Emergenza coronavirus: bisogna rivedere i piani climatici europei?

In molti temono che le misure finanziarie straordinarie per fronteggiare la pandemia possano distrarre dagli obiettivi climatici del Green Deal.

L’emergenza coronavirus potrebbe diventare un’opportunità per il clima

(Rinnovabili.it) – Nell’ultima settimana, centinaia di miliardi di euro di misure sono state annunciate dai governi europei per combattere l’emergenza coronavirus e limitare gli impatti economici della pandemia. La stessa Banca centrale europea (BCE), dopo una prima esitazione, ha annunciato un programma di acquisto di obbligazioni di emergenza da 870 miliardi (equivalenti al 7,3% del PIL dell’UE) per stabilizzare l’economia dell’eurozona fino alla fine dell’anno.

In questi giorni, sono stati fatti numerosi appelli ai governi e alle istituzioni finanziarie internazionali affinché le misure e le manovre finanziare intraprese per l’emergenza coronavirus fossero coerenti con il Green Deal europeo, il piano di neutralità climatica dell’eurozona entro il 2050. Tuttavia, le azioni a breve termine pianificate per stabilizzare l’economia stanno finora facendo poco per la transizione verso l’energia pulita. L’acquisto di obbligazioni della BCE ne è un clamoroso esempio, non prevedendo alcun tipo di ‘condizionalità ecologica’.

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Piuttosto, il programma di acquisto annunciato dalla Banca Centrale – una delle istituzioni più potenti d’Europa – segue gli ordinari criteri di acquisto, che proibiscono all’istituto di preferire un settore di investimento rispetto ad un altro e gli permettono di scegliere ciò che offre il mercato. Un portavoce della BCE, però, ha dichiarato a CHN che il portafoglio della banca “avrà un numero crescente di obbligazioni verdi” poiché queste sono in aumento sul mercato, ma il loro numero totale rimarrà comunque limitato all’offerta.

A fronte delle scelte della BCE, Stanislas Jourdan, direttore di Positive Money Europe (gruppo di promozione per la finanza verde), ha affermato che la banca si è impegnata per un acquisto di massa di obbligazioni che non prevede alcuna considerazione sul clima. Secondo Jourdan, “sebbene la BCE stia cercando giustamente di affrontare la crisi del coronavirus, esiste il rischio che il settore dei combustibili fossili liberi delle offerte al fine di ottenere finanziamenti ancora più economici”.

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Ma non è solo la BCE a sembrare reticente sul riscaldamento globale. Ronan Palmer, coordinatore del programma di Economia pulita dell’E3G, ha dichiarato ad Euroactiv che, sebbene l’Europa necessiti di un pacchetto di stabilizzazione economica immediata, queste misure dovrebbero essere coerenti con l’obiettivo delle zero emissioni entro la metà del secolo. Infatti, poiché anche i settori ad alta intensità di combustibili fossili, come l’industria petrolifera e del gas, stanno cercando un sollievo economico, “questo deve essere il momento di tenere a galla queste aziende a patto che ci siano delle condizioni sul modo in cui queste società opereranno in futuro, ha dichiarato Palmer. Ad esempio, una società automobilistica potrebbe essere salvata a condizione che acceleri l’elettrificazione della flotta.

Tuttavia, come sottolinea Samantha Gross, membro dell’Iniziativa Cross-Brookings su energia e clima, “in questo momento c’è molta concorrenza su questi pacchetti di stimolo”. Gross ha affermato che il basso costo delle energie rinnovabili e il crollo dei tassi di interesse costituirebbero, nel tempo, condizioni favorevoli per investimenti di massa nella transizione energetica. “Ma dobbiamo uscire dalla prima fase dell’emergenza coronavirus affinché le aziende possano sfruttare queste condizioni, ha sottolineato.

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Tuttavia, sebbene i pacchetti di stabilizzazione potrebbero non aiutare immediatamente la transizione verso l’energia pulita, la straordinaria portata della risposta da parte dei governi e delle banche centrali sta creando un precedente importantissimo affinché simili misure possano essere attuate proprio per affrontare la crisi climatica. “L’emergenza coronavirus mostra ciò che loro [banche centrali, governi e istituzioni europee] potrebbero essere in grado di fare quando mettono tutto il loro peso dietro la crisi climatica, ha concluso Palmer.

In tutto ciò, però, è importante che non solo l’economia europea, ma anche le sue istituzioni reggano l’impatto delle conseguenze della pandemia. La Polonia, ad esempio, ha già dichiarato che l’UE dovrebbe eliminare il proprio sistema di scambio di quote di emissioni (ETS), e alcuni diplomatici a Bruxelles stanno segnalando la necessità di ripensare i piani climatici a causa delle turbolenze economiche. “Semplicemente non abbiamo i soldi per fare tutto”, avrebbe dichiarato un funzionario europeo ad Euroactiv, riferendosi alla possibilità che il Green Deal possa davvero essere in serio pericolo.

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