Dopo i coralli, il riscaldamento degli oceani devasta le foreste di alghe

Scomparsi 370 kmq di alghe, un colpo durissimo alla biodiversità di questo ecosistema temperato. E le previsioni sono pessimiste: il fenomeno si può allargare nei prossimi anni

Dopo i coralli, il riscaldamento degli oceani devasta le foreste di alghe

 

(Rinnovabili.it) – Le foreste di alghe australiane sono state spazzate via quasi del tutto dal riscaldamento degli oceani. La catastrofe ambientale si è consumata tra il 2011 e il 2013, quando la temperatura dell’oceano si è rapidamente alzata di 2°C, causando la morte del 90% di questi vegetali che costituivano un prezioso scrigno di biodiversità, visto che quasi un terzo delle specie presenti erano endemiche.

Lo rivela uno studio condotto dall’Istituto oceanografico dell’Università dell’Australia occidentale, che ha puntato l’attenzione sul settore meridionale della Grande Barriera. Il sistema di barriera rocciosa si estende per l’intera costa sud del continente australiano per oltre 2.300 km, da Sidney a est passando per la Tasmania, fino all’estremo occidentale in corrispondenza di Kalbarri. È proprio quest’ultimo segmento – 370 kmq in tutto – che è stato falcidiato dai cambiamenti climatici.

Dopo i coralli, il riscaldamento degli oceani devasta le foreste di alghe
Le foreste di alghe prima (sinistra) e dopo (destra) l’ondata di calore

Gran parte della foresta di alghe non è più ricresciuta. Il motivo, spiegano gli autori della ricerca, è che il riscaldamento delle acque ha trasformato il precedente clima temperato in un clima tropicale, favorendo così il proliferare di fauna e flora più adatte a sopravvivere in tali circostanze. In realtà il passaggio non si è compiuto del tutto, prospettando uno scenario ancora peggiore per la biodiversità: l’area è sospesa in una sorta di limbo, né interamente temperata né del tutto tropicale, per cui non attecchiscono gran parte delle specie tipiche di questi due ecosistemi.

E le previsioni per il futuro sono pessime, il fenomeno si può allargare anche ad altri settori della barriera. “La prossima grande ondata di calore colpirà anche più a sud, come è successo a Kalbarri – commenta il dottor Thomas Wernberg, autore dello studio pubblicato su ScienceDipende da quanto sarà intensa l’ondata. Ma tutte le proiezioni mostrano che l’oceano diventerà più caldo, assisteremo a ondate di calore più frequenti, perciò temo che sia solo questione di tempo”. Distruggendo così altri ecosistemi e la loro biodiversità.

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