Il Daspo ambientale e le misure anti-criminalità, resta fermo il Ddl ‘Terra mia’

Il disegno di legge del ministro Sergio Costa rafforza gli strumenti in mano alle autorità, in un testo di 32 articoli che punta essenzialmente a norme di irrobustimento delle sanzioni penali. I nodi che lo tengono fermo riguardano sia i contenuti, ritenuti troppo ‘polizieschi’, sia il metodo politico interno alla maggioranza con le tensioni sollevate da Italia viva a cui si sono aggiunti i mal di pancia del Pd

ddl terra mia
Credits: depositphotos.com

di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – Un salto di qualità che aiuterà, grazie all’intensificazione dei controlli, lo sviluppo dell’economia circolare, premiando le imprese oneste e allo stesso tempo colpendo quelle che operano nell’opacità della criminalità. E’ questo in sintesi l’obiettivo del ddl Terra mia, dedicato ai rifiuti, secondo il pensiero del ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Dentro una specie di riassetto del sistema, in chiave di maggior rafforzamento degli strumenti in mano alle autorità, che va dalle discariche abusive ai rifiuti pericolosi, fino al Daspo ambientale. In un testo che dovrebbe contemplare 32 articoli (distribuiti in sei capitoli), l’anima delle norme riguardano essenzialmente le sanzioni penali, la confisca, i proprietari dei terreni, le imprese ‘ambigue’; oltre la modifica del Codice antimafia che includerà anche l’ambiente tra i beni giuridici rilevanti da tutelare.

Ma, fin qui ancora tutto bene. Un ddl ambientale presentato dal ministro dell’Ambiente. E poi che è successo? Nell’ultima settimana di ottobre, le nubi all’orizzonte non promettono niente di buono. E infatti è stata pioggia. Tanto che sull’arrivo del provvedimento in consiglio dei ministri, più volte annunciato da Costa, si sono addensati non pochi ostacoli. A cominciare dal merito e naturalmente dai contenuti, ritenuti troppo ‘polizieschi’; tanto è che il ministro ha dovuto ribattere di non essere affatto una persona da etichettare come “un manettaro”.

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Il vero e proprio nodo però – quello che finora non si è riusciti a sciogliere e che non ha consentito l’approdo del ddl Terra mia nelle stanze di Palazzo Chigi – ha tutto il sapore del contrasto politico. Un contrasto sfociato in una vera e propria tensione nervosa, interna alla maggioranza, andata avanti a colpi di ripicche e minacce proprio negli incontri che si sono succeduti per la definizione del testo; di fronte ai veti incrociati delle forze politiche, a battere i piedi per terra per la richiesta di un tavolo di confronto, senza esito, sono stati gli esponenti di Italia viva, a cui sono seguiti i mal di pancia del Pd. Una forzatura secondo alcuni che ha un solo nome: il ministro Costa, accusato di voler portare a casa (meglio dire, come viene spiegato dalle voci che si rincorrono, di dover portare a casa) uno scalpo in vista degli Stati generali del Movimento cinque stelle: come a dire, ‘abbiamo fatto anche questo’.

Cosa prevede la bozza del ddl Terra mia?

Tra le poche indiscrezioni filtrate – su un testo che probabilmente non è ancora stato chiuso e che necessariamente avrà bisogno di ‘molte’ revisioni – viene riferito di una modifica alle sanzioni penali sugli interventi e attività che hanno bisogno dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) con un’intensificazione di multe e pene in caso di discariche abusive e una maggiore responsabilità per i proprietari dei fondi che difficilmente potranno rientrare in possesso delle aree poste sotto sequestro se non riescono a dimostrare di essere in buona fede e di non aver tratto profitto dall’attività illecita; rimane naturalmente anche l’obbligo di bonifica e di ripristino dell’ambiente. Più decise le sanzioni e le pene per chi effettua un’attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione di rifiuti in mancanza di autorizzazione.

L’abbandono di rifiuti pericolosi da parte di privati diventa un illecito penale contravvenzionale. Tra le altre novità, il Codice dell’antimafia che nel nuovo testo includerebbe anche l’ambiente tra i beni giuridici rilevanti da tutelare estendendo, anche a chi commette reati che “mettono in pericolo” l’ambiente, le misure di prevenzione di competenza del questore. Ovvero, il Daspo ambientale che renderà possibile l’allontanamento fisico delle persone; si potranno applicare anche misure di prevenzione, come la sorveglianza speciale da parte della Polizia di Stato, come conseguenza di delitti legati all’inquinamento, al disastro ambientale, al traffico e abbandono di materiale radioattivo e attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.

Tra gli altri punti viene ampliata la lista dei reati ambientali per i quali è prevista la responsabilità amministrativa degli enti come per esempio l’incendio boschivo, il reato di morte o lesioni per via di inquinamento ambientale, quello di impedimento di controllo, di omessa bonifica e di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti. Non è invece chiaro se sia poi stata già stralciata la norma che interveniva sulle regole per l’immigrazione, e che inseriva i delitti ambientali tra quelli che escludono il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.

Il disegno di legge ‘Terra mia’ è una risposta al far west nelle nostre città – osserva il Wwf – costituisce certamente uno strumento importante per contrastare chi, al Nord come al Sud d’Italia, crede di poter creare zone franche, autorizzate e non, in cui vengono abbandonati o stoccati illegalmente enormi quantità di rifiuti, anche pericolosi, dove spesso si sviluppano roghi tossici che rilasciano emissioni inquinanti, comportando gravi danni per la salute e mettendo a rischio l’incolumità dei cittadini”.

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