalla tutela e dallo sfruttamento della natura

Capitale naturale: rivoluzione alle Nazioni Unite
Foto di David Mark da Pixabay

Il capitale naturale fa il suo ingresso tra gli indicatori macroeconomici

(Rinnovabili.it) – Il suo nome ha l’aridità dei tecnicismi ma nasconde una vera e propria rivoluzione per come immaginiamo lo sviluppo sostenibile. Si chiama System of Environmental-Economic Accounting—Ecosystem Accounting (SEEA EA) e consiste in un cambiamento storico di come valutiamo l’andamento delle nostre economie. Finora l’indicatore macroeconomico di riferimento è stato il Pil. Il SEEA EA invece incorpora nel vecchio Pil anche il capitale naturale, cioè una stima di costi e benefici che derivano dai ‘servizi ecosistemici’.

Il benessere umano e la prosperità economica adesso non ignorano più la natura. E’ questa, in estrema sintesi, la decisione presa dall’Onu e votata dai paesi membri. Molto dipenderà da come sarà usato questo strumento, ma di certo il cambiamento di fondo c’è e in qualche modo si farà sentire.

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“Questo è un passo avanti storico verso la trasformazione del modo in cui consideriamo e valorizziamo la natura. Non permetteremo più incautamente che la distruzione e il degrado ambientale siano considerati un progresso economico”, ha commentato il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres.

Proviamo a capire cosa potrebbe cambiare. Questo ‘Pil verde’ per il momento sarà adottato solo dalle Nazioni Unite e dalle sue varie agenzie. Non ha carattere vincolante, quindi gli Stati non sono obbligati a cambiare il modo in cui programmano le loro economie. Non subito, almeno. Perché una trentina di paesi stanno già facendo una valutazione del loro capitale naturale, in un esperimento pilota che servirà al Palazzo di Vetro per correggere eventualmente il tiro. E via via sempre più paesi lo inizieranno a usare. Esattamente come oggi i governi di tutto il mondo di fatto incorporano l’Agenda 2030 dell’Onu e i suoi 17 punti sullo sviluppo sostenibile.

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“Questo è un importante passo avanti”, ha affermato Inger Andersen, Direttore esecutivo dell’UNEP. “Il nuovo quadro può essere un punto di svolta nel processo decisionale. Sottolineando il contributo della natura, ora abbiamo uno strumento che ci consente di visualizzare e valutare correttamente la natura. Può aiutarci a realizzare un cambiamento rapido e duraturo verso la sostenibilità sia per le persone che per l’ambiente”.

Il nuovo Pil riconosce che gli ecosistemi forniscono servizi importanti, che generano vantaggi per le persone. In sostanza, sono beni da mantenere, simili a beni economici. Questo punto, e l’approccio in generale, restano piuttosto controversi. I critici sostengono che in questo modo si è dato un valore economico alla natura, e di conseguenza non si sta combattendo le storture del mercato ma, anzi, si spiana la strada a una finanziarizzazione della natura nel suo complesso. I problemi della finanza e dei mercati globali, quindi, si riproporranno anche per il capitale naturale.

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