Trivelle, l’UE aprirà una procedura di infrazione contro l’Italia?

Tutto ruota intorno al fatto se è giusta o meno la proroga sine die, e se questa viola le norme sul libero mercato e la concorrenza

Trivelle, l’UE aprirà una procedura di infrazione contro l’Italia?

 

(Rinnovabili.it) – L’Unione Europea potrebbe aprire una procedura di infrazione contro l’Italia sulle trivelle. È il ragionamento – oltre che l’auspicio – del movimento No Triv dopo aver letto la recente sentenza della Corte europea di giustizia sulle concessioni demaniali. Un ragionamento in punta di diritto, che tocca i temi del libero mercato e della concorrenza su cui molto si era speso il comitato promotore del referendum dello scorso aprile.

Nella sua recente sentenza sulle concessioni demaniali, la Corte di Giustizia Europea ha ribadito che gli Stati dell’Unione non possono prorogare in modo automatico e generalizzato le concessioni e che eventuali proroghe sono consentite solo in via eccezionale. Questa sentenza riguarda le concessioni relative alle spiagge e la direttiva Bolkenstein, la quale però non tocca le concessioni petrolifere. Qual è la relazione con quelle per l’estrazione in mare di gas e petrolio?

 

Per Enzo Di Salvatore,  costituzionalista ed ispiratore dei quesiti del referendum No Triv, emerge una chiara analogia: il punto in comune è la proroga sine die di una concessione. “La sentenza della Corte è la prova provata di una questione che avevamo sollevato nel corso della campagna referendaria – afferma Di Salvatore – L’Unione Europea non consente che la durata dei titoli minerari già rilasciati sia prolungata fino al termine della vita utile del giacimento. La norma oggetto del referendum abrogativo del 17 aprile, voluta dal Governo, viola palesemente la Direttiva 94/22/CE sul libero mercato e sulla concorrenza.

La conclusione la trae Tiziana Medici, portavoce del Coordinamento nazionale No Triv: “Per effetto della recente sentenza della Corte di Giustizia, è quasi certo che verrà aperta una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, a cui seguirà una sanzione milionaria il cui peso verrà scaricato sulle famiglie e sulle piccole e medie imprese”.

Il passaggio però non è così automatico, e molto dipende dalla presenza o meno di una precisa volontà politica dell’UE in merito. I No Triv hanno avanzato da tempo alla Commissione europea la richiesta di aprire una procedura di infrazione riguardo le concessioni in mare, poi sollecitata anche dalla parlamentare europea del GAL Barbara Spinelli, e si sono mossi anche a livello italiano con una diffida al MiSE (rimbalzata). La Commissione non si è ancora pronunciata. Adesso potrebbe avere un motivo in più per farlo.

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