Le tecnologie digitali si fanno spazio nella gestione dei rifiuti

Robotica, cloud computing e tecnologie dell’intelligenza artificiale possono migliorare la logistica, il tasso di riciclo e ottimizzare la differenziata. Il come lo spiega il nuovo briefing dell’Agenzia europea dell’ambiente

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(Rinnovabili.it) – Le tecnologie digitali si stanno progressivamente facendo spazio anche nella gestione dei rifiuti. Si tratta di applicazioni ancora limitate, molte delle quasi in  fase di test, ma il trend ha messo le radici. E, secondo l’Agenzia europea dell’Ambiente (AEA), la trasformazione in atto avrà un impatto significativo sulla sostenibilità del comparto e la transizione circolare. Il tema è approfondito nell’ultimo briefing dell’Agenzia. Il documento fornisce un’ampia panoramica dei vantaggio legati all’utilizzo delle tecnologie digitali lungo tutela filiera, dalla raccolta differenziata al riciclo.

“L’adozione della digitalizzazione da parte della società è in gran parte il risultato di continui progressi a livello di miniaturizzazione, maggiore potenza di elaborazione e riduzione dei costi. La gestione dei rifiuti non fa eccezione”, spiega AEA. “Esempi di tecnologie digitali […] che avranno un impatto importante sull’efficienza del settore rifiuti includono la robotica, l’Internet delle cose, il cloud computing, l’intelligenza artificiale e l’analisi dei dati“.

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A livello logistico, ad esempio, i nuovi strumenti tecnologici offrono il potenziale per migliorare il processo archiviando, elaborando, analizzando e ottimizzando le informazioni necessarie. E ogni dato, compresi quelli sullo stato d’avanzamento dell’attività o su eventuali incidenti, può essere monitorato in tempo reale. “Man mano che vengono raccolti maggiori volumi di informazioni, aumenta la complessità. In questi casi, gli algoritmi di ottimizzazione aiutano a trovare le opzioni più adatte per l’allocazione di risorse come forza lavoro o veicoli. Le tecnologie importanti includono la telematica, inclusi i sistemi di routing, i software di navigazione e di localizzazione dei veicoli, i sistemi ERP (Enterprise Resource Planning) e simili”. 

Anche l’IoT o internet delle cose ha iniziato a ritagliarsi uno spazio. Lo vediamo oggi con i primi sensori applicati all’interno dei bidoni per monitorare i livelli di riempimento e dialogare con i veicoli di raccolta semi-autonomi. “Un’altra parte della raccolta rifiuti è il processo di documentazione, comunicazione e fatturazione. Qui, il passaggio dai sistemi cartacei a quelli digitali, come si è visto in altri settori, aumenterà ulteriormente l’efficienza dei processi e il flusso di informazioni. Le tecnologie coinvolte includono etichette di identità digitali per cestini e contenitori della spazzatura, elaborazione degli ordini, fatturazione e pagamento digitali, assieme a interfacce utente per la comunicazione con i consumatori”.

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Non solo. Grazie all’identificazione digitale è possibile rendere fattibili i sistemi pay-as-you-throw, consentendo una fatturazione “equa” rispetto alla quantità di rifiuti generati. Anche se il sistema, spiegano gli autori, non è esente da aspetti negativi. La digitalizzazione consente anche lo sviluppo di schemi avanzati di informazione puntuale. In questi schemi, gli operatori di gestione dei rifiuti utilizzano l’identificazione a radiofrequenza (RFID) per monitorare le frazioni della spazzatura a livello domestico. Un chip segue lo scarto e, una volta che l’operatore ha determinato la quantità e la qualità della differenziata, questa informazione viene automaticamente rimandata alla persona o all’azienda che ha generato il rifiuto. Fornire messaggi personalizzati – ad esempio, un apprezzamento per una buona differenziata – può spingere i consumatori verso migliori pratiche. 

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