I negoziati sulla legge sul clima UE stanno diventando una beffa

L’europarlamento è disposto a scendere a compromessi, ma “è impossibile” che il Consiglio “non cambi affatto posizione”. Il relatore-ombra della legge Michael Bloss spiega: si va verso un accordo di taglio delle emissioni al 2030 di appena il 52,8%

Legge sul clima UE: si va verso un taglio delle emissioni solo del 52,8%
Foto di USA-Reiseblogger da Pixabay

Fumata nera al 6° round negoziale della legge sul clima UE

(Rinnovabili.it) – Il parlamento europeo, gruppo dei Greens/EFA incluso, è “pronto per un compromesso”, ma “è impossibile” accettare che il Consiglio “non cambi affatto posizione”. Il relatore-ombra della legge sul clima UE, il tedesco Michael Bloss, decide di sparare a zero in conferenza stampa. L’ennesimo faccia a faccia del trilogo, il formato negoziale in cui la Commissione media tra le posizioni dell’europarlamento e quelle del Consiglio, è finito con un nulla di fatto. Bloss se la prende con il rappresentante degli interessi dei paesi membri. Ma anche con il presidente della commissione Ambiente di Strasburgo, che starebbe giocando per l’altra squadra.

Anche il sesto round negoziale è finito con una fumata nera. La speranza di trovare un accordo prima del summit sul clima del 22 aprile si è infranta contro l’intransigenza del Consiglio, che per Bloss “non si vuole muovere di un centimetro”. Il nodo su cui si accapigliano da mesi e mesi i negoziatori è la percentuale di taglio delle emissioni entro il 2030. L’aula di Strasburgo l’anno scorso aveva votato per il -60%: obiettivo abbastanza ambizioso (ma gli UK freschi di Brexit hanno votato un-69%) già frutto di un compromesso con i deputati del PPE. I popolari erano più in linea con il suggerimento della Commissione, che vede di buon occhio un -55%. Percentuale su cui dopo mesi di stallo si è attestato anche il Consiglio, in una votazione in extremis a dicembre 2020 che ha comunque visto l’est Europa restare sulle barricate.

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Il punto è che la trattativa sulla legge sul clima UE è andata così al ribasso che non si parla nemmeno più di -55%. La percentuale messa sul tavolo dal Consiglio è più bassa, appena il 52,8%. Cifra che viene mascherata con un -55% formale: peccato che si parli di riduzione “netta”, che esclude alcune forme di sequestro di carbonio.

Un accordo al ribasso è possibile. Perché il team negoziale dell’europarlamento sarebbe lì lì per vacillare. Colpa del presidente della commissione Ambiente, il francese Pascal Canfin. Secondo Bloss, Canfin “che si considera uno degli eroi del clima, si accontenterebbe dell’obiettivo di riduzione del 52,8%”. Il francese ha fatto trapelare che ci sarebbero dei piccoli ma importanti passi in avanti nella trattativa. E l’estate scorsa aveva pubblicamente proposto di accontentarsi di una riduzione tra il 50 e il 55%.

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Per Bloss, Canfin – che ha accesso diretto ai negoziati in quanto presidente della commissione Ambiente – sta cercando di convincere il negoziatore dell’europarlamento ad accettare. Lo farebbe su pressione del presidente francese Macron, che vuole arrivare al summit del 22 aprile con un obiettivo sul clima approvato per rafforzare la sua diplomazia climatica.

Altre indiscrezioni, sempre con Bloss come fonte. C’è un accordo di massima sull’incorporare il carbon budget nella legge sul clima UE (ma il Consiglio si rifiuta di accettare il principio per cui il budget di gas serra europeo costituisca in futuro la base per fissare gli obiettivi al 2040). E anche sulla creazione di un organismo scientifico di 13 o 15 membri che dovrà monitorare i progressi climatici dei Ventisette. Tuttavia, “altre cose come l’accesso alla giustizia e la fine dei sussidi ai combustibili fossili non sono sul tavolo”.

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