Giustizia ambientale: Guapinol e Berta Caceres candidati al premio Sakharov

L’attivista honduregna Berta Cáceres, uccisa nel 2016, e gli ambientalisti di Guapinol sono stati candidati al Premio per la libertà di espressione assegnato ogni anno dal Parlamento europeo

In Honduras si muore in nome della giustizia ambientale

(Rinnovabili.it) – Ci sono anche la comunità di Guapinol e l’attivista per la giustizia ambientale Berta Caceres (uccisa nel marzo 2016) tra i candidati per l’edizione 2020 del premio Sakharov, il riconoscimento con cui il parlamento europeo onora ogni anno individui e organizzazioni che nel mondo si distinguono per la difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Le candidature degli attivisti dell’Honduras, paese tristemente in cima alla lista degli Stati con il maggior numero di ambientalisti assassinati, sono state proposte dal gruppo dei Verdi europei – Alleanza liberale europea e dalla Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica. Unici extra-europei in una rosa ristretta dove l’opposizione bielorussa la fa da padrone.

Guapinol e i suoi attivisti erano tornati a far parlare di sé solo poche settimane fa. E non per degli sviluppi positivi nella loro lotta a difesa dell’acqua della loro comunità, a Tocoa. Un tribunale aveva infatti confermato le condanne per otto attivisti, mentre per altri cinque potrebbe scattare l’arresto in ogni momento. Anche se non sono state presentate prove che giustifichino questo trattamento.

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La loro colpa è essersi opposti al progetto di una miniera di ferro, di proprietà dell’azienda Inversiones Los Pinares. Posseduta da Lenir Perez, genero di uno degli uomini più potenti del paese, Miguel Facussé. E che sorge nel bel mezzo di un parco nazionale, minacciando di inquinare le acque della regione,  dopo aver ottenuto tutte le esenzioni necessarie dalla compiacente burocrazia honduregna.

L’eurodeputato Miguel Urbán (Anticapitalistas, Spagna) ha affermato che la nomina al premio Sakharov potrebbe attirare l’attenzione sui loro casi e sulla necessità di giustizia per le lotte che rappresentano. “Berta Cáceres e i prigionieri politici di Guapinol rappresentano tutti i difensori della terra e delle popolazioni indigene. Esemplificano il modo in cui uno stato e le potenze economiche usano le reti della burocrazia per criminalizzare organizzazioni di base come COPINH e COPA (Coordinadora de Organizaciones Populares de Guapinol) e e assassinare attivisti come Berta Cáceres, a beneficio del capitale transnazionale”.

Difendere il Pianeta e i territori significa lottare contro le politiche estrattive che il capitalismo internazionale ha assegnato all’America centrale. Agire contro il cambiamento climatico significa sostenere e proteggere coloro che lottano per la sua conservazione”, ha concluso Urbán. 

Dal 2013 a oggi sono otto gli attivisti ambientali di Guapinol uccisi in circostanze misteriose o ambigue. Dove tutti, nella comunità, vedono all’opera la mano dello Stato, o degli oligarchi. Una sorte che non riguarda solo la regione di Tocoa, ma anche la comunità indigena Lenka, stanziata nel sud-ovest dell’Honduras, da cui proveniva Berta Caceres.

Berta era la fondatrice del COPINH, il Consiglio dei popoli indigeni dell’Honduras, e lottava contro la deforestazione e i diritti dei nativi. In particolare contro la DESA, un’azienda locale che per anni ha cercato di silenziare le voci contrarie al grande progetto di una centrale idroelettrica sul fiume Guarcarque. Nel 2015 aveva vinto il prestigioso Goldman Environmental Prize. E’ stata uccisa con colpi d’arma da fuoco nella primavera del 2016. Due anni dopo è stato arrestato Roberto Castillo Mejia, presidente della DESA, sospettato di essere il mandate dell’omicidio.

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