Mappa della biodiversità: uno strumento essenziale per la protezione degli ecosistemi

Registrando oltre 67.000 specie marine e terrestri, la mappa raccoglie informazioni che permettono di accedere ad una comprensione più accurata di dove si trovano le specie, dove potrebbero andare e come si possono proteggere al meglio in un mondo che cambia.

Mappa della biodiversità
Credits: Marcelo Kato da Pixabay

Attraverso l’uso di reti neurali artificiali, un gruppo di ricercatori realizza una nuova (e completa) mappa della biodiversità.

 

(Rinnovabili.it) – Una nuova ricerca condotta dall’Acquario di Monterey Bay ha prodotto la prima mappa della biodiversità a livello globale, documentando così la distribuzione della vita sulla terra e nell’oceano. Lo studio, pubblicato su PLOS ONE, offre il quadro più completo attualmente disponibile su quali siano i fattori ambientali più critici, fornendo così una scrupolosa analisi per aiutare a definire e pianificare pratiche di gestione della biodiversità in un periodo in cui i cambiamenti climatici sconvolgono gli ecosistemi in tutto il pianeta.

 

“Le mappe di solito ci mostrano dove siamo, ma questa mappa della biodiversità ci mostra anche dove stiamo andando, ha dichiarato il Kyle Van Houtan, referente del team di ricerca dell’Acquario di Monterey Bay. “I precedenti esempi di mappa della biodiversità si concentravano o sulla la terra o sul mare. Noi abbiamo unito questi due regni per dimostrare che tutti gli animali sono parti essenziali all’interno di un sistema complesso.

 

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Determinare in quali luoghi le specie sono più presenti, e tracciare al contempo gli schemi dei loro movimenti, rappresenta uno dei pilastri dell’ecologia. Ma per molto tempo, questi studi si sono concentrati principalmente sul regno terrestre a causa della maggiore accessibilità e del minor costo del campionamento. Tuttavia, gran parte della biodiversità presente al mondo è acquatica e il 70% della superficie terrestre è coperto da oceani, laghi e fiumi. L’obiettivo della nuova mappa della biodiversità, dunque, è comprendere meglio la vita sulla terra nel suo insieme, non solo per quanto riguarda le sue parti emerse.

 

Il team di ricerca interdisciplinare ha quindi iniziato a compilare dati su oltre 67.000 specie marine e terrestri, raccogliendo informazioni che permettono di accedere ad una comprensione più accurata di dove si trovano le specie, dove potrebbero andare e come si possono proteggere al meglio in un mondo che cambia. I parchi nazionali e le aree marine protette, ad esempio, sono stati creati per proteggere le comunità ecologiche in ambienti stabili, ma cosa succede se le specie protette superano questi confini? La mappa della biodiversità individua e registra i fattori ambientali che permettono di prevedere questi spostamenti, insieme alla loro rilevanza.

 

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Per realizzare la mappa della biodiversità sono state utilizzate reti neurali artificiali in grado di descrivere i modelli osservati. Questo approccio ha permesso al team di documentare e classificare l’influenza di 24 fattori ambientali sulla distribuzione della biodiversità. Così, si è scoperto che le barriere coralline e le foreste montane, ad esempio, sono particolarmente ricche di biodiversità, accogliendo più specie di quanto le variabili ambientali precedentemente considerate potessero prevedere.

 

“Questo ci aiuta a documentare dove il cambiamento climatico può influenzare maggiormente la vita degli animali e identificare quelle condizioni ambientali che accolgono più o meno biodiversità di quanto ci si potrebbe aspettare, ha affermato Elliott Hazen, ecologo presso il Southwest Fisheries Science Center del NOAA. “Dobbiamo comprendere i fattori trainanti della biodiversità per preservare le specie all’interno degli ecosistemi che si stanno trasformando a causa delle mutevoli condizioni ambientali, per potere adottare in questo modo un approccio più dinamico alla loro protezione.

 

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