Grande entusiasmo per la Climate Week di New York, nonostante il fattore Trump. Tutti gli occhi sono puntati sulla Cina, tra i maggiori contributori mondiali in termini di emissioni. La transizione verso le fonti di energia pulita sta interessando quasi tutte le principali economie ma tantissime grandi aziende non hanno piani credibili per assicurare la decarbonizzazione.

I relatori riuniti a New York questa settimana per la Climate Week hanno lanciato un messaggio molto chiaro ai leader mondiali: la transizione energetica globale sta già avvenendo e sta avvenendo anche molto rapidamente. L’evento annuale coinvolge politici, attivisti e l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il più alto funzionario dell’ONU per il clima ha aperto l’evento annuale esortando il mondo a trasformare le promesse gesti concreti. “Questa nuova era di azione per il clima deve puntare ad avvicinare la transizione all’economia reale“, così Simon Stiell, Segretario Esecutivo della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico.
Entusiasmo per l’edizione 2025 della Climate Week
Questa è la settimana più intensa dell’anno per New York: il 22 settembre si è aperta l’Assemblea generale delle Nazioni Unite e il 24 Guterres ospiterà il Climate Summit. Sono gli ultimi appuntamenti prima della COP30 di novembre in Brasile. I leader mondiali presenti all’Assemblea Generale saranno sollecitati a intraprendere maggiori sforzi a favore del clima.
I lavori della Climate Week sono iniziati domenica 21 settembre. L’edizione 2025 vedrà un numero record di eventi, quasi mille pianificati, un livello di partecipazione governativa senza precedenti e la più vasta presenza di aziende in 16 anni di storia.
In pochi forse si aspettavano una partecipazione così sentita considerata soprattutto la riluttanza del Governo del Paese ospitante, gli Stati Uniti, a riconoscere il cambiamento climatico e gli avvertimenti della scienza. L’anno scorso, a titolo di confronto, gli eventi della Climate Week erano stati 900. Il maggiore coinvolgimento andrebbe inteso “proprio come antidoto all’atteggiamento dell’attuale Amministrazione statunitense“, ha dichiarato a Reuters l’ex responsabile per il clima delle Nazioni Unite, Christiana Figueres.
Dieci anni fa Figueres ha contribuito alla stesura dell’Accordo di Parigi sul clima. Oggi, però, rispetto al 2015, “la spinta proviene dagli stakeholder, dall’economia reale e dalle forze di mercato“, ha spiegato l’ex Segretario Esecutivo. Non dai Governi, quindi. L’azienda svizzera Climeworks, ad esempio, specializzata nella cattura del carbonio, ha prenotato un numero di eventi quasi quattro volte superiore rispetto al 2024. “Continuiamo a riscontrare un aumento della domanda per la rimozione del carbonio. L’interesse da parte dei vertici aziendali è più grande che mai“, ha commentato il co-amministratore delegato, Christoph Gebald.
Alcuni Membri del G20, come Regno Unito, Giappone e Australia, hanno già annunciato nuovi piani per il clima, o meglio, i cosiddetti Contributi Determinati a Livello Nazionale (NDC). Si prevede che altri Paesi lo faranno nel corso di questa settimana, in primo luogo la Cina. L’Accordo di Parigi prevede infatti che gli impegni climatici siano aggiornati ogni 5 anni. La scadenza cade nel 2025 e, affinché la cooperazione climatica abbia davvero senso, è necessario che tutti gli Stati presentino il loro NDC. L’Unione Europea, tuttavia, sta ancora faticando a trovare un accordo tra i suoi Membri, avendo mancato il termine per la presentazione dei nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni.
Alla Climate Week occhi puntati sulla Cina
John Podesta, ex consigliere per il clima dell’ex Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha detto: “Ci aspettiamo che la Cina si impegni pienamente a rispettare l’Accordo di Parigi, che ha aiutato a elaborare, presentando NDC utii a tracciare un percorso davvero credibile verso l’obiettivo di emissioni nette zero prima del 2060“.
La Repubblica Popolare nel 2025, grazie alle rinnovabili, è riuscita a ridurre le emissioni di CO2 nonostante la rapida crescita della domanda di energia. Pechino ha anche dimostrato di saper cogliere le opportunità offerte dalla transizione energetica, come ha ricordato lo stesso Stiell.
Il Segretario ha spiegato al Guardian che alcuni Governi quasi certamente non riusciranno a raggiungere gli impegni climatici necessari a rispettare l’Accordo di Parigi entro la scadenza di questo mese, ma potrebbero ugualmente riorganizzare le proprie economie per raccogliere i vantaggi garantiti da una crescita economica a basse emissioni di carbonio.
Il boom dell’energia pulita è disomogeneo
“La transizione verso le fonti di energia pulita sta interessando quasi tutte le principali economie“, ha affermato ancora Simon Stiell, aggiungendo che nel 2024 questo processo ha raggiunto una spesa di 2mila miliardi di dollari. “Questo boom, tuttavia, è disomogeneo. – ha avvertito – Gli enormi benefici che comporta la transizione non sono condivisi da tutti. Nel frattempo, i disastri climatici colpiscono ogni economia e società con sempre maggiore intensità. Per questo motivo dobbiamo accelerare il processo“.
Grandi aziende non allineate agli obiettivi di decarbonizzazione
La diplomazia è fondamentale alla cooperazione internazionale in materia di clima, dal momento che moltissime grandi aziende sembrano non avere piani credibili per assicurare la transizione. In base a un’analisi del TPI Global Climate Transition Centre della London School of Economics and Political Science, Il 98% delle grandi aziende mondiali non ha ancora reso noti i piani per trasferire i capitali dalle attività ad alta intensità di carbonio ad altre meno inquinanti o per allineare la spesa ai propri obiettivi di decarbonizzazione a lungo termine. Ecco perché la sfida non solo della Climate Week è “garantire che individui e istituzioni si uniscano e trovino un nuovo modo di cooperare contro le minacce comuni“, ha commentato Rajiv Shah, presidente della Fondazione Rockefeller.
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